Ritardatari, prendetevela comoda

Un giudice del lavoro di Milano ha emesso un’ordinanza, in procedura d’urgenza, secondo la quale non sarebbe possibile licenziare un lavoratore che arrivi in ritardo ripetutamente e senza
apparente motivo, il caso riguarda un operaio impiegato in una ditta di ascensori che, dopo tre contestazioni disciplinari a causa di «reiterati e sistematici ritardi», a febbraio
era stato licenziato per «scarso rendimento e negligenza».

«Si tratta certamente di un comportamento fortemente censurabile» ha commentato il magistrato in questione «a maggior ragione perché non sorretto da alcuna valida
giustificazione e ciò a prescindere dalla verifica delle conseguenze di tali ritardi». Il datore di lavoro è comunque tenuto ad esercitare il suo potere disciplinare con la
dovuta gradualità. «Nel caso di specie – ha spiegato il giudice – la società ha incautamente comminato la sanzione più grave senza seguire la necessaria
gradualità; per tale ragione, ed esclusivamente per questa, il ricorso si ritiene sorretto dal requisito del ‘fumus boni iuris’». In pratica il ricorso è stato accolto solo
a causa della fretta dimostrata dall’azienda di sbarazzarsi del dipendente ritardatario.
Morale della favola: anche a fronte di un comportamento palesemente scorretto, il datore ha il dovere di applicare al lavoratore sanzioni disciplinari graduali, prima di ricorrere alle misure
estreme.

Laura Svaluto Moreolo

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