Accertamento del 30% dei soggetti svantaggiati presenti in una cooperativa

D: Ai fini dell’accertamento della percentuale del 30% dei soggetti svantaggiati presenti in una cooperativa per far sì che questa mantenga la caratteristica di cooperativa sociale di
tipo b) e quindi la possibilità di accedere alle varie agevolazioni contributive, volevo sapere se ai fini del rispetto del parametro percentuale (30%) sia legittimo, in sede di
accertamento, tenere conto dell’andamento almeno annuale di detta percentuale.

R: La sussistenza della condizione della citata percentuale del 30% è particolarmente rilevante, in quanto conferisce alla cooperativa sociale la possibilità di accesso a benefici
fiscali e ad altre peculiari agevolazioni, come la totale esenzione contributiva e la possibilità di stipulare convenzioni con enti pubblici per attività diverse da quelle
socio-sanitarie ed educative (artt. 4, comma 3, e art. 5, L. n. 381/1991).
A tale riguardo il Ministero del lavoro ha risposto ad un interpello del 3 marzo 2008, n. 4 chiarendo che non esistono disposizioni normative o amministrative sullo specifico aspetto relativo
alla sussistenza necessariamente permanente del predetto requisito percentuale. Ma allora le cooperative sociali come devono comportarsi?

Secondo il suddetto Ministero il problema nasce quando, a fronte di determinate esigenze produttive, la citata percentuale non può essere soddisfatta nell’ambito di un determinato
periodo, fermo restando il rispetto della percentuale come media in un arco temporale più ampio. Peraltro le oscillazioni della dimensione quantitativa dell’organico della cooperativa
sono assolutamente fisiologiche.
L’art. 22 del D.Lgs C.p.S del 14 dicembre 1947, n. 1577, aveva disposto che il venir meno del numero minimo legale di soci non comporta l’immediata messa in liquidazione della società,
in quanto consente la reintegrazione del numero minimo legale entro il termine di un anno.

L’art. 37 del CCNL il quale, con riguardo alla disciplina contrattuale relativa alle procedure di cambio gestione, con particolare riferimento ai contratti di appalto, prevede l’acquisizione
del personale già occupato nelle medesime mansioni da parte dell’appaltatore subentrante: ciò implica che il rispetto del limite percentuale del 30%, ove inteso in senso rigido,
comporterebbe la irragionevole conseguenza della mancata possibilità di conservazione del rapporto di lavoro dei lavoratori interessati o l’obbligo di assumere altro personale
svantaggiato, ancorché non necessario, al fine di ristabilire il predetto rapporto percentuale.
Secondo il Ministero molte Regioni hanno previsto nella propria legislazione un periodo entro il quale è possibile il mantenimento di una percentuale inferiore al 30% senza che da
ciò consegua lo scioglimento della società, purché la percentuale venga comunque ristabilita prima della scadenza del previsto periodo.
Peraltro, anche l’ordinamento statale, in ordine ai profili dimensionali delle aziende, assume come parametro generale la media annuale dei lavoratori in forza.
E quindi sembra corretto, per la valutazione del rispetto del limite minimo del 30% di persone svantaggiate, riferirsi come parametro generale la media annuale dei lavoratori in forza.

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