Cosa si prova a buttarsi col paracadute: in volo con Gualtiero Marchesi, al suo primo lancio (testo+video)

Cosa si prova a buttarsi col paracadute: in volo con Gualtiero Marchesi, al suo primo lancio (testo+video)

Cronaca in differita di Gian Luigi Nava che, sabato 21 giugno a Ravenna, si è trovato casualmente sull’aereo con Cino Tortorella e Gualtiero Marchesi che era al suo primo lancio. E’ un bel quadro naif di un’esperienza unica, un concentrato di emozioni rivisto alla moviola; un’eperienza che ognuno di noi dovrebbe provare.

Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

Inizio messaggio inoltrato:
Da: Gian Luigi Nava xxxxxx@hotmail.com
Oggetto: RE: Newsfood.com/Lancio Gualtiero Marchesi
Data: 29 giugno 2014 21:14:09 CEST

Ciao Giuseppe.
Non ho avuto molti contatti con Gualtiero (a parte il fatto di essere sul suo stesso aereo e di lanciarmi dopo di lui) ma, se ti interessa, ti racconto la mia esperienza e le mie sensazioni.

In effetti non sono un esperto di lanci, mi trovavo all’aeroporto di Ravenna per un lancio in tandem… per rivivere le emozioni provate ormai 20 anni fa quando avevo fatto un corso di paracadutismo.
Certo, in quel caso avevo fatto solo 6 lanci “vincolati” da un’altezza massima di 1.200 metri. In pratica il paracadute era legato con una fune all’aereo in modo da aprirsi da solo appena si saltava fuori dall’aereo.
Non avevo mai provato l’emozione della caduta libera e quindi ho deciso di approfittare delle mie due settimane di vacanza a Milano Marittima e di un coupon “Adrenalina” regalato a mia moglie per fare questa esperienza.

Il lancio era inizialmente previsto intorno alle 17 ma si è verificato un non meglio precisato problema all’aereo.
Il tempo trascorreva lento e l’attesa diventava sempre più snervante… anche perché ero lì con mia moglie e con i miei tre figli che forse avrebbero preferito trovarsi in spiaggia.

Ad un certo punto mi hanno avvisato che tutti i lanci di quel pomeriggio erano stati annullati.
Poi, mentre la notizia veniva data ufficialmente a tutti i ragazzi che erano lì presenti con me, è giunta la contro-notizia. L’aereo era stato riparato e sarebbe arrivato nel giro di mezz’ora. Erano circa le 18.20.
In realtà l’aereo, che partiva da Arezzo è arrivato a Ravenna alle 19.45!
Io e Gualtiero eravamo in lista per il secondo decollo.
Alle 20.10 è arrivato finalmente il nostro turno.
Non essendo un esperto, non sono in grado di fornirti molti dettagli tecnici sull’aereo e sull’attrezzatura usata.
So solo che l’aereo era un Pilatus PC-6 e che a bordo eravamo in 9, oltre al pilota.

