Risparmio gestito: anche nel 2007 bruciati circa 20 miliardi di euro

Finito il 2007 possiamo fare i conti di quanto è costato ai risparmiatori italiani mantenere la così detta industria del risparmio gestito (come pomposamente amano definirsi),
facciamo quattro conti approssimati per difetto. Il complesso dei soldi investiti in fondi comuni italiani (di qualunque categoria e natura) nel 2007 ha reso la bellezza dell’1,36%.

In sostanza, nel 2007, i soldi affidati ai gestori italiani, nel loro complesso, non hanno neppure mantenuto il potere di acquisto. Quindi, nel 2007, sostanzialmente gli italiani hanno rimesso
soldi, in termini reali, affidandosi ai gestori. Approfondendo l’argomento, come ogni anno, c’è da rimanere basiti. A fronte di questo magro risultato, il rendimento dei titoli di stato
nel 2007 è stato del 4,09%. L’indice relativo ai semplicissimi CCT ha reso il 3,95%. Il mercato azionario mondiale è stato, seppur di poco, positivo: l’1,185%.
Già conosciamo la risposta dei «professionisti del risparmio gestito». Il risultato dei fondi deve essere apprezzato nel medio/lungo termine. Allora vediamo il rendimento
generale dei fondi nei passati 5 anni: 16,45% mentre l’indice RENDISTATO dei titoli di stato ha reso il 19,91% e l’indice azionario mondiale il 69,85%! Se scendiamo nel dettaglio delle singole
categorie di fondi comuni d’investimento le cose peggiorano.
I fondi obbligazionari nell’ultimo anno hanno reso l’1,34%, meno dell’inflazione, molto meno dei CCT e dell’indice RENDISTATO. Negli ultimi 5 anni, i fondi obbligazionari hanno reso l’8,76%,
meno della metà dell’indice RENDISTATO.
Una categoria interessante è quella dei fondi così detti «Flessibili». Sono quei fondi che offrono un’ampia possibilità ai gestori di passare dalla componente
rischiosa a quello meno rischiosa in base alle loro attese sull’andamento dei mercati.
Ebbene, anche nel 2007, per l’ennesima volta, i gestori hanno utilizzato malissimo questa loro «libertà d’azione». Il complesso dei fondi flessibili italiani, nel 2007 ha
reso l’1,07%, meno della media stessa dei fondi!

Come si può vedere, quindi, anche quest’anno si è confermata la «regola» che vede il complesso dei fondi fare peggio della media del mercato di circa il 2%. Questo non
è dovuto all’incapacità dei gestori, tutt’altro! è dovuto alla capacità del sistema di fare quello per cui è progettato: tosare i risparmiatori con i costi
che sono, per l’appunto tra il 2% ed il 4% all’anno (a seconda dei prodotti, i fondi comuni sono fra quelli più «economici»). A fronte di questo costo non esiste nessun reale
servizio. L’unico servizio concreto che offrono questi prodotti (al di là della favola della gestione professionale) è la diversificazione degli investimenti, che però,
può essere acquistata ad un decimo del costo attraverso dei semplici ETF. Ad esempio, il complesso dei fondi comuni azionari specializzati nell’area EURO nel 2007 ha reso 1,62%, l’indice
di riferimento, ovvero MSCI Euro ha reso il 10,38%, l’ETF SPDR EURO ha reso l’8,52%!
I maggiori costi dell’industria del risparmio gestito sono dovuti solo all’ignoranza dei risparmiatori che viene abilmente sfruttata dalla banche. Quanto costa, in soldoni, questa ignoranza?
Molto di più di una finanziaria di quelle super-pesanti! Secondo i dati Assogestione, il sistema gestisce circa mille miliardi di euro! Il 2% di questa cifra fa la bellezza di 20
miliardi di euro! Questo è il costo dell’inefficienza della gestione del risparmio degli italiani.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio

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