Scoperta la relazione tra corteccia visiva e stimolazione tattile

Uno studio recente, condotto nel dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca da Nadia Bolognini, psicologa e ricercatrice universitaria e Angelo Maravita, medico
neurologo e docente universitario, e pubblicato sulla rivista Current Biology (Bolognini N, Maravita A Proprioceptive alignment of visual and somatosensory maps in the posterior parietal cortex
Curr Biol 2007; 17(21):1890-1895) ha dimostrato che la disfunzione temporanea di una parte della corteccia del lobo parietale del cervello compromette la capacità di aggiornamento della
posizione delle varie parti del corpo nello spazio, alterando la normale attitudine a integrare segnali visivi e tattili.

Questo risultato è stato ottenuto attraverso la Stimolazione Magnetica Transcranica, una tecnica semplice, innocua e non invasiva, largamente utilizzata in clinica neurologica per la
diagnosi del movimento. Si è scoperto che le risposte della corteccia visiva possono essere aumentate da una stimolazione tattile inviata alla mano con conseguente miglioramento della
percezione degli stimoli visivi.

I benefici terapeutici della scoperta – La dimostrazione di questa relazione consente di sviluppare tecniche innovative di riabilitazione per deficit della vista conseguenti a lesione
cerebrale: la scoperta che una stimolazione tattile può facilitare le risposte a livello della corteccia visiva può avere un indubbio valore terapeutico nei pazienti con disturbi
visivi conseguenti a lesione cerebrale. Trattamenti riabilitativi basati su una sistematica stimolazione tattile potrebbero infatti indurre un miglioramento dei deficit visivi mediati
dall’integrità della corteccia parietale.

Corteccia visiva e stimolazione tattile – La ricerca ha messo in luce che c’è una stretta relazione tra corteccia visiva e apparato sensoriale. Tale effetto di facilitazione
sembra dipendere dalla postura adottata, che viene aggiornata nella corteccia parietale: infatti, la disfunzione temporanea di questa parte della corteccia non incide sull’elaborazione di
stimoli elementari, visivi o tattili, ma sulla capacità di aggiornare la posizione delle varie parti del nostro corpo dopo ogni movimento, per permettere di mantenere la corrispondenza
tra la cute e lo spazio visivo che circonda la persona. In seguito a una disfunzione della corteccia del lobo parietale le informazioni visive e tattili, pur percepite normalmente, non vengono
più integrate dal cervello in modo organico ma è come se il dialogo tra i diversi sensi cessasse improvvisamente.

I deficit da danno alla corteccia parietale – Da lungo tempo è noto che pazienti con disturbi alla corteccia parietale possono manifestare importanti deficit neurologici e
cognitivi. In particolare, si possono manifestare disturbi nel raggiungimento o nella manipolazione di oggetti, in quanto le informazioni visive non vengono più utilizzate correttamente
per programmare i movimenti. In altri casi si può giungere a profondi difetti di rappresentazione del proprio corpo. Questi pazienti possono comportarsi come se una parte del corpo non
esistesse. Oppure provare un tale senso di estraneità per il proprio corpo, che addirittura può spingerli ad affermare che i propri arti appartengono ad un’altra persona.

Corpo e spazio extracorporeo – Per manipolare un oggetto il cervello integra le informazioni provenienti dalla visione e dal tatto fornendo informazioni percettive complete e armonizzate
su tutte le qualità percettive dell’oggetto (la forma, il colore, la temperatura, ecc).
Nel cervello esistono quindi strutture che sono deputate alla fusione di informazioni dai vari sensi (integrazione multisensoriale) ed in particolare di informazioni tattili e di informazioni
visive provenienti da oggetti a diretto contato con il nostro corpo o vicino ad esso. E’ come se ciascuna parte del corpo possedesse, oltre ai recettori per il tatto o il dolore (speciali
sensori che ci informano di ogni tipo di stimolazione), anche un sistema per monitorare lo spazio visivo attorno ad essi. Una specie di alone di spazio, il cosiddetto spazio peripersonale, che
circonda ogni parte del nostro corpo e dove ogni sensazione visiva in arrivo viene codificata in relazione alla sensazione tattile che genera o che potrebbe generare. Poichè il nostro
corpo è in continuo movimento, ed in particolare lo sono le mani che noi usiamo per raggiungere e manipolare gli oggetti, lo spazio «peripersonale» si sposta insieme alle
varie parti del corpo.

Approfondendo la conoscenza di questo particolare ambito, la recente scoperta dei ricercatori dell’Università Bicocca getta luce, quindi, sull’affascinante problema della
rappresentazione cerebrale del corpo, della coscienza del proprio corpo e della relazione tra corpo e spazio extracorporeo, fondamentale per la nostra quotidiana vita di relazione.

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