Solo io e Gualtiero ci siamo lanciati in tandem. Il resto dei paracadutisti erano cameraman (solo uno per me, tre per Gualtiero ;))
Poi c’era Cino Tortorella che, a quanto ho letto sul vostro sito, non si è lanciato.
Riesco a essere così preciso perché ieri, al rientro dalle vacanze, ho visto il mio filmato.
Effettivamente in quei momenti, quando ero sull’aereo e stavo salendo a più di 4000 metri di quota, riuscivo solo a guardare fuori dal finestrino e a rimanere affascinato dai colori dei campi, dalle mietitrebbia che sembravano modellini giocattolo, dalla linea della costa, dal mare azzurro.
Non mi sono quindi reso conto di tutto ciò che mi circondava.
Anche avere l’onore di saltare con Gualtiero… in effetti l’ho scoperto solo il giorno dopo quando, incuriosito dalle telecamere che lo riprendevano, ho deciso di fare una ricerca su internet e ho trovato sul vostro sito l’articolo che lo riguardava.
Dopo esserci diretti verso la costa, l’aereo ha virato ed è tornato verso l’entroterra.
Dopo circa 15 minuti di volo, giunti alla quota prestabilita di circa 4.200 metri, improvvisamente il rombo del motore si è affievolito, come se fosse stato spento improvvisamente e il portellone è stato aperto.
Subito siamo stati invasi da un turbine di aria fresca e i paracadutisti hanno iniziato a muoversi. Due cameraman sono usciti, si sono aggrappati ai sostegni delle ali e hanno iniziato a filmare Gualtiero che, agganciato al suo istruttore, si è diretto verso il portellone. Pochi secondi e… via! Il salto nel vuoto. Subito dopo di loro anche Chiara Tortorella si è lanciata.
Era già arrivato il mio turno. Mi sono diretto verso la porta dell’aereo e il mio sguardo si è incollato al terreno, un po’ per il terrore un po’ per la meraviglia di trovarmi lì con i piedi che penzolavano a 4.000 metri da terra.
Sono rimasto lì seduto per un periodo che mi è sembrato durare un’eternità ma in realtà, rivedendo il filmato, si è trattato solo di pochi secondi.
Avrei dovuto guardare il cameraman, tenere le mani sugli spallacci dell’imbragatura, ma non so cosa ho fatto in realtà. Ero come ipnotizzato a guardare il mondo sotto di me.
Finalmente il salto nel vuoto!
Per un brevissimo istante mi sono trovato a fissare il cielo sopra di me e poi giù in caduta libera.
Ho sentito l’aria fredda invadere la mia bocca, il mio naso, il mio corpo. Era una sensazione meravigliosa. Non sembrava affatto di precipitare, ma di essere sostenuto dall’aria e di poter quasi danzare come se fossi in assenza di gravità.
Ho mosso una mano per salutare il cameraman che si trovava di fronte a me e subito ho sentito il mio corpo che iniziava a girare.
E’ stata davvero una sensazione fantastica.
Anche in questo caso ho perso la nozione del tempo.
Mi è sembrato che la caduta libera durasse per minuti e minuti ma, rivedendo il filmato, mi sono accorto che sono trascorsi meno di 40 secondi dal salto nel vuoto all’apertura del paracadute.
Il momento dell’apertura è stato abbastanza brusco. Come ci hanno spiegato durante il briefing iniziale, nel giro di pochi istanti si passa da una velocità di circa 200 km/h a circa 20 km/h.
Lo strattone è stato quindi abbastanza violento, ma non ho avuto il tempo per accorgermene perché stava iniziando la parte più “rilassante” della discesa.
Sospeso a 1.500 metri dal suolo, in un silenzio surreale ad ammirare i colori dei campi sotto di me.
La discesa con la vela aperta è durata circa 5 minuti e mi ha dato uno splendido senso di pace e di tranquillità.
L’atterraggio è stato morbido e il cuore ha continuato a battermi all’impazzata per almeno 10 minuti.
La prima cosa che ho provato appena ho riappoggiato i piedi a terra è stata la voglia di risalire sull’aereo e di fare un altro lancio.
Credo che sia necessario fare almeno una ventina di lanci per rendersi conto fino in fondo di quello che ti succede, per godere appieno dell’esperienza e per riuscire a gustare fino in fondo tutte le emozioni che un lancio con il paracadute riesce a regalarti.

Questo è il racconto della mia esperienza… e qui il mio video

Come vedi, non ho avuto modo di parlare e di scambiare opinioni con Gualtiero… solo il caso ha voluto che mi trovassi con lui sullo stesso aereo per vivere un’esperienza speciale.

Mi ha fatto comunque piacere raccontartela e poter condividere questo momento così entusiasmante.

Ciao.

Gian Luigi Nava
“Inviato Speciale”
Newsfood.com

 

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