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Sotto le macerie del Governo Prodi

By Redazione

Con la crisi di Governo si apre uno scenario inquietante che ci farà compagnia per i prossimi mesi, al di la delle valutazioni politiche che lasciamo ad altre sedi è di
particolare rilievo come buona parte degli sforzi messi in campo dall’ormai ex Governo Prodi rischino così di essere risultati del tutto vani.

Sono centinaia i disegni di legge, provvedimenti e decretucci che seppur presentati o sponsorizzati non hanno mai visto la luce. E che con la crisi in atto molto probabilmente non la vedranno
mai.Sul fronte economico si è arenata la discussione sull’armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie per la quale era in progetto la sua unificazione al 20% in base ai
parametri Ue (ora è al 12,5%). Stessa cosa vale per la tassazione sui conti correnti, ora al 27%. Si prevedeva anche una cedolare secca del 20% sui redditi da affitto.
Particolarmente drammatica è la situazione che riguarda la legge Finanziaria che, sebbene approvata da Camera e Senato, presenta molte parti per quali si rende necessaria l’emanazione
dei decreti attuativi. Si contano circa 150 decreti attuativi in cantiere che ora come ora non sono chiaramente più in agenda.

Esclusa dalla Finanziaria è la terza ondata di liberalizzazioni che avrebbe dovuto avere un intervento governativo a sé e che avrebbe dovuto comprendere la revisione radicale del
massimo scoperto in banca e l’esenzione dalla privacy per le imprese con meno di 15 dipendenti.
Salta del tutto il Ddl Lanzillotta per la riforma dei servizi pubblici locali, così come il Ddl sul federalismo fiscale fermo da settembre alla Camera.
Nulla di fatto anche per quanto riguarda il disegno di legge presentato dai ministri Ferrero e Amato che doveva riscrivere la legislazione in materia di immigrazione e stravolgere i contenuti
della precedente legge Bossi-Fini. L’intento era quello di ampliare gli ingressi regolari e quella di introdurre il permesso di soggiorno per lavoro nonché il superamento dei cpt.
Sul capitolo delle politiche sociali sono tramontati Dico, Cus o come li si vuole chiamare. La regolamentazione delle unioni di fatto è stata approvata dalla Commissione giustizia del
Senato ma non ha mai intrapreso l’iter parlamentare.
Tutto fermo anche per quanto riguarda le violenze in famiglia per le quali era stato redatto uno specifico Ddl, ancora fermo in Commissione giustizia del Senato, che inaspriva le pene per i
reati commessi fra le mura domestiche.
Fronte di accesi scontri e confronti politici anche il disegno di legge per il riassetto del sistema tv non vedrà la luce ed è addirittura ancora in attesa di essere
calendarizzato a Montecitorio. Stessa sorte per i progetti di riforma della Rai.
Analoghi ragionamenti, poi, possono essere fatti su altri importati capitoli come sul credito di imposta per il sud, la riforma della giustizia con il ddl sulle intercettazioni, la riforma
degli enti locali e la riforma del codice penale militare.

Non si può ragionare, invece, alla stessa maniera per quanto riguarda le politiche dei redditi e sulla riforma della contrattazione. In questi casi, infatti, non era partito nessun iter
parlamentare sebbene il Governo si era già reso disponibile al confronto con le parti sociali. Confronto che Confindustria, Cisl e Uil vorrebbero continuare a prescindere dal Governo e
dalla crisi ma che la Cgil non è disposta a riprendere.

Lorenzo Rossi-Doria

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