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Ferragni, archiviazione penale e sanzione Antitrust: perché l’inganno resta

Ferragni, archiviazione penale e sanzione Antitrust: perché l’inganno resta

By Giuseppe

Assoluzione da un reato e responsabilità verso i consumatori: due piani diversi che non vanno confusi

L’attenzione mediatica sulle vicende penali che coinvolgono Chiara Ferragni, parlando in molti casi di “piena innocenza”, di ipotesi di archiviazione o risarcimenti.


Resta però – dopo la rinuncia al ricorso- la sanzione definitiva inflitta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratica commerciale scorretta.

 

Newsfood.com, 7 febbraio 2026

NOTA DEL DIRETTORE


In questa vicenda, come in molte operazioni di marketing “solidale”, sorge una domanda inevitabile: la beneficenza è davvero il fine principale o diventa, talvolta, uno strumento per sostenere le vendite?

Il consumatore ha acquistato il pandoro a un prezzo sensibilmente più alto, convinto di contribuire a una causa sociale. È legittimo interrogarsi sul reale equilibrio economico dell’operazione: quanto ha fruttato all’azienda per potersi permettere compensi superiori al milione di euro all’influencer?

Al di là delle responsabilità individuali, resta un principio fondamentale: quando si richiama la solidarietà, la trasparenza deve essere totale. Solo così si tutelano davvero i consumatori e il valore autentico della beneficenza. 
PS: Quali sono le regole che per chi (aziende, privati, enti…) opera in questo delicato mondo? Chi, e come, – oltre all’Antitrust- è preposto al controllo di quanto entra e quanto, e come, viene effettivamente donato?  
Giuseppe Danielli


Negli ultimi mesi, il dibattito pubblico attorno al caso “Pandoro Pink Christmas” ha spesso oscillato tra semplificazioni e letture parziali. In particolare, l’attenzione mediatica si è concentrata sulle vicende penali che coinvolgono Chiara Ferragni, parlando in molti casi di “piena innocenza” a seguito di ipotesi di archiviazione o risarcimenti.

Ma questa narrazione rischia di oscurare un elemento fondamentale: la sanzione definitiva inflitta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratica commerciale scorretta.

Una decisione che, dopo la rinuncia al ricorso, è diventata inoppugnabile.


Due piani diversi: penale e tutela dei consumatori

È importante distinguere con chiarezza due livelli:

  • quello penale, che valuta se esistano gli estremi per il reato di truffa;

  • quello amministrativo, che tutela i consumatori da comunicazioni ingannevoli.

Essere prosciolti in sede penale non equivale automaticamente a non aver ingannato il pubblico.
La giustizia penale richiede prove complesse di “artifizi e raggiri”, mentre l’Antitrust verifica il dato oggettivo: se una comunicazione commerciale è stata corretta, trasparente e veritiera.

Nel caso Ferragni, l’AGCM ha stabilito che questo non è avvenuto.


Il nodo centrale: la comunicazione sulla beneficenza

Secondo il provvedimento dell’Autorità, il messaggio promozionale legato al pandoro in collaborazione con Baloccoera costruito per far credere ai consumatori che l’acquisto avrebbe contribuito direttamente alla donazione all’Ospedale Regina Margherita.

In realtà:

  • la donazione di 50.000 euro era stata effettuata mesi prima da Balocco;

  • le società riconducibili a Ferragni non hanno versato fondi aggiuntivi in beneficenza;

  • la comunicazione social suggeriva invece un legame diretto tra vendite e solidarietà.

Per l’Antitrust, non si è trattato di un errore formale, ma di una scelta consapevole.


Le e-mail interne e la strategia commerciale

Dagli atti emergono scambi interni che mostrano come fossero presenti, già in fase progettuale, dubbi sulla correttezza della comunicazione. Alcuni dirigenti Balocco avevano segnalato il rischio di pubblicità ingannevole.

Nonostante ciò, il team Ferragni avrebbe imposto una linea comunicativa che rafforzava l’equivoco tra acquisto e donazione.

Un elemento che, secondo l’Autorità, conferma la natura deliberata dell’operazione.


Il prezzo e il cachet

Un altro aspetto centrale riguarda il prezzo di vendita:

  • pandoro “Pink Christmas”: circa 9,37 euro;

  • pandoro classico: circa 3,70 euro.

Il sovrapprezzo, quasi triplo, non era destinato alla beneficenza, ma a coprire i costi dell’operazione, compreso il compenso dell’influencer.

Le società Fenice e TBS Crew hanno incassato complessivamente oltre un milione di euro, mentre la donazione restava ferma a 50.000 euro.

Il consumatore, convinto di sostenere una causa solidale, finanziava in realtà un’operazione di marketing.


La rinuncia al ricorso e il giudizio definitivo

Ferragni ha scelto di non impugnare il provvedimento al TAR.
Questa decisione ha reso definitiva la valutazione dell’Antitrust.

Dal punto di vista giuridico-amministrativo, le contestazioni sono quindi consolidate.


La fonte: Il Fatto Alimentare

Le ricostruzioni più dettagliate della vicenda sono state pubblicate da Il Fatto Alimentare, diretto da Roberto La Pira, che ha analizzato documenti, e-mail e provvedimenti ufficiali.

Un lavoro giornalistico che ha contribuito a riportare il focus sui fatti, al di là delle semplificazioni mediatiche.


Presunta truffa e responsabilità morale

Qui sta il punto centrale.

Anche in assenza di una condanna penale, resta:

  • un accertamento ufficiale di comunicazione ingannevole;

  • una responsabilità verso milioni di consumatori;

  • un danno alla fiducia nel marketing solidale.

La “presunta truffa”, sul piano morale e reputazionale, non viene cancellata da un’archiviazione.

Le carte dell’Antitrust parlano di un inganno pianificato, difeso e portato avanti nonostante gli avvertimenti interni.


Conclusione: trasparenza e credibilità

Il caso Ferragni-Balocco rappresenta un precedente importante per tutto il settore:

  • influencer marketing,

  • campagne solidali,

  • comunicazione commerciale.

Dimostra che la beneficenza non può essere usata come leva emotiva senza piena trasparenza.

Riuscire a evitare un processo penale non cancella la sostanza dei fatti accertati dall’Autorità.
La credibilità, soprattutto quando si parla di solidarietà, si costruisce sui comportamenti concreti, non sulle narrazioni.

E in questo caso, la sanzione dell’Antitrust resta un punto fermo.


Fonte

Rielaborazione e commento da:
Il Fatto Alimentare – Direttore: Roberto La Pira

Archiviazione penale e sanzione Antitrust: due piani diversi. Il caso Ferragni-Balocco e la tutela dei consumatori.

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