Assolatte: il lattiero caseario si conferma punta di diamante del mangiar bene italiano

Si è riunita il 25 giugno, a Milano, l’Assemblea dei soci di Assolatte, l’organizzazione che rappresenta le imprese che lavorano latte, burro, formaggi e yogurt in Italia e che
raggruppa più del 90% del fatturato industriale del settore.

Di fronte ai rappresentati e ai manager delle più belle realtà imprenditoriali del settore, il presidente Ambrosi ha riassunto i fatti salienti del 2007. Tra questi,
il Presidente ha ricordato l’improvviso cambiamento dei mercati internazionali e l’altrettanto improvviso aumento delle quotazioni mondiali delle commodities, fenomeni che hanno messo a dura
prova la capacità di reazione del sistema lattiero caseario europeo.

“Il terremoto dei prezzi che ha interessato cereali, soia e prodotti a base di latte – ha commentato Ambrosi – ha sorpreso tutto il sistema lattiero caseario europeo. Le quotazioni sono
cresciute in modo esponenziale ed hanno toccato livelli impensabili solo pochi mesi prima. Tutti i derivati del latte hanno subito forti aumenti ed hanno costretto le imprese a rivedere
strategie di vendita e listini. Ciò ha inciso in modo negativo sui consumi ed innescato un trend difficile da modificare”.

Ma, come ha potuto testimoniare lo stesso Garante per la sorveglianza dei prezzi, Antonio Lirosi, non si è trattato di un fenomeno speculativo bensì di un cambiamento
degli equilibri internazionali.

L’industria italiana ha agito in modo corretto. Assolatte e le imprese di trasformazione, infatti, hanno risposto immediatamente al grido di aiuto del mondo agricolo, hanno rivisto gli accordi
e i contratti in essere, concesso gli aumenti richiesti dagli allevatori e hanno limitato – per quanto possibile – gli aumenti sui propri listini, agendo da veri e propri ammortizzatori
sociali.

“Nel momento della massima emergenza, abbiamo operato con massimo giudizio e cercato di creare nuovi e più maturi rapporti con il mondo agricolo – ha continuato Ambrosi. I nostri
tentativi, però, si sono scontrati con chi non ha capito il nostro impegno per un dialogo costruttivo, si è arroccato su posizioni difensive rifiutando nuovi sistemi di
fissazione del prezzo market oriented, ha risposto con manifestazioni e offese ai nostri innumerevoli tentativi di dialogo”.

Questo non ha fermato le imprese lattiero casearie italiane, che hanno comunque tenuto ben dritta la barra del timone e ottenuto risultati importanti.

Anche nel 2007, infatti, il settore lattiero caseario italiano ha confermato di essere punta di diamante del mangiar bene italiano.

“Siamo al primo posto per fatturato (14,3 miliardi di euro) e medaglia di bronzo per le vendite all’estero (quasi 1,5 miliardi di euro) – ha continuato il Presidente. Risultati di assoluto
rilievo nel palmares delle Olimpiadi del food made in Italy, risultati che ci esortano ad andare avanti per la nostra strada. E’ però necessario intervenire per la semplificazione,
per un sistema fiscale più equo e meno penalizzante per chi reinveste i propri utili, per limitare la burocrazia. In sintesi ci vuole maggiore attenzione e sensibilità
per chi fa impresa”.

I formaggi italiani sono sempre più apprezzati in ogni parte del mondo. Se solo pochi anni fa, avevamo ritenuto eccezionale superare le 200.000 tonnellate di vendite fuori confine,
con l’aumento dello scorso anno ( 3,4%) ci siamo avvicinati ad ampie falcate alle 250.000 tonnellate.

Oggi, circa un quarto della produzione casearia nazionale è destinato ai mercati esteri e quasi il 40% del latte lavorato dalle nostre aziende serve a produrre formaggi che
lasciano l’Italia per diventare bandiera e fiore all’occhiello del nostro paese.

“Chi prova i formaggi fatti dalle nostre aziende difficilmente torna indietro – ha concluso Ambrosi. Lo dimostra la crescita continua e costante delle nostre esportazioni e il successo che i
gioielli della tradizione casearia mietono sulle tavole di chiunque abbia la fortuna di provarli almeno una volta.”

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