Sicurezza: «Contro i clandestini il governo mantiene gli impegni»

By Redazione

Il governo è deciso, e coeso, nel voler contrastare in maniera decisa l’immigrazione clandestina e mercoledì sera è stato depositato alla commissione Affari costituzionali
di Palazzo Madama il testo del disegno di legge sulla sicurezza.

Il governo mantiene le promesse e concretamente si muove per ridare fiducia a milioni di cittadini danneggiati e impauriti dall’imponente flusso di immigrati che sono entrati clandestinamente
nel nostro Paese e che troppo spesso si dedicano ad attività criminali e a traffici illegali. Nessun arretramento: all’articolo 9 del ddl è previsto il reato di immigrazione
clandestina, che prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni. Secondo la relazione tecnica che accompagna il testo, viene stimato in cinquantamila circa il numero delle persone che entrano
illegalmente in territorio italiano; tale calcolo si basa sulle rilevazioni effettuate lo scorso anno. Si è valutato che l’introduzione del nuovo reato nella legislazione comporterebbe
subito un effetto «deterrenza» che ridurrebbe di circa il 10 per cento l’afflusso degli irregolari, che nel 2007 sono stati, appunto, 54.500.

La materia è delicata e sarà il Parlamento a decidere se e come formulare la nuova normativa. Si vedrà in aula se il Pd, tardivamente pervenuto alla consapevolezza
dell’emergenza clandestini, sia realmente deciso a convergere sulle posizioni che la stragrande maggioranza dei cittadini si attende dalla classe politica.
Una cosa è certa: il governo Berlusconi non intende infliggere anni e anni di carcere a migliaia di persone per il perverso desiderio di sovraffollare le carceri, vuole rimpatriare il
maggior numero possibile di clandestini. Per il nuovo reato è previsto il rito direttissimo e si indica che «il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna, ordina
l’espulsione dello straniero».
Perciò sarà il Parlamento, a conclusione di un dibattito approfondito a valutare se lo strumento processuale penale sia il più efficace per ridurre l’esercito degli
irregolari. A questo scopo è previsto nel ddl il potenziamento dei centri di permanenza temporanea (che si chiameranno centri d’identificazione) nel quale saranno trattenuti, anche fino
a 18 mesi, gli irregolari che non rivelano la propria identità per rendere più difficile l’accertamento della nazionalità e quindi il rimpatrio. Al pari di altri Paesi
europei, anche l’Italia, inoltre, si doterà di una banca dati col Dna di stranieri che si sono resi colpevoli di reati: i controlli saranno più rapidi ed efficaci.

Nello stesso ddl, all’articolo 3, si vuole rendere più difficile l’acquisizione della cittadinanza italiana grazie ai matrimoni di comodo ed è previsto che lo straniero possa
ottenere la cittadinanza soltanto dopo che siano trascorsi 3 anni dal «sì».
Fra i provvedimenti, c’è anche l’obbligo, per chi chiede di essere iscritto all’anagrafe, di dimostrare la disponibilità di un’abitazione ritenuta «agibile» secondo i
regolamenti comunali. Una particolare attenzione è riservata al contrasto dei tanti racket, soprattutto rom, che sfruttano i bambini per l’accattonaggio organizzato. Per gli sfruttatori
è prevista una pena fino a tre anni, con la decadenza dalle potestà di genitori.
L’obiettivo di rimpatriare il maggio numero possibile di clandestini, tuttavia, non è affidato soltanto alla repressione: il presidente Berlusconi ha già iniziato un’azione
diplomatica nell’area mediterranea per arrivare a intese che facilitino i ritorni degli stranieri nei Paesi d’origine.
Nel vertice col presidente egiziano Mubarak si è prospettata la possibilità di creare scuole di formazione in Egitto per preparare gli immigrati regolari ai compiti e alle
mansioni che il sistema Italia richiede. Il nostro Paese intende aiutare e integrare chi viene per migliorare, nel rispetto delle leggi, la propria condizione, ma non è più
disposto a tollerare abusi, illegalità, degrado.

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