Riscatto dei periodi di aspettativa per motivi di famiglia, ai fini pensionistici Inpdap

D: Volevo sapere se può essere riscattata l’aspettativa per motivi di famiglia, ai fini della pensione Inpdap

R: La facoltà di riscatto ai fini pensionistici dei periodi di aspettativa per motivi di famiglia, fruiti prima del 31 dicembre 1996, è attivabile dai dipendenti in servizio,
secondo quanto ha chiarito l’Inpdap con la Circolare n. 6 del 2008 e tale facoltà era stata introdotta dalla legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007), e attuata dal DM 31 agosto 2007 e sulla
base delle indicazioni del Ministero del lavoro (Nota del 2 aprile 2007).
Gli interessati hanno facoltà di richiedere la copertura contributiva anche solo parzialmente.
I periodi di aspettativa devono collocarsi in ogni caso dentro un rapporto di lavoro subordinato con iscrizione a una delle casse gestite attualmente dall’INPDAP.
Il congedo in questione è previsto dalla legge n. 53 del 2000 e consente ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, di assentarsi dal lavoro per gravi e documentati motivi familiari,
per un periodo non superiore a due anni. I «gravi motivi» che danno diritto al riscatto sono i seguenti:

a) le necessità familiari derivanti dal decesso di una persona;
b) le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura/assistenza delle persone di famiglia;
c) le situazioni di grave disagio personale;
d) le situazioni riferite ai parenti che derivano da determinate patologie che comportano la riduzione/perdita dell’autonomia personale, o richiedono frequenti monitoraggi clinici o
strumentali, o richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario, patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva.

La facoltà di presentare domanda di riscatto è estesa pure ai soggetti cessati prima del 21 novembre 2007 (data di entrata in vigore del DM) purché gli stessi fossero in
servizio al 1° gennaio 2007 e a condizione che la relativa istanza sia stata presentata entro il termine perentorio di 90 giorni dall’entrata in vigore del citato decreto (19 febbraio
2008).
I soggetti che intendano riscattare tali periodi di aspettativa devono produrre copia autentica del provvedimento con il quale il datore di lavoro ha concesso l’aspettativa ovvero, qualora non
siano in possesso di tale provvedimento, devono indicare gli estremi dello stesso in modo che l’Inpdap possa procedere alla relativa istruttoria nei confronti del datore di lavoro.

I periodi antecedenti al 31 dicembre 1996 ammessi al riscatto rientrano nel tetto massimo spettante a ciascun lavoratore di due anni di congedo, continuativo o frazionato, per gravi e
documentati motivi di famiglia.
Per l’ammissione a riscatto l’Inpdap accerterà che il periodo oggetto di richiesta non risulti coperto da contribuzione (obbligatoria, volontaria o figurativa) nelle diverse gestioni
assicurative. A tal fine gli interessati devono allegare alla domanda un’apposita autodichiarazione (ai sensi del dpr n. 445/2000) dalla quale si evinca che, per il periodo del quale si chiede
il riscatto, non esiste contribuzione presso alcuno degli istituti gestori di forme di previdenza obbligatoria.
Dunque il riscatto potrà essere ammesso solo per la parte che non risulti già coperta con contribuzione fermo restando la facoltà del dipendente di poter riscattare anche
solo parzialmente i periodi di aspettativa fruiti antecedentemente al 31 dicembre 2006.

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