Vecchioni: un progetto economico per il vino italiano

Vecchioni: un progetto economico per il vino italiano

By Redazione

“Per il vino riacquisire valore non significa solo avere la giusta remunerazione, ma anche la giusta percezione del suo valore complessivo. In altre parole il valore di un vino deve essere
comunicato opportunamente per fare in modo che tutte le sue componenti arrivino al consumatore e non solo il prezzo”. così il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni,
sottolinea la necessità di un dialogo costante e coinvolgente tra produttori e acquirenti per mettere di nuovo le ali all’Italia del vino. Nel nostro Paese il mercato è al palo da
tempo e all’estero, anche se il mercato accoglie i prodotti delle cantine della Penisola meglio di quanto non faccia con quelli francesi o spagnoli, la crescita in quantità dell’export
è stata pagata cara in termini di valore (nel 2009 ad un aumento del 6,2% della quantità esportata è corrisposta una contrazione in valore del 5,5%). Questa situazione
preoccupa non poco le aziende, che vedono nel ridursi degli incassi un forte rischio di erosione del patrimonio aziendale e si va anche affermando la convinzione che politiche di offerta al
ribasso possano sul lungo periodo dimostrarsi controproducenti. Insomma, conviene la logica del “Prendi tre e paghi due”?

La risposta è proprio nel concetto composito di “valore”, che si declina in vari modi: è sì la giusta remunerazione del prodotto, ma non una mera questione di euro. Il vino
ha un valore legato a quello delle tradizioni e della cultura del territorio di riferimento, al rispetto dell’ambiente, alla salubrità del bere, all’identità aziendale.

“Il vino – spiega Vecchioni – porta con sé un carico di storia, territoriale ma anche familiare, e di know how viticolo ed enologico, non scindibili dal prodotto. Oggi le aziende
vitivinicole sono molto sensibili alla questione ambientale e in numero sempre maggiore cercano di contribuire alla riduzione dei gas serra e monitorare il loro impatto ambientale. I
vitivinicoltori ricercano i metodi per valutare efficacemente l’impronta carbonica e vengono premiati dalla Grande Distribuzione che valorizza i vini di cui è dichiarato il livello di
emissioni di CO2. E in termini di salubrità è anche bene ricordare che il vino, se consumato con moderazione, fa bene alla salute, riducendo del 25-30% il tasso di
mortalità dovuta a cardiopatie coronariche nelle persone di mezza età. Un fatto di cui le campagne in cui si accomuna il consumo di vino con l’abuso di alcol dovrebbero ben tener
conto. Ma il valore di un vino – aggiunge il presidente di Confagricoltura – è legato anche alla sua capacità di essere autentico ed per questo che i prodotti italiani sono
favoriti dal nostro patrimonio di vitigni autoctoni, unico e irriproducibile”.

Su queste basi come riacquisire valore in ambito nazionale ed internazionale?

“E’ necessario – risponde Federico Vecchioni – avere come obiettivo di breve periodo per aumentare la competitività associazioni di imprese che condividano azioni di marketing,
promuovano il prodotto o dividano i costi di produzione. E Confagricoltura fa di questo uno dei punti cardine del suo progetto politico-economico presentato recentemente al forum di Taormina.
Anche le politiche di settore dovrebbero appoggiare il lavoro delle aziende per affermare il valore dei loro prodotti. Una maggiore razionalizzazione nella distribuzione dei fondi tra misure
nazionali e misure regionali ne migliorerebbe l’efficienza di spesa e l’efficacia progettuale, ma vanno anche fatte partire le non più rimandabili misure per gli investimenti e,
soprattutto, gli incentivi alla logistica commerciale. Contemporaneamente va favorito l’accesso al credito per le aziende”.

“Con questi interventi si potenzierà il nostro modello già vincente – conclude Vecchioni – a dimostrarlo c’è il fatto che proprio i nostri competitor stanno cercando di
imitarlo: la valorizzazione del territorio infatti è un obiettivo ormai consolidato nel sistema statunitense che cerca di ricreare quello delle Dop europee. Così come la gestione
della produzione e la politica di qualità sono traguardi a cui tendono i produttori australiani e neo zelandesi, alle prese con una sovrapproduzione e la necessità di estirpare
parte dei loro vigneti”.

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