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Le aggressioni ai danni di medici, infermieri e operatori sociosanitari sono in costante aumento
17 Marzo 2025
By Giuseppe
Nell’ultimo anno si sono registrate oltre 18.000 aggressioni in Italia, con un incremento del 5,5% rispetto all’anno precedente
Il 98% degli operatori dei servizi di emergenza-urgenza ha subito almeno un episodio di violenza durante la propria carriera
Roberto Gentile, Segretario Regionale di FIALS Lombardia,
Milano, 17 marzo 2025
Nella settimana dedicata alla sensibilizzazione sulla violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari appena trascorsa, sono state diffuse numerose statistiche sempre più preoccupanti che confermano la gravità del fenomeno e l’urgente necessità di interventi strutturali. Le aggressioni ai danni di medici, infermieri e operatori sociosanitari sono in costante aumento, con numeri che descrivono una situazione fuori controllo.
Nell’ultimo anno si sono registrate oltre 18.000 aggressioni in Italia, con un incremento del 5,5% rispetto all’anno precedente. Il 98% degli operatori dei servizi di emergenza-urgenza ha subito almeno un episodio di violenza durante la propria carriera, e nel 54% dei casi si è trattato di aggressioni fisiche. Gli infermieri risultano la categoria più colpita, con un’incidenza del 76,6%, seguiti dagli operatori dei reparti di psichiatria e Pronto Soccorso, dove si concentrano le situazioni più critiche.
Le principali cause delle aggressioni vanno ricercate nella crescente insoddisfazione dei pazienti, esasperati dalle difficoltà di accesso alle cure. Il 52,2% degli utenti ha dichiarato di aver vissuto un’esperienza negativa in Pronto Soccorso, segnalando tempi di attesa eccessivi e mancanza di informazioni chiare, mentre il 66,4% degli utenti ritiene che la carenza di personale sia il problema più grave del Servizio sanitario nazionale. Questo clima di sfiducia si trasforma sempre più spesso in tensione e violenza nei confronti degli operatori sanitari, percepiti come il bersaglio diretto delle inefficienze del sistema.
I dati diffusi in questi giorni evidenziano inoltre come il 73% delle vittime di aggressioni siano donne, con particolare incidenza tra le ostetriche, e come il 67% degli episodi di violenza contro gli operatori della Croce Rossa avvenga durante il trasporto in ambulanza. La situazione è talmente grave che il 90% degli operatori dell’emergenza-urgenza individua l’ambiente di lavoro come una delle principali cause di abbandono della professione, un fenomeno che rischia di aggravare ulteriormente le carenze di personale.
A fronte di questi numeri, sono state introdotte alcune misure di contrasto, come l’installazione di pulsanti di emergenza negli ospedali, l’adozione di protocolli di sicurezza con le Forze dell’Ordine, l’inasprimento delle pene per chi aggredisce gli operatori sanitari e l’avvio di campagne di sensibilizzazione. Tuttavia, queste iniziative restano insufficienti di fronte a un fenomeno che continua a espandersi.
Il Segretario Regionale di FIALS Lombardia, Roberto Gentile, denuncia l’inadeguatezza delle risposte istituzionali e sottolinea la necessità di un piano d’azione concreto:
Roberto Gentile
“La crescente incidenza di aggressioni nei confronti del personale sanitario è un fenomeno inaccettabile che mina le fondamenta del nostro sistema sanitario. È fondamentale che le istituzioni, a tutti i livelli, adottino misure più incisive per garantire la sicurezza e la dignità degli operatori sanitari. Non possiamo permettere che chi si dedica quotidianamente alla cura degli altri debba temere per la propria incolumità sul luogo di lavoro.”
FIALS Lombardia propone tre azioni immediate per affrontare il problema:
Incremento del personale sanitario, con un piano straordinario di assunzioni per ridurre il carico di lavoro e abbassare la tensione nei reparti più critici.
Campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini, per promuovere il rispetto verso chi lavora nel Servizio sanitario nazionale e ridurre il clima di ostilità nei confronti degli operatori.
Supporto psicologico agli operatori sanitari vittime di aggressione, per evitare il burnout e favorire il mantenimento del personale nei contesti più a rischio.
“Non ci accontentiamo più di dichiarazioni di intenti o celebrazioni simboliche. Chiediamo alla Regione azioni concrete, con fondi dedicati e tempi certi di attuazione. È tempo di passare dalle parole ai fatti”, afferma Gentile.
“Le soluzioni non possono essere rimandate. Ogni giorno, i nostri operatori sanitari si trovano a fronteggiare situazioni di pericolo, mettendo a rischio la propria incolumità per garantire la salute dei cittadini. È imperativo che la loro sicurezza diventi una priorità assoluta.”
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