Cia Umbria: per un'agricoltura competitiva il futuro è la qualità

«Qualità dei prodotti e marchi europei per una maggiore tutela dei consumatori, un’identità del territorio ed una valorizzazione delle produzioni» è il tema
affrontato il 25 gennaio scorso a Castiglione del Lago nella terza conferenza organizzata dalla Cia dell’Umbria nell’ambito di «Agripolis» (AgrIcultural Policy Information &
Society) il progetto finanziato dalla Commissione Europea e promosso dal Centro di Istruzione professionale agricola e assistenza tecnica della Cia dell’Umbria nel quadro del programma
«Sostegno a favore di azioni di informazione nel settore della politica agricola comune».

Olio, carne, salumi, formaggi… in Italia sono oltre centosessanta i prodotti che, certificati da un marchio europeo, attestano la tipicità delle produzioni. Ebbene, rafforzare sempre
di più lo stretto collegamento tra produzioni agroalimentari e territorio di provenienza, come strumento di tutela e garanzia per produttori e consumatori è per la Confederazione
Italiana Agricoltori dell’Umbria la direzione da seguire anche nella nostra regione per un’agricoltura davvero competitiva e di qualità.

Attualmente in Europa le Dop e Igp registrate sono 776 e in questa classifica l’Italia consolida, con ben 165 registrazioni, una leadership continentale d’assoluto rilievo. In Umbria vi sono
sei prodotti che hanno ottenuto il riconoscimento comunitario: il Vitellone bianco dell’Appennino Centrale, il Pecorino Toscano, l’Olio d’Oliva dell’Umbria, il Prosciutto di Norcia, i Salamini
italiani alla cacciatora, la Lenticchia di Castelluccio di Norcia.

L’incontro è stata l’occasione per fare il punto, insieme a numerosi esperti, su alcuni aspetti del tema in discussione. Massimo Felici (segretario dell’Ambito integrato Trasimeno,
Perugia, Bastia, Todi e Marsciano) ha introdotto i lavori partendo da un’analisi sull’evoluzione del ruolo dell’agricoltura, del concetto di multifunzionalità. «Oggi al settore
primario -ha detto Felici- si chiede l’assunzione di nuovi impegni: prodotti sani per l’uomo e per l’ambiente. Si chiedono alimenti tipici, tradizionali di un’area, e non standardizzati. Su
questo concetto si basano le norme sulla protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle specialità tradizionali garantite oggi disciplinati dai due
Regolamenti CE 509 e 510 del 2006». Felici ha ripercorso i passaggi salienti della normativa europea dei marchi e della loro protezione, anticipando poi il tema affrontato da tutti gli
altri relatori, quello del rapporto tra tipicità e futuro dell’agricoltura italiana nel mercato mondiale. «Se come sostenuto in tutti i dibattiti, il futuro della nostra
agricoltura si gioca sulla qualità e sulla tipicità delle produzioni, appare evidente come i marchi comunitari rappresentino un’importante opportunità da cogliere».

Una leadership di cui ha parlato Laura Marisa La Torre, direttore generale della Qualità dei prodotti agroalimentari del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
«Sebbene le produzioni tipiche siano importantissime per il nostro Paese -ha detto- non dobbiamo però banalizzare il sistema chiedendo tanti riconoscimenti in una sorta di corsa
alle Dop. Il rischio infatti è di inflazionare il sistema. A mio avviso le produzioni di qualità rappresentano la nostra punta di diamante, da difendere con il massimo delle
energie, saranno loro a fare da traino a tutte le altre produzioni. Non basta però registrare un prodotto occorre la sua promozione e tutela. In questo ambito un ruolo fondamentale
è svolto dai consorzi di tutela».

I prodotti Dop e Igp -è emerso dall’incontro- rappresentano ormai nella mente dei consumatori una garanzia assoluta di qualità e tracciabilità. Lo dimostrano i dati sui
consumi dei prodotti a qualità certificata che sono in costante crescita. Luciano Concezzi, responsabile Area innovazione e ricerca 3A Pta dell’Umbria ha parlato dei dati Ismea riferiti
ai consumi degli ultimi 4 anni dei prodotti a marchio affermando che:«I prodotti tipici, anche della nostra regione, tengono e su questi deve puntare l’agricoltura, nonostante le
difficoltà congiunturali, come la riduzione del potere d’acquisto».

Meno ottimista su questo punto Rosario Trefiletti, presidente nazionale Federconsumatori. «Le famiglie italiane hanno sempre visto con positività il fatto di poter usufruire dei
prodotti di qualità. Purtroppo in questi ultimi anni questo andamento positivo si è ribaltato, peggiorando non solo la qualità della vita delle famiglie ma andando ad
incidere anche sulle imprese che necessitano di risorse per fare investimenti tecnologici vista la complessa competizione del mercato internazionale».

All’incontro erano presenti anche Ugo Abbagnano Trione, valutatore politiche comunitarie Cogea Spa che ha rimarcato la necessità, per confrontarsi sul mercato europeo alla luce della
riforma della Pac (Politica agricola comune)sia necessario puntare sulla qualità e Luciano Giacchè, Direttore Ce.d.r.a.v., il Centro per la documentazione e la ricerca
antropologica in Valnerina e nella dorsale appenninica.

La conferenza è stata conclusa dal presidente della Cia Umbria Antonio Sposicchi che prima di entrare nel merito ha stigmatizzato la crisi politico-istituzionale che sta vivendo in
questo momento il nostro Paese.

Sposicchi, che ha moderato l’incontro, ha sottolineato, nelle considerazioni conclusive, l’importanza della qualità per l’agricoltura regionale e comunitaria nel mercato globale.
«Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per giocare la carta della qualità delle produzioni ma bisogna farlo affrontando il confronto con i mercati mondiali e dobbiamo tener
conto di un contesto economico sociale caratterizzato da un minor potere di acquisto da parte di una fetta importante della popolazione. La complessità delle questioni richiede da parte
della rappresentanza agricola di poterle affrontare facendo un po’ di chiarezza al proprio interno innanzitutto consapevolizzando il ruolo e le funzioni della rappresentanza dei produttori a
partire dal ruolo che essi devono e dovranno svolgere nel presente e nel futuro all’interno dei Consorzi di Tutela.

In tema di rapporti con i consumatori, la Cia Umbria -ha evidenziato Sposicchi- assegna notevole importanza al ruolo che può svolgere la cosiddetta «filiera corta». La
vendita diretta, con la realizzazione in alcune città di mercati gestiti direttamente dai produttori, ne è un valido esempio e al riguardo la Cia si è attivata per definire
una convenzione con l’Anci regionale, in quanto sono i comuni che dovranno disciplinarne localmente il loro funzionamento.

Il progetto Agripolis farà tappa il 4 aprile prossimo a Gubbio e il 16 maggio, per la giornata conclusiva, a Perugia.

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