UNESCO: NASCE IL SOGNO DELLA NAZIONE TABARCHINA

UNESCO: NASCE IL SOGNO DELLA NAZIONE TABARCHINA

Anche Tunisi aderisce al progetto che coinvolge Genova, Carloforte e Calasetta per ottenere il riconoscimento Unesco.

Se ne è parlato in questi giorni in Tunisia, nell’ambito del progetto internazionale di cooperazione in materia di sviluppo locale innovativo, promosso dalla Regione Sardegna in collaborazione con il Governatorato di Jendouba ed il supporto fondamentale dell’associazione franco-tunisina “Le Pays Vert” ed il Consorzio Ausi di Iglesias.

Targa a Pegli dedicata ai Tabarchini e i Lomellini

Nella sede del rettorato dell’università e la sede governativa di Jendouba, è stata illustrata l’iniziativa alle autorità locali, tra cui il sindaco delegato di Tabarca, che l’hanno accolta favorevolmente, con l’intenzione di arrivare quanto prima ad una formale approvazione ministeriale a Tunisi, da girare poi all’Unesco.

Pegli e i Tabarchini

 

Lo stesso percorso è stato avviato in Italia, dove il comune di Genova ha approvato una mozione in tal senso (è previsto un passaggio anche nel consiglio regionale ligure), e verrà presto avviato in Sardegna (a partire dai comuni di Carloforte e Calasetta) ed in Spagna.

Dopo i meeting del 2008 a Tabarca e del 2010 a Calasetta, le vicende dei tabachini e la proposta Unesco sono stati affrontati nel convegno internazionale di studi “Pegli- Tabarca-Pegli.

 

L’epopea del popolo tabarchino”, l’incontro ha ulteriormente approfondito molti aspetti che caratterizzano una storia unica nel suo genere, riguardante le vicende di cinque insediamenti mediterranei, nel corso degli ultimi cinque secoli. Protagonisti furono gli abitanti della piccola isola di Tabarca che, sul finire della prima metà del 1500, venne colonizzata da un gruppo di liguri pegliesi.

 

Pegli

 

 

A seguito di molteplici variabili (non ultime la crisi della pesca del corallo, dei commerci, l’instabilità geopolitica tra i regnanti dell’epoca e le frequenti incursioni barbaresche), tra il 1738 ed il 1770, gruppi di tabarchini si insediarono nell’isola di San Pietro per fondare Carloforte, poi Calasetta, nella vicina isola di Sant’Antioco, e Nueva Tabarca, su una terza isola sita di fronte ad Alicante. Una storia che, partendo da Pegli, è giunta fino ai giorni nostri intrisa di molteplici influenze continentali, dove la tradizione genovese è soltanto un aspetto della più ampia diaspora tabarchina.

 

Il presidente della Proloco di Carloforte, Gianni Repetto, insieme a Monique Longerstay e il marchese Enrico Ottonello Lomellini

 

 

Oggi ben rappresentata nelle comunità di Carloforte e Calasetta, dove ancora è diffuso e si parla il tabarchino (lingua minoritaria derivata dell’antico genovese) e si trova l’urbanistica tipica della riviera ligure, ma anche elementi provenienti dalle terre africane, come il “cascà” (versione a base vegetale del cuscus arabo), o il culto della Madonna dello Schiavo (avente le fattezze di una polena, ritrovata a Nabeul nel 1800, durante il quinquennio di schiavitù che i carlofortini patirono in Tunisia). Attività economiche, mestieri, architetture, gastronomia, lingua, religione e tradizioni, alternando periodi di sviluppo e declino, conflitti e deportazioni, rappresentano la sintesi di un “popolo” ancora vivo e vegeto.

