Sicurezza alimentare e commercio nei Caraibi

Roma, 26 ottobre 2007 – Migliorare la sicurezza alimentare nei piccoli paesi insulari dei Caraibi significa fare i conti con le difficoltà che essi hanno non solo con la
produzione agroalimentare, ma anche con le politiche commerciali e con i problemi legati ai negoziati multilaterali del WTO.

Isolamento geografico, limitatezza del territorio, esposizione alla variabilità climatica ed a fenomeni estremi come cicloni ed uragani, sono tutti fattori che hanno reso questi paesi
vulnerabili e creato sacche di insicurezza alimentare. Con una base economica molto limitata, il commercio internazionale rappresenta, insieme al turismo, la principale fonte di valuta estera e
di occupazione.

Essi dipendono dall’esportazione di un ristretto numero di prodotti agricoli – principalmente zucchero e banane – e dalle importazioni di beni alimentari, soprattutto di cereali e carni, anche
a causa dell’esiguità del loro territorio.

Le conseguenze della liberalizzazione commerciale

La liberalizzazione, con l’abbassamento delle tariffe che ha comportato, ha significato per i paesi della regione sia una riduzione dei margini di preferenza commerciale che ne assicuravano
l’accesso a mercati privilegiati – soprattutto quello dell’Unione Europea – sia maggiori difficoltà nel mercato interno, per la maggiore competitività dei prodotti provenienti
dall’estero.

Il progetto FAO/Italia “Sicurezza Alimentare nei paesi CARICOM/CARIFORUM” – una sigla che raccoglie 15 paesi caraibici, con una popolazione complessiva di 23 milioni di abitanti – ha
rappresentato un positivo esempio di come affrontare l’insicurezza alimentare nella complessità delle sue cause.

In numerosi workshop, seminari e attività di campo, migliaia di addetti all’assistenza ed alla divulgazione agricola, tecnici dei ministeri dell’agricoltura, agronomi ed agricoltori
hanno ricevuto formazione su come migliorare e incrementare la produzione agricola, sui sistemi d’irrigazione, sulla lotta ai parassiti, sino alle tecniche di gestione post-raccolto e
conservazione dei prodotti.

Ma non solo. Il progetto ha dato particolare enfasi anche a tutte le questioni connesse con la gestione dei negoziati e degli accordi commerciali internazionali bilaterali e multilaterali, con
l’accesso al mercato e con il problema della competitività. Molti seminari sono stati dedicati espressamente alle politiche commerciali agricole del WTO con particolare attenzione agli
effetti della liberalizzazione.

Maggiore voce nei negoziati WTO

Nell’ambito del progetto è stato realizzato un approfondito studio dal titolo Agricultural Trade Policy and Food Security in the Caribbean (Politica commerciale agricola e
sicurezza alimentare nei Caraibi) che fornisce una base tecnica importante di riferimento per i paesi.

Il rapporto analizza le questioni strutturali alla base della fragilità di queste economie, la loro posizione nei negoziati multilaterali, ed esamina nello specifico la situazione e le
prospettive di tre prodotti di vitale importanza nella regione: lo zucchero, la banana ed il riso.

Secondo lo studio, lo sviluppo delle aree rurali e l’incremento della sicurezza alimentare richiede che produttori ed operatori commerciali siano in grado di partecipare ed approfittare delle
nuove opportunità aperte dalla liberalizzazione commerciale.

A questo riguardo vengono suggerite strategie come l’individuazione di prodotti speciali e di meccanismi di salvaguardia da proporre in sede WTO, e il miglioramento degli standard di
qualità e sicurezza igienico-sanitaria, spesso non idonei, che sono requisiti indispensabili per l’accesso ai mercati dei paesi sviluppati.

Il rapporto è frutto della collaborazione tra la FAO ed un’istituzione scientifica italiana, l’INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria), ed è stato presentato ieri presso la
FAO insieme ai risultati del progetto.

Il Progetto FAO/Italia, avviato nel 2003 con un budget iniziale di circa 5 milioni di dollari, è stato recentemente esteso sino al 2010 grazie ad un nuovo finanziamento del governo
italiano, per un ammontare totale di 8,3 milioni di dollari. I fondi sono stati concessi nell’ambito del Fondo Fiduciario per la Sicurezza alimentare della FAO.

I paesi coinvolti nel progetto sono i paesi CARICOM (Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Dominica, Grenada, Guyana, Haiti, Giamaica, St. Kitts and Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e
Grenadine, Suriname, Trinidad e Tobago) più la Repubblica Dominicana.

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