Salvaguardia dell'agricoltura, dell'ambiente e del territorio abruzzese

Pescara – Diventa sempre più vivace il dibattito sul paventato insediamento, in una delle zone agricole più vocate d’Abruzzo, del Centro Oli di Ortona, in vista
del Consiglio regionale straordinario del 4 marzo prossimo che potrebbe definitivamente bloccare l’impianto per l’estrazione e la lavorazione di gas e greggio, la Cia d’Abruzzo, con una nota
del presidente Domenico Falcone, ribadisce le motivazioni della propria contrarietà nei confronti dell’insediamento petrolifero.

L’uso del territorio non può essere subordinato a delle contingenze ma scaturisce da scelte strategiche di ampio respiro. Eravamo e restiamo fortemente convinti che, a seguito delle
ferme e civili battaglie degli anni settanta, la popolazione e le istituzioni abruzzesi, osteggiando e sconfiggendo insediamenti quali la Sangrochimica, la Rohm and Haas e l’Ortonium, avevano
sancito un corretto uso del proprio territorio salvaguardando e valorizzando le vocazioni naturali e trovando un giusto equilibrio tra le diverse attività produttive: agricoltura,
artigianato, turismo, industria.

Da quelle coraggiose lotte è scaturita la nuova immagine dell’Abruzzo che, oggi, può fregiarsi dell’invidiato appellativo di «regione verde d’Europa» con un terzo del
proprio territorio tutelato dove tre parchi nazionali, uno regionale ed una serie di oasi e riserve naturali hanno innescato un processo di sviluppo dell’economia avviando quel necessario
percorso di riequilibrio territoriale, economico e sociale che non va abbandonato ma ulteriormente incoraggiato e sostenuto.

Un’Abruzzo che ha trovato e trova in un’agricoltura di qualità che punta sui propri prodotti tipici un’alleata nell’azione di valorizzazione dell’ambiente e del territorio e della sua
storia, cultura e tradizione ed è, nel contempo, presente con prodotti d’eccellenza sui mercati italiani ed internazionali.

Una regione che non ha affatto chiuso le porte all’industria ma che ha avuto la lungimiranza di privilegiare gli insediamenti compatibili; è il caso di ricordare che la Sevel e la Honda
sono l’alternativa alla Sangrochimica ed alla Rohm and Haas, petrolio e chimica; il Consorzio Citra, 9 cantine Sociali, all’Ortonium, elettrodi di carbonio.

La realizzazione, da parte dell’Eni, del tanto discusso Centro Oli di Ortona rappresenterebbe la cancellazione di un percorso virtuoso che ha avuto la capacità di coniugare le scelte
delle popolazioni, gli investimenti pubblici e privati e lunghi anni di impegno e duro lavoro che hanno contribuito a far fare all’Abruzzo quel salto di qualità, economico e sociale, che
lo ha portato, prima tra le regioni d’Europa, ad uscire dalle aree sottosviluppate.

In virtù di queste considerazioni la Cia d’Abruzzo ha espresso la propria convinta contrarietà al Centro Oli di Ortona.

Non è in ballo, come semplicisticamente si vorrebbe far intendere, la difesa di una vigna. La posta in gioco è molto più alta e riguarda la salvaguardia di un modello di
sviluppo che va oltre i confini di Ortona e riguarda l’intera regione, le sue attività produttive ed economiche, l’uso razionale del proprio territorio. Elementi di fondo che non possono
essere merce di scambio né per qualche, incerto, posto di lavoro né per offerte di royalties. Pur rifuggendo da visioni catastrofiche, a questi elementi vanno aggiunte le
legittime preoccupazioni sugli eventuali, possibili, danni alla salute ed all’ambiente.

Il buon senso indurrebbe, quindi, a non cancellare ciò che faticosamente si è costruito e, ritrovando un’unità d’intenti, a ridare slancio e vigore, nell’interesse
generale, ad un condiviso progetto di crescita del nostro Abruzzo.

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