Calderisi: «La legge non impone l'inserimento dei simboli su una sola riga»

By Redazione

«Le schede elettorali per il voto di domenica e lunedì prossimi possono essere modificate nella loro grafica, a legislazione vigente e senza creare disparità».

Lo ha dichiarato all’ADNKRONOS Peppino Calderisi, esperto di meccanismi elettorali e candidato alla Camera con il Pdl in Puglia. «Innanzitutto – ha spiegato il nostro Calderisi – i
simboli delle singole liste presenti nella scheda elettorale andrebbero distanziati di almeno 3 centimetri l’uno dall’altro. Del resto, la legge non impone che tutti i simboli insistano su una
singola riga, ma possono benissimo essere suddivisi in tre righe. In secondo luogo, manca nella scheda un riquadro piu’ grande al cui interno potrebbero trovare posto, anche in questo caso
adeguatamente distanziati gli uni dagli altri, i simboli delle liste coalizzate. In questo caso, la linea del riquadro grande dovrebbe avere un tratto più leggero rispetto a quello del
singolo simbolo.

In terzo luogo, il governo dovrebbe chiarire, attraverso una circolare ministeriale, ma meglio ancora attraverso un decreto legge, i criteri interpretativi del voto, per esempio spiegando che
si considera valido il voto espresso con il segno tracciato dall’elettore nel punto in cui si incrociano le due linee della ‘x’ o della croce apposte sul simbolo scelto. Questo chiarimento
servirebbe ad evitare contestazioni che invece rischiano di esserci il 13 e 14 aprile prossimi. Anche perché, in queste elezioni la vera novità e’ rappresentata proprio dai
soggetti politici unitari che nel 2006 non c’erano. Due anni fa, era impensabile che l’elettore tracciasse un unico grande segno su tutti i simboli presenti nella scheda, mentre questa volta il
rischio di errore, soprattutto per la insensata ed eccessiva vicinanza tra i simboli, e’ molto più grande».

«La novità rappresentata dai soggetti politicii unitari e’ il centro della comunicazione politica di queste elezioni. E’ una questione troppo importante per essere ignorata dal
ministero dell’Interno». Ne’ Calderisi accetta il ragionamento secondo il quale modificando le schede elettorali si creerebbe una disparità tra gli italiani residenti nel nostro
Paese ma che hanno già votato all’estero perché impegnati fuori dai confini nazionali (come i militari), «perché le schede utilizzate da questi nostri connazionali
sono comunque conformi alla legge vigente. Sarebbe poi importante una correzione della comunicazione dei mezzi di informazione, soprattutto quelli televisivi, sulle modalità del voto: e’
assurdo che negli spot si faccia vedere una scheda in cui i simboli sono elencati in ordine verticale mentre nella scheda elettorale ‘vera’, quella con cui andremo a votare, i simboli sono
posizionati secondo un criterio orizzontale. I tempi, per quanto ristretti, per modificare graficamente le schede ci sono. E’ necessario tuttavia che vi sia anche la volontà politica di
farlo, superando strani irrigidimenti burocratici. Se tale volontà politica non dovesse manifestarsi, allora si potrebbe legittimamente essere indotti a pensar male».

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