Tai Chi, dall’oriente contro il diabete

Tai Chi, dall’oriente contro il diabete

Il Tai Chi è un’antica arte marziale cinese, oggi usato prevalentemente come forma di ginnastica per riguadagnare energia fisica e benessere psitico.
Da oggi, però, i suoi meriti sono aumentati: il Tai Chi è infatti in grado di far abbassare la glicemia nei casi di diabete di tipo 2.

Lo sostiene una ricerca dell’Università della Florida (Usa) e della Chungham National University (Korea), diretta dal dottor Beverly Roberts e pubblicata da “Journal of Alternative and
Complementary Medicine”.

Gli scienziati hanno lavorato per 6 mesi con diversi pazienti coreani, adulti affetti da diabete di tipo 2, divisi in due gruppi: il primo gruppo ha praticato Tai Chi 5 giorni la settimana (2
giorni sotto la supervisione di un maestro, 3 giorni a casa per conto proprio), il secondo non ha eseguito alcun esercizio.

Alla fine del periodo d’osservazione, la squadra di ricerca americo-coreana ha notato diversi benefici nei praticanti di Tai Chi: la riduzione della glicemia, una migliore capacità di
gestione della malattia ed aumentati livelli di salute mentale, energia e vitalità.

Il dottor Roberts fa notare come il segreto del Tai Chi sia unire vantaggi psico-fisici ad una bassa intensità di movimento, in quanto la sua pratica non prevede esercizi troppo
stressanti o faticosi.

Spiega il medico: “Il Tai Chi è un tipo di esercizio a basso impatto, il che significa che è meno stressante per ossa, articolazioni e muscoli che non un’intensa attività
fisica. La gente dà per scontato che l’esercizio per essere utile debba far urlare e strepitare e poi dopo si deve essere sudati e rossi in viso”.

Matteo Clerici

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