Anteprima Mac Frut 2011, Paolo Bruni al Summit Europeo dell’Ortofrutta: insieme con più qualità, più export, più comunicazione
5 Ottobre 2011
Cesena 4 ottobre 2011
Seguiamo il Cav. Bruni da qualche anno e lo sentiamo snocciolare dati su produzione e consumo di frutta e ortaggi. Da buon romagnolo è aperto e cordiale con tutti e non fa pesare la sua
grande autorevolezza e la sua popolarità, grazie alle frequenti presenze anche in varie trasmissioni TV.
E’ amico di tutti ed è onnipresente nelle manifestazioni che in qualche modo riguardano i prodotti ortofrutticoli ed il mangiare sano a vantaggio della salute, in particolare dei nostri
giovani che non sanno più cosa significhi nutrirsi bene.
Nel suo intervento di oggi, al Summit sull’ortofrutta organizzato dal CSO, Paolo Bruni non si è limitato a parlare di mele o di patate ma ha messo l’accento su considerazioni più
generali ben più profonde che hanno tenuto gli astanti attaccati alle loro poltrone, molto attenti .
La crisi non è solo dei nostri coltivatori ma è una crisi che tocca la coscienza di ognuno di noi. E solo noi, individualmente coscienti ma coesi e remando tutti dalla stessa
parte, potremo sconfiggerla e guardare al futuro con più serenità.
In poche decine di anni siamo usciti da guerre guerreggiate da eserciti armati ad una guerra dei nervi dove a soccombere sono i valori ed i sani principi delle persone.
Da una economia di produzione e consumo, con grande propensione al risparmio, siamo passati ad un’economia di consumi sfrenati e soddisfacimento di “bisogni non più primari ma ritenuti
tali dal nostro cervello”, secondo un bisogno percepito che ci ha portato a vivere di debiti: “questo bene mi serve ora, non posso farne a meno, mi inbebito ma devo soddisfare questa voglia…
qualcuno poi pagherà”.
Oggi tutti gli Stati sono indebitati e siamo arrivati alla resa dei conti. Le banche, che sono i maggiori responsabili insieme ai guru della disastrosa strategia messa in atto, continuano a
“spalmare” su ognuno di noi i loro debiti, e così fanno i politici, restii a rinunciare ai loro inspiegabili privilegi ma è giunto il momento di guardarci dentro e iniziare
l’inversione di rotta per recuperare quei valori sani in estinzione, quelli che una volta aveva il “buon padre di famiglia”.
Giuseppe Danielli
Newsfood.com
INTERVENTO DI PAOLO BRUNI AL SUMMIT EUROPEO DELL’ORTOFRUTTA
Cesena 4 Ottobre 2011
Paolo Bruni:
E’ con molto piacere che do inizio al terzo Summit Europeo dell’Ortofrutta, un appuntamento ormai storico a Cesena, organizzato da CSO e dove si incontrano, in anteprima al Macfrut i protagonisti
dell’ortofrutta d’Europa , per discutere sugli andamenti delle produzioni e sulle tendenze di mercato che ci aspettano nei prossimi mesi.
Per introdurre questo importante momento di discussione mi sono guardato indietro ricercando negli anni le problematiche che hanno attraversato il nostro settore.
Dieci anni fa, non c’era intervento politico o economico che non citasse lo spauracchio della globalizzazione. In realtà dieci anni fa la globalizzazione doveva ancora arrivare e noi
stavamo cercando soluzioni per tenere testa a questo grande cambiamento del mondo.
Oggi, possiamo dire che siamo nel pieno del fenomeno globalizzazione, in termini produttivi e in termini finanziari e stiamo vivendo probabilmente la più grave crisi di
sistema che si sia mai verificata in occidente.
Le recenti previsioni sul futuro dell’agricoltura elaborato da OCSE- FAO per il 2011-2020 indicano un forte aumento dei prezzi di cereali e carne + 20-30%.
La produzione agricola globale crescerà meno rispetto al decennio precedente, si registrerà invece un aumento della domanda grazie al miglioramento delle condizioni economiche dei
paesi emergenti. I mercati agricoli saranno caratterizzati da una fortissima volatilità che dipenderà dai cambiamenti climatici con condizioni meteorologiche sempre meno
prevedibili e da fattori di instabilità più generali come l’incremento dei prezzi energetici o i movimenti nei tassi di cambio cui si aggiungono i vincoli al commercio
introdotti da molti paesi.
In questo quadro va a collocarsi il sistema ortofrutticolo europeo, che concentra la sua offerta in particolare nel sud Europa, cioè nelle aree affacciate al Mediterraneo come Italia,
Spagna e Grecia.
E’ chiaro che in un contesto agricolo globale il Sud Europa e l’ortofrutta in esso prodotta rappresentano un localismo, interessando una così ristretta area di
produzione.
Nel mondo, secondo i dati FAO elaborati da CSO si produce 1 miliardo e 600.000 tonnellate di ortofrutta con una crescita nell’ultimo triennio del + 23% rispetto al 2000, per
gli ortaggi e del + 20% per la frutta.
Le produzioni europee di contro,nell’ultimo triennio, sono in flessione rispetto al 2000 con – 4% per gli ortaggi che si attestano sui 65 milioni di tonnellate e – 8% per la frutta che si
attesta sui 61 milioni di tonnellate.
Ma nell’area europea ci sono dei players come l’Italia e la Spagna che detengono ancora la leadership mondiale di produzione. E’ il caso dell’Italia per le pesche e nettarine, per il Kiwi e
per le pere.
Siamo di fronte quindi ad un segmento produttivo agricolo che può venire considerato una nicchia territoriale nel panorama globale ed è chiaro che il ruolo
dell’ortofrutta europea dovrà essere giocato bene sia a livello comunitario che a livello globale.
Sta per essere presentata la nuova PAC e più tardi sentiremo alcune anticipazione dal Commissario Ciolos e da queste condizioni nelle quali ci troviamo a vivere dobbiamo elaborare
strategie per conservare quel ruolo di promo piano sulla produzione ortofrutticola.
Penso che sia determinante e cruciale la propensione all’export per l’Europa . La penetrazione dei nuovi mercati sarà la nostra indispensabile arma strategica e questo dovrà
essere agevolato da un sistema diplomatico politico che ci consenta di varcare mercati fino ad oggi non raggiungibili.
Occorrerà inoltre puntare su una offerta che faccia della qualità assoluta la sua bandiera. favorendo azioni di promozione e comunicazione che sappiano fare apprezzare al meglio i
nostri prodotti.
Una qualità che tenga conto di tutto ciò che significa il “concetto stesso” di qualità:
intendo dire qualità organolettica, sicurezza della produzione, tipicità, norme per la gestione dell’ambiente e della salute dell’uomo.
Si tratta di cose che abbiamo costruito mattone per mattone ma dobbiamo valorizzarle meglio e proporle come un plus assoluto della nostra offerta.
L’altro elemento chiave sarà l’aggregazione nazionale e transnazionale che farà forte l’offerta europea e, da ultimo, vorrei parlare del consumatore, un consumatore europeo oggi
confuso da mille offerte e mille sollecitazioni ma sempre meno propenso all’acquisto.
Dobbiamo aprire un dialogo diretto con il consumatore e questa sarà la nostra sfida, come sistema produttivo organizzato, proponendo azioni di promozione dell’ortofrutta che siano in
grado di fare percepire con forza l’importanza della presenza costante e abbondante della frutta e della verdura sulle tavole d’Europa.
Giuseppe Danielli
Newsfood.com