Conferenza a Pegli

Il progetto ”UNESCO”, era già cominciato nello splendido palazzo Lomellini, diventato oggi ” Hotel Mediterranee”, dove si era tenuto a Pegli a inizio ottobre il terzo convegno internazionale delle comunità appartenenti al ”ciclo Tabarkino”, organizzato dal Circolo Noberto Sopranzi – il Ponentino con il patrocinio del Comune di Genova e della Regione Liguria, le Proloco di Carloforte e Calasetta.

Al convegno hanno partecipato rappresentanti delle comunità di Tabarca Tunisia, Carloforte e Calasetta – Sardegna, Genova Pegli, oltre a studiosi provenienti da Francia, Spagna, Tunisia, e da Università italiane.

Carloforte

La storia delle isole di Tabarca (Tunisia), San Pietro e Sant’ Antioco (Italia) e Nueva Tabarca (SPAGNA), rappresenta un unicum nella storia del Mediterraneo, restando legata alla vicenda di una comunità, il cui nucleo originario parte dal centro costiero ligure di Pegli nella prima metà del XVI secolo che al seguito della potente famiglia dei Lomellini, con l’ intento di sfruttare principalmente i ricchi banchi corallini adiacente all’ isola di Tabarca, ed aviare cosi proficui traffici commerciali nel bacino mediterraneo, i quali crescono nel corso degli anni con apporti da altri luoghi del Mediterraneo, si sposta, per varie vicende, da isola a isola.

Calasetta

La comunità tabarchina, nel corso di cinque secoli, forgia una propria identità, particolarmente legata a una specificità linguistica e culturale, che si è materializzata attraverso l’ emigrazione nella prima metà del XVIII secolo e che viene ulteriormente rafforzata dalla cattività che parte della comunità che subisce a più riprese (1741; 1748).
I luoghi della comunità tabarchina, presenti nelle diverse isole dove sono rimasti, sono da considerarsi ”luoghi della memoria” e rappresentano le testimonianze storiche e materiali di una vicenda plurisecolari. Queste testimonianze sono il forte e i resti dell’ abitato antico di Tabarca, i complessi urbani di Carloforte, di Calasetta e di Nueva Tabarca.

Calasetta

La comunità tabarchina si configura come un ”eredità” culturale, crocevia tra il Mediterraneo latino e quello arabo, che raccoglie testimonianze linguistiche, religiose, culturali, artistiche, riti e credenze che rappresentano un patrimonio unico condiviso.
Questa ”eredità” si trasmette, generazione dopo generazione, nella comunità tabarchina, articolata su più sedi ( Tunisi, Carloforte, Calasetta, Nueva Tabarca e Pegli) e che si è conservata, per cinque secoli fino ad oggi, mantenendo la propria identità che viene vissuta dalle comunità in una prospettiva non statica ma dinamica, un patrimonio  che va trasmesso alle nuove generazioni, con l’ obiettivo di continuare a viverlo, a crescerlo e tramandarlo.

 

 

La comunità tabarchina si sente unita e solidale con il centro originario di Pegli da cui ebbe avvio l’ epopea del popolo tabarchino e lo riconosce come comunità-madre e intercolutore privilegiato durante i diversi secoli di rapporto.

 La storia della comunità tabarchina, intesa come una entità storica plurisecolari e pluriterritoriale è da intendersi come elemento meritevole di essere riconosciuto quale patrimonio immateriale dell’ umanità, per via della sua genesi e della testimonianza come comunità mediterranea, esempio di convivenza, malgrado gli episodi di sopraffazione, quali le catture, le cattività e i riscatti, dal momento che ha mantenuto in vita nella sua cultura gli elementi diversi – lingua, riti, credenze, feste, gastronomia – provenienti dalle diverse stagioni della sua storia; che è da ritenersi perciò giustificata la richiesta di inoltrare all’ UNESCO la specifica richiesta di riconoscimento di ”patrimonio immateriale dell’ Umanità”, quale esempio e testimonianza di una comunità ancora oggi molto attiva, profondamento legata al mare e alle sue molteplici vocazioni.
Tommaso Chiarella
Inviato speciale 
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