Crisi, un orto ci salverà

Crisi, un orto ci salverà

By Redazione

Come spesso accade, tutto iniziò Oltreoceano.
Recentemente,Detroit fu ferita dalla bolla dei subprime. Il 25% della popolazione si trovò disoccupata. La classe media fu devastata: le villette, simbolo del benessere, furono sottratti
agli insolventi e vendute per pochi spiccioli.

Per uscire dall’abisso (economico e morale) gli americani si rivolsero all’agricoltura urbana. Spazi abbandonati divennero orti comunitari, fonte di cibo economico ed a buon prezzo.

Ma anche abbondante. Per gli esperti FAO, un orto di un metro quadrato ben coltivato può produrre 30 chili di pomodori all’anno, 36 cespi di insalata ogni due mesi e cento cipolle ogni
quattro mesi.

Visto il successo, gli orti comunitari (community garden) arrivarono anche in Europa e nel resto del mondo.
Sono abbondanti a Londra e Berlino: il prodotto principe sono gli ortaggi, fatti crescere tramite compost di rifiuti organici, riducendo così il problema spazzatura.
A Tokio, gli orti in città vengono sovvenzionati e qualcuno vuole renderli obbligatorie per le nuove case.

L’onda è arrivata anche in Italia. Al fenomeno è stata dedicata un’indagine Istat. In base al rilevamento, l’orto di città piace al 42% dei cittadini. Attualmente, un
milione degli italiani ne possiede già uno, ed altri cinque milioni lo hanno inserito nella lista dei desideri.

E, come nel resto del mondo, le autorità si muovono. Esempio migliore il Comune di Sesto San Giovanni. Alleata con Italia Nostra, la città ha messo in agenda orti finanziati con
gli oneri di urbanizzazione di una lottizzazione.

Matteo Clerici

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