Vecchioni: “Investire nei giovani significa investire nel futuro dell'agricoltura”

“Investire nei giovani significa investire nel futuro dell’agricoltura, di quell’agricoltura di cui oggi l’opinione pubblica si accorge dell’importanza. Perché senza imprese e
senza imprenditori agricoli non c’è approvvigionamento alimentare di qualità, non c’è tutela del territorio e del paesaggio; ma, soprattutto, non
c’è crescita economica e sviluppo.

“Lo ha detto il presidente della Confagricoltura, Federico Vecchioni, intervenendo al 50ale dell’Anga, l’associazione dei giovani della Organizzazione.

Per questo Confagricoltura ritiene necessario mettere in atto tutte le iniziative utili a favorire quel ricambio generazionale che costituisce ancora un fattore determinante di crescita delle
imprese.

Il presidente Vecchioni ha ricordato che l’agricoltura italiana soffre ancora di notevoli problemi strutturali: un valore aggiunto in flessione da alcuni anni, una dimensione aziendale ancora
troppo limitata, un livello di valore aggiunto per addetto inferiore rispetto a quello dei principali partner/competitori europei (18 mila euro contro i 22 mila della Spagna e i quasi 30 mila
della Francia).

“Ma non solo – ha detto – è la barriera generazionale a costituire un ulteriore vincolo alla crescita. I conduttori con età inferiore a 35 anni in Italia sono il 3,5%
del totale; in Spagna quasi il doppio (6%), in Francia e Germania il 9%”.

“Far crescere i giovani all’interno delle imprese – ha proseguito il presidente Vecchioni – significa anche mettere le basi per la creazione di una nuova classe dirigente all’interno del
sindacato. Per questo all’Anga spetta un compito specifico essenziale: formare questa nuova classe, che rinnovi l’imprenditoria delle campagne e che domani guidi la nostra Confederazione.”

“E’ sicuramente questa – ha continuato – la palestra dove per cinquant’anni si sono esercitati i responsabili d’azienda che oggi contribuiscono a far crescere l’agricoltura ed il Paese. Quella
“maggioranza emergente”, evidenziata dal Censis nelle due ricerche presentate ai Forum di Taormina del 2007 e del 2008, che ben identifica la nostra compagine associativa ed al cui ricambio
generazionale l’Anga ha fornito un contributo essenziale.”

Non a caso, il Censis ha identificato, nel panorama delle imprese di Confagricoltura, un gruppo di aziende guidate da giovani dinamici, che prediligono la leva dell’innovazione e riescono a
collocarsi in nicchie di mercato remunerative, puntando su politiche commerciali altamente selettive ed evolute.

Una carica innovativa, questa, che consente però anche di proseguire le tradizioni produttive della famiglia. Come ha dimostrato sempre la ricerca condotta con il Censis, dal 40 al
70% dei figli degli imprenditori di Confagricoltura rimane a gestire l’azienda e questa percentuale. E’ tanto più elevata quanto più l’impresa è
economicamente solida.

“Una classe imprenditoriale – ha concluso il presidente Vecchioni – che si rinnova, in meglio, coniugando modernità ed originalità con i valori della tradizione.”

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