Clonazione, Coldiretti: «solo 1 su 10 dice si a pecora Doly nel piatto»

Se la netta contrarietà dei consumatori americani ha costretto le principali industrie alimentari statunitensi come la Dean Food ad impegnarsi formalmente a non utilizzare il latte
prodotto da mucche clonate, secondo un sondaggio in Italia meno di uno su dieci (8 per cento) ritiene che la scienza abbia dimostrato che questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli
altri ed è quindi necessario consentirne la vendita senza alcun tipo di indicazione.

E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base di un sondaggio on line sul proprio sito, nell’annunciare per voce del presidente Sergio Marini che «siamo pronti ad una forte mobilitazione
per impedire che arrivi sulle tavole una allucinante realtà di cui né le imprese, nè i consumatori europei avvertono certamente il bisogno».

Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di una azione resa urgente dopo la pubblicazione del progetto di parere dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che sostiene che
non ci sono differenze in termini di sicurezza per questi alimenti che presentano componenti nutrizionali nella normalità rispetto a quelli ottenuti dagli altri animali, dando un
sostanziale via libera alla vendita di latte e carne provenienti da maiali e mucche clonate e dalla loro progenie.

Se dal progetto di parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), sul quale è stata aperta una consultazione ma che si allinea con preoccupazione nei tempi e nei
contenuti a quello della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, è arrivato un sostanziale via libera scientifico alla vendita di latte e carne e formaggi provenienti da animali
clonati o da loro progenie, secondo una indagine descrittiva on line condotta sul sito www.coldiretti.it si evidenzia che una netta maggioranza del 55 per cento è fortemente contraria
alla quale si aggiunge – continua la Coldiretti – ben il 36 per cento dei rispondenti che chiede una etichettatura obbligatoria in Italia e in Europa che permetta ai consumatori di distinguerli
mentre solamente l’8 per cento ritiene che la scienza abbia dimostrato che questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli altri ed è quindi necessario consentirne la vendita senza
alcun tipo di indicazione.

Secondo la Coldiretti, la commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte
dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi. Per questo la Coldiretti auspica che
al pari di quanto avvenuto negli Stati Uniti anche i grandi gruppi dell’industria alimentare nazionale si impegnino formalmente a non utilizzare prodotti derivanti da animali clonati anche
adottando le necessarie precauzioni nei confronti delle importazioni.

E contemporaneamente – annuncia la Coldiretti – viene avviata una capillare azione di mobilitazione nelle Regioni, in Italia ed in Europa durante la consultazione avviata dall’Efsa sul progetto
di parere che si concluderà il 25 febbraio per arrivare alla pubblicazione di un parere definitivo a maggio per rispondere alla Commissione europea che nell’aprile 2007 «ha chiesto
di valutare sotto il profilo scientifico la sicurezza alimentare e al Gruppo europeo sull’etica di aggiornare il loro parere sulla tecnica della clonazione che si prepara a uscire dai confini
della semplice ricerca».

Il progetto di parere elaborato dal Comitato scientifico dell’Efsa, su richiesta della Commissione Europea – evidenzia la Coldiretti – non affronta infatti aspetti etici di competenza del
Gruppo Europeo sull’etica e si limita a considerazioni relative alla clonazione di mucche e maiali escludendo per il momento altri animali come capre e pecore nonostante sia stata proprio la
pecora Dolly (1996), nata undici anni e morta con preoccupanti problemi di salute, il precursore degli animali clonati. Si sostiene peraltro – continua la Coldiretti – che nonostante morti e
malattie negli animali clonati siano significativamente piu’ alti di quelli dei altri animali, la tecnica della clonazione puo’ essere usata con successo in bovini e maiali con la percentuale
delle malattie che è destinata a diminuire con progressi tecnologici mentre non si riscontra alcun impatto ambientale. Secondo il progetto di parere dell’Efsa – riferisce la Coldiretti –
i tassi piu’ elevati di malattie e morti riscontrati negli animali clonati non devono preoccupare perché gli animali «non conformi» sono destinati ad essere scartati dalla
catena alimentare mentre non preoccupa neanche la piccola dimensione dei campioni utilizzati negli studi di clonazione.

L’autorizzazione della Food and Drug Administration (Fda) – riferisce la Coldiretti – prevede la libera circolazione degli alimenti frutto delle clonazioni come carne, latte e formaggi che non
dovranno essere distinti dagli altri con etichette particolari. Una evidente dimostrazione che occorre intervenire al piu’ presto con una adeguata regolamentazione per escludere che – sostiene
la Coldiretti – latte, formaggi e carne arrivino inconsapevolmente nel piatto dei cittadini. La clonazione – conclude la Coldiretti – riguarda già molti animali da allevamento e, tra
l’altro, è stata annunciata recentemente la clonazione «stabile» di un maiale per quattro generazioni dal genetista giapponese Hiroshi Nagashima dell’Università Meiji
di Tokyo, mentre sperimentazioni sono state effettuate anche in Italia con il toro Galileo (1999), la cavalla Prometea (2003) e anche un muflone selvatico.

CON RIFERIMENTO ALLA VENDITA DI CARNE, LATTE E FORMAGGI DI ANIMALI CLONATI…
? 55% E’ necessario che l’Italia e l’Europa proibiscano sempre questa eventualità
? 36% E’ necessario che l’Italia e l’Europa istituiscano una etichettatura obbligatoria che consenta ai consumatori di distinguerli
? 8% E’ necessario che l’Italia e l’Europa consentano la vendita di questi alimenti senza alcun tipo di indicazione specifica poichè la scienza ha dimostrato che sono perfettamente
equivalenti agli altri
? 1% Non sono in grado di dare una risposta

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