Vino: L’Union des Grands Crus de Bordeaux in tensione, i prezzi in Usa crollano del 50%

Vino: L’Union des Grands Crus de Bordeaux in tensione, i prezzi in Usa crollano del 50%

Roma – C’é tensione, ma non allarme, sulla piazza di Bordeaux, la più grande regione produttrice di vini francesi a certificazione da dove provengono gran parte delle
etichette più rinomate, dai grand cru Saint-Emilion, ai Pomerol, Margaux e Sauternes. A mettere in allarme i viticoltori dell’Oltralpe sono i prezzi di vendita dei grand cru di assoluto
pregio precipitati sul mercato Usa con ribassi fino al 50%, compensati però dalle vendite sul mercato cinese, e da ultimo in Corea. In oriente sono dunque le nuove frontiere di successo
per i 131 Chateaux della Gironda, come Lafite Rothschild, Haut Brion e Lynch Bages.   

A fare il punto sul mercato dei bordolesi è l’Union des Grands Crus de Bordeaux, associazione privata, non istituzionale, per la prima volta giunta a Roma per la presentazione della nuova
annata in commercio di 74 Chateaux di Bordeaux, vini artigianali con tasso alcolico medio/basso (13°). La 2007, come sottolineato dalla presidente dell’Union Sylvie Cazes, è un
millesimo classico, buono ma di medio valore (on line mediamente 35 euro la bottiglia) con le migliori espressioni nei bianchi e nei sauternes. Seguita dalla vendemmia appena conclusa, la 2009,
che si configura invece come “un millesimo da leggenda, una delle annate del secolo”.  

Sui mercati internazionali, dove i bordolesi vendono il 60-80% dell’export in valore, non aiutano la crisi economica e il cambio dollaro/euro sfavorevole per gli importatori Usa. “Un mercato
compulsivo perché gli americani si gettano sulle annate mito come la 2000 e la 2005 –  ha detto il vicepresidente Tristan Kressmann – e creano diseguilibri. Gli Chateaux fissano il
prezzo al produttore, ma poi è il mercato che lo fissa e il 2005 è il millessimo più speculativo”.  

“Siamo preoccupati in prospettiva, non sull’immediato – ha precisato la Cazes – perché fino all’80-85% dei nostri 2008 sono tutti pre-venduti en premiere”. I produttori raccontano che
negli ultimi 15-20 anni la domanda dei grandi rossi aveva registrato una crescita costante grazie ai massicci ordinativi di DC&E, Diageo Chateau & Estate Wines, la filiale americana del
gruppo inglese Diageo. Che però quest’anno non si è nemmeno presentato sulla piazza francese.

“E’ un fenomeno molto particolare – ha commentato la Cazes – già compensato dallo stoccaggio effettuato dai 300 negociant bordolesi che di fatto sono i regolatori di mercato per i 10mila
piccoli produttori dell’area. Tra i segni positivi, dopo in fermo degli scambi per alcuni mesi, è che ora – ha annunciato infine la presidente dell’Union des grands crus – sono ripartiti
sulle annate vecchie e c’é movimento sulle annate 2006-2007”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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