Clima, Coldiretti: il 2007 sul podio per il caldo ma crollano i raccolti
6 Dicembre 2007
Con una riduzione record dei raccolti per olio (-17 per cento), vino (-12 per cento), frutta e agrumi (-5,4 per cento) il caldo record del 2007 si è fatto sentire sulla produzione
agricola Made in Italy, è quanto afferma la Coldiretti nell’evidenziare gli effetti sulle coltivazioni del clima nel 2007 che per l’Italia si posiziona al terzo posto nella classifica
degli anni più caldi degli ultimi due secoli secondo l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna (Isac-Cnr).
Complessivamente le coltivazioni vegetali fanno registrare – precisa la Coldiretti – un calo di produzione medio del 4,4 per cento nel 2007 secondo le proiezioni Ismea dopo che sia l’inverno
che la primavera avevano fatto segnare i rispettivi primati stagionali degli ultimi 200 anni per l’elevata temperatura mentre l’estate si era classificata per il caldo nella top ten dei due
secoli mentre l’autunno è stato abbastanza freddo. Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di una situazione che anticipa gli effetti che i cambiamenti climatici strutturali possono
provocare sulla competitività del Made in Italy che fonda buona parte del suo successo sul territorio e la buona cucina.
L’aumento delle temperature provoca infatti anche la migrazione dei prodotti tipici verso nord con un processo che è in realtà in Italia si sta già verificando un
significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi, le prime arachidi che sono state raccolte
nella Pianura Padana dove si coltivano grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta. Ma i cambiamenti climatici in corso si manifestano anche – sottolinea la Coldiretti – con
la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense, un maggiore rischio per gelate tardive, l’aumento dell’incidenza di infezioni
fungine e dello sviluppo di insetti come le cavallette e la riduzione della riserve idriche.
Si tratta di processi – continua la Coldiretti – che rappresentano una nuova sfida per l’impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla
gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. Un impegno che va accompagnato – conclude la Coldiretti – da una maggiore decisione nel raggiungimento degli obiettivi fissati per il
nostro paese dal protocollo di Kyoto anche con lo sviluppo di alternative energetiche che l’agricoltura italiana può offrire.




