Storica apertura all’export USA per i salumi made in Italy
3 Maggio 2013
Milanofiori – Dal prossimo 28 maggio salami, pancette coppe e gli altri salumi a breve stagionatura potranno essere esportati negli USA. È stato infatti pubblicato il
provvedimento con cui le Autorità statunitensi di APHIS (Animal and Plant Health Inspection Service) hanno ufficialmente riconosciuto l’indennità di Lombardia, Emilia-Romagna,
Veneto, Piemonte e delle Province autonome di Trento e Bolzano dalla Malattia Vescicolare del Suino.
Si tratta di un evento epocale: una delle aree più importanti per la produzione di salumi supera, dopo oltre 15 anni di lavoro, una delle barriere non tariffarie che impediscono il pieno
sviluppo delle esportazioni italiane di salumi nel mondo.
“Si tratta di un primo importante risultato del percorso intrapreso da ASSICA per avviare l’esportazione negli Stati Uniti di importanti prodotti della salumeria italiana come il salame,
la pancetta, la coppa o il culatello” ha affermato il Presidente di ASSICA, Lisa Ferrarini. “Negli USA la conoscenza del Made in Italy è molto diffusa (e i nostri prodotti sono anche
molto imitati): i prodotti alimentari italiani sono particolarmente apprezzati come dimostrano gli acquisti di prosciutti crudi, prosciutti cotti e mortadelle che, già da anni, possono
essere esportati.”
“Non posso che ringraziare le autorità sanitarie italiane ed europee per il lavoro svolto a favore dell’intero comparto” ha proseguito Lisa Ferrarini “Questo importante successo mostra
ancora una volta che solo se il settore lavora in modo unitario, attraverso lo stretto coordinamento tra l’associazione di categoria e le autorità pubbliche, è possibile ottenere
vantaggi generalizzati per le imprese. ASSICA proseguirà la propria azione strategica per estendere il provvedimento di oggi alle altre regioni e per aprire nuovi mercati.”
Le barriere “costano” alla filiera 250 milioni di euro di mancate esportazioni
Ricordiamo che le perdite per il settore dovute alle barriere non tariffarie si possono prudenzialmente stimare in circa 250 milioni di euro/anno di mancate esportazioni: la completa
liberalizzazione delle esportazioni garantirebbe 200/210 milioni di euro di maggior export di carni e frattaglie e 40/50 milioni di euro di salumi.
Un dato che viene calcolato considerando, da un lato, i nuovi prodotti esportabili e la crescita complessiva delle esportazioni dovuta alla possibilità di offrire la gamma completa della
salumeria italiana e, dall’altro lato, le barriere culturali in Asia e i fenomeni di Italian sounding nelle Americhe e Australia che limiterebbero presumibilmente in una prima fase la crescita
delle nostre esportazioni.
Abbattere rapidamente queste barriere è quindi fondamentale perché il tempo non è una variabile indipendente. Mentre le nostre aziende attendono i necessari provvedimenti,
infatti, i concorrenti europei e i produttori locali rafforzano le loro posizioni commerciali, che saranno difficilmente recuperabili in futuro.
Il provvedimento delle autorità USA: i limiti ancora esistenti
Con il provvedimento pubblicato oggi, APHIS ha ufficialmente dichiarato di aver valutato il rischio derivante dall’importazione di prodotti a base di carne suina a breve stagionatura
dall’Italia e di aver ritenuto che “le misure di sorveglianza, prevenzione e controllo attuate dall’Italia nelle quattro Regioni e due Province autonome in esame sono sufficienti per ridurre al
minimo la probabilità di introdurre MVS negli Stati Uniti”.
Tuttavia, a causa della prossimità di queste Regioni a territori non riconosciuti indenni e dell’esistenza di rapporti commerciali tra realtà situate nelle diverse Regioni
italiane, APHIS ha ritenuto di dover imporre alle nostre esportazioni alcune restrizioni: i prodotti potranno essere esportati solamente da stabilimenti espressamente autorizzati dalle
Autorità statunitensi, accompagnati da apposito certificato sanitario. I salumi dovranno inoltre essere scortati da un’ulteriore attestazione veterinaria con la quale si deve garantire
che nell’impianto in cui gli animali sono stati macellati non siano stati introdotti carni o animali provenienti da Regioni non indenni da MVS o che abbiano attraversato Regioni non indenni, a
meno che questo non sia avvenuto (per le carni) in container sigillati dall’Autorità sanitaria in Regioni riconosciute free.
Un risultato raggiunto dopo oltre 15 anni di trattative
Il percorso per giungere a questo risultato è stato lungo e tortuoso. Oggi le Autorità statunitensi di APHIS (Animal and Plant Health Inspection Service) hanno ufficialmente
riconosciuto l’indennità di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e delle Province autonome di Trento e Bolzano dalla Malattia Vescicolare del suino.
La prima richiesta di riconoscimento di indennità da Malattia Vescicolare, tuttavia, fu presentata alle Autorità statunitensi nel luglio 1997 da Consiglio europeo, Commissione e
Governo italiano. Dopo aver condotto una valutazione del rischio, nel giugno 1999 APHIS pubblicò nel Federal Register una proposta di modifica dei regolamenti vigenti, al fine di
riconoscere otto regioni del Nord Italia indenni dalla malattia. Tuttavia, prima che l’iter procedurale potesse concludersi, in quattro delle otto Regioni in questione si verificarono focolai
di Malattia Vescicolare, che hanno portato APHIS a riconoscere, nel 2003, solamente le quattro Regioni effettivamente rimaste indenni da MVS (Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche e Valle
d’Aosta).
Nel corso degli anni, il Dipartimento della Sanità pubblica veterinaria, della sicurezza alimentare e degli organi collegiali per la tutela della salute del Ministero della Salute, su
sollecitazione di ASSICA e con il supporto tecnico/scientifico dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, ha continuato a sollecitare una revisione da
parte delle Autorità USA della decisione adottata nel 2003, al fine di estendere il territorio nazionale riconosciuto indenne. APHIS ha quindi portato avanti la valutazione dello status
sanitario dell’Italia ed è giunta, a seguito di ripetute missioni in Italia e sulla base delle informazioni fornite dal nostro Ministero della Salute, al riconoscimento di
indennità da Malattia Vescicolare per quattro Regioni del Centro-Nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte) e due Province autonome (Trento e Bolzano).
ASSICA – Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi
ASSICA, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, è l’organizzazione nazionale di categoria che, nell’ambito della Confindustria, rappresenta le imprese di macellazione e
trasformazione delle carni suine. Nel quadro delle proprie finalità istituzionali, l’attività di ASSICA copre diversi ambiti, tra cui la definizione di una politica economica
settoriale, l’informazione e il servizio di assistenza ai circa 180 associati in campo economico/commerciale, sanitario, tecnico normativo, legale e sindacale. Competenza, attitudine
collaborativa e affidabilità professionale sono garantite da collaboratori specializzati e supportate dalla partecipazione a diverse organizzazioni associative, sia a livello nazionale
che comunitario. Infatti, sin dalla sua costituzione, nel 1946, ASSICA si è sempre contraddistinta per il forte spirito associativo come testimonia la sua qualità di socio di
Confindustria, a cui ha voluto aderire sin dalla nascita, di Federalimentare, Federazione italiana delle Industrie Alimentari, di cui è socio fondatore, del Clitravi, Federazione europea
che raggruppa le Associazioni nazionali delle industrie di trasformazione della carne, che ha contribuito a fondare nel 1957.
Redazione Newsfood.com+WebTv




