Antùrn a n’Oich – Ricordi del passato di Acqui Terme in dialetto acquese by Pinein du Lubert

Antùrn a n’Oich  – Ricordi del passato di Acqui Terme in dialetto acquese by Pinein du Lubert

By Giuseppe

Con “Antùrn a n’Oich – Intorno ad Acqui Terme” Pinèin anticipa un tema di grande attualità: il “Valore del paesaggio”.

Antùrn a n’Oich in dialetto acquese – Ricordi del passato nella campagna di Pinein du Lubert ad Acqui Terme

Acqui Terme,   26 gennaio  2025

 

Antùrn a n’Oich

Prefazione di Fulvio Viotti*

Con “Intorno ad Acqui Terme” Pinèin anticipa un tema di grande attualità: il “Valore del paesaggio”.
Oggi si parla di “cultura del paesaggio” riconoscendone l’importanza sia economica, come attrattivo per il turismo, sia come Patrimonio dell’Umanità e preziosa ricchezza per il benessere psico-fisico della collettività.
Qui Pinèin descrive il paesaggio che faceva cornice alla città di Acqui Terme nei decenni tra le due Grandi Guerre, quando veniva ancora definita ” la perla del Monferrato” e poi fino ai primi anni ’60 del ‘900.

Frutto degli enormi sacrifici di un’Agricoltura eroica era il paesaggio incantevole di una campagna finemente curata, con i vigneti che facevano da suggestiva corona alle aspre colline del circondario, un paesaggio che contribuiva a rendere Acqui Terme meta ambita di un qualificato turismo termale.

Poi la progressiva decadenza volutamente sottaciuta da Pinèin che invece suggerisce, proponendo di mantenere vivo il ricordo di quelle persone umili che tanto fecero per la gloria di Acqui, una lettura alternativa della Storia. Quella Storia, insegnata nelle scuole, che ricorda ampiamente i personaggi più nefasti per l’Umanità ( Hitler, Stalin.. e via via indietro nel tempo, un lungo elenco di criminali!) e più marginalmente o per nulla inventori, scienziati..ma anche persone comuni, che nel corso dei secoli con intelligenza, passione e sacrificio hanno reso meno difficile l’esistenza per l’Umanità. Nella Storia di Acqui Terme si ricorda che il suo primo insediamento, CARÌSTO, fu raso al suolo nel 173 a.C. dal console Marco Popilio Lenate, uccisi 10.000 abitanti e tratti in schiavitù i rimanenti con così tanta ferocia da indignare il Senato Romano; invece nulla si sa di chi progettò e costruì l’Acquedotto Romano di cui alcuni suoi archi resistono ancora dopo 2.000 anni!
Certo, mantenere memoria storica delle atrocità del passato dovrebbe essere la miglior garanzia affinché non si ripetano più gli stessi errori; ma ciò nonostante egoismo, cattiveria e violenza sono tristemente attuali, quasi che nel ricordare il passato molti subiscano il fascino del male.

Si dice che ciascuno muore due volte, la prima quando avviene la morte fisica, la seconda, definitiva, quando viene pronunciato per l’ultima volta il suo nome.
Forse, nella speranza di un Mondo migliore, sarebbe utile riflettere su a chi? la Storia dovrebbe concedere, con la memoria, una sorta di immortalità e chi invece lasciare più in ombra nel limbo dell’oblio; Pinèin non aveva dubbi.

*Fulvio Viotti

Fulvio Viotti, il figlio di Pinein du Lubert, con un lavoro certosino ha raccolto gli scritti del suo papà per lasciare testimonianze di un tempo ormai passato che non tornerà mai più.
Un rispettoso omaggio ad un Uomo -come dice Fulvio- che è stato genitore, guida, amico, collega di lavoro… cercando di interpretarne il pensiero e gli insegnamenti che si possono trarre. La società in cui viviamo è proiettata verso un mondo dove i Valori -di noi che abbiamo i capelli bianchi- si stanno perdendo e avanza sempre più l’adorazione al Dio Denaro.
Si sta perdendo la Famiglia, quella formata da padre maschile e madre femminile, con figli; non c’è più il rispetto per gli anziani; non si può più palare di sano campanilismo, di  bandiera, di orgoglio nazionale… Un nostalgico? Forse sì! Ma solo di un passato che si basava su sani principi, su regole, su modelli di vita sostenuti da Valori Umani. Non dimentichiamoci che il diritto alla libertà di ognuno di noi è tale finché non si invade quella di un altro.
Giuseppe Danielli

Antùrn a n’Oich
Acqui Terme e dintorni

Vigne amplacòie contra ai brìch

andùa ch’i àn ss-ciapò u tùff con mòsa e pìch

d’Invèrn, se anche l’éra di pe crì,

e ssele e frègg crepòvo màn e dì.

Pèina ch-l’amnìva gìsta la stagiòn

i piantòvo el vilette nove d’an snugiòn

e i ie quatòvo col màn ed tèra fèina

per riparèie da u ssele e da la brèina.

Vigne che a forsa ed bròss i piantòvo i pò

tacàndie i faramèin ticc bèn tirò,

i agliòvo d’avsèin cone e caròse

per tene se bèn drìcc reisòn e puòse.

Vigne che i piòvo l’eua d’ant u ‘riàn

per dè el verdaròm au sulidmàn,

scàuss e con dù tole apèiss an bòso

la seira prima, anche pe stanch che ‘n òso,

‘ss rampgnòvo se pian pian da cui santé

tenìndse da ‘n pò a l’òter per restè an pé,

schisò da la sperànsa ed pudèi calè

in de cariò d’iua ch-la i fòva andè.

Vigne con tancc filògn bèn urdinò

che an gìr ai noster brìch i-iòvo piantò,

con tanta gròsia che antùrn a cul culèine

i smiòvo curònne an testa a del regèine.

Vigne amplacòie contra ai brìch

i son ricòrd pasò ‘d in temp antìch,

quande che ai Terme ‘d Oich tancc i rivòvo

e per fèse bèn chirè in po i ‘ss fermòvo,

piasìndie ‘d la sitò cul bèl cuntùrn

ch’u i fòva la campògna titt antùrn. 

Adèss us vugh rivè pe nein sgnuròn

e dampartìtt antùrn triònfo i buslòn,

u iè stò el prugrèss!… lasùma piro stè,

cui temp ‘d anlùra adèss u ‘bso dabòn smentiè.

Ma in ricòrd ‘d anlùra bsugnrèisa ancùr salvè,

‘d cui ome ed cul done ch’is son dòi tant dafè

e travaiànda tant la so vita i àn fristò

per regalè a n’Oich richéssa e beltò.

 

  

di Viotti Giuseppe
(Pinein du Lubèrt … avei  pasiensa sa digg la mia)

Pinein du Lubert

 

 

 

 

 

 

 

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