Rimborso dell'Irap ai lavoratori autonomi, senza capitali e collaboratori

Con sentenza dell’11 ottobre 2007, n. 21421 Sezione tributaria della Corte di Cassazione ha chiarito che se un lavoratore autonomo non ha capitali e non si avvale di lavoro altrui deve essere
rimborsato del tributo Irap che già avesse pagato ed in particolare ha sostenuto che «l’esistenza di una autonoma organizzazione, costituente il presupposto per
l’assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni, esclusi i casi di soggetti inseriti in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed
interesse, non deve essere intesa in senso soggettivo, ma oggettivo, nel senso di esigere un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di
beni strumentali e di lavoro altrui».

Fatto e diritto

Un lavoratore autonomo, a seguito del silenzio rifiuto formatosi sulla propria istanza di rimborso, ha adito la Commissione Tributaria per ottenere il riconoscimento del suo diritto al rimborso
dell’imposta Irap per gli anni dal 1998 al 2000. Il ricorrente ha anche eccepito profili di legittimità costituzionale, correlati all’assenza dei presupposti dell’imposizione, previsti
dalle disposizioni di cui all’art. 2 D. Lgs. n. 446 del 1997, con particolare riguardo all’esercizio di una attività autonomamente organizzata. La Commissione Tributaria, ha accolto il
ricorso.

Contro tale pronuncia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate hanno fatto ricorso in Cassazione, argomentando che il lavoratore autonomo non si era opposto e che
la loro Commissione regionale avrebbe errato nell’interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 156 del 2001, e che comunque il tributo, a loro modo di vedere, è comunque
applicabile anche nel caso in cui l’attività professionale venga svolta in assenza di una organizzazione di capitali o di lavoro altrui, dato che il presupposto dell’imposta sarebbe
costituito dallo svolgimento abituale dell’attività diretta alla produzione o scambio di beni o alla prestazione di servizi.

La decisione della Sezione tributaria della Corte di Cassazione

Per la Sezione tributaria della Corte di Cassazione il ricorso del Ministero dell’Economia e delle Finanze deve essere dichiarato inammissibile. La stessa sezione Tributaria infatti anche alla
stregua dell’interpretazione costituzionalmente orientata, fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, ha già affermato (sentenza 3673 del 2007 ed altre) che
l’esistenza di una autonoma organizzazione, costituente il presupposto per l’assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni, esclusi i casi di soggetti inseriti in
strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse, non deve essere intesa in senso soggettivo, ma oggettivo, nel senso di esigere un apparato esterno alla persona
del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui.

Aggiunge la Sezione tributaria che tale organizzazione è riscontrabile ogni qualvolta il professionista si avvalga, in modo non occasionale, di lavoro altrui, o impieghi beni strumentali
eccedenti, per quantità o valore, il minimo comunemente ritenuto indispensabile per l’esercizio dell’attività, costituendo indice di tale eccedenza, fra l’altro, l’avvenuta
deduzione dei relativi costi ai fini dell’Irpef o dell’Iva, ed incombendo al contribuente che agisce per il rimborso dell’imposta, indebitamente versata, l’onere di provare l’assenza delle
predette condizioni. Pertanto, un tale accertamento deve essere compiuto con riferimento a tutti e tre gli anni d’imposta (dal 1998 al 2000), in ordine ai quali è stato chiesto il
rimborso dell’Irap.

Corte di Cassazione, Sezione tributaria, sentenza 11 ottobre 2007, n. 21421

Presidente Paolini – Relatore Genovese – Ricorrente Marino – Controricorrenti Ministero delle Finanze ed altro

Rilevato:

– che a seguito del silenzio rifiuto formatosi sulla propria istanza di rimborso, il contribuente, il dottor Renato Marino, lavoratore autonomo, ha adito la C.T.P. di Milano per ottenere il
riconoscimento del diritto al rimborso dell’imposta Irap per gli anni dal 1998 al 2000;

– che il ricorrente ha anche eccepito profili di legittimità costituzionale, correlati all’assenza dei presupposti dell’imposizione, previsti dalle disposizioni di cui all’art. 2 D. Lgs.
n. 446 del 1997, con particolare riguardo all’esercizio di una attività autonomamente organizzata;

– che la C.T.P. ha accolto il ricorso;

– che l’Ufficio ha proposto appello, eccependo che l’attività lavorativa era stata espletata con l’ausilio della autonoma organizzazione prevista dalla norma impositiva, ma la C.T.R.
l’ha respinto e compensato le spese;

– che, secondo i giudici del riesame, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 156 del 2001, nel caso controverso, sarebbero mancati gli elementi relativi al capitale ed al lavoro
altrui, considerati rappresentativi o costitutivi del presupposto impositivo dell’Irap, ossia della «organizzazione autonoma»;

– che avverso tale pronuncia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate hanno proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo; che il Contribuente non
svolge difese in questa fase; che con l’unico motivo del ricorso (con il quale lamentano la violazione e falsa applicazione dell’art. 2, 3, 4, 8 D. Lgs. n. 446 del 1997 e dell’art 2222 e 2229
c.c.) i ricorrenti deducono che la Commissione regionale avrebbe errato nell’interpretazione della sentenza della Corte costituzionale;

– che sarebbe errato, innanzitutto, considerare non applicabile il tributo nel caso in cui l’attività professionale venga svolta in assenza di una organizzazione di capitali o di lavoro
altrui, atteso che il presupposto dell’imposta sarebbe costituito dallo svolgimento abituale dell’attività diretta alla produzione o scambio di beni o alla prestazione di servizi.

Considerato:

– che, preliminarmente, deve essere dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero dell’Economia e delle Finanze che non è stato parte nel giudizio di appello, svoltosi nei confronti
dell’agenzia delle Entrate;

– che, nel merito, il ricorso dell’Agenzia delle Entrate è infondato e deve essere respinto;

– che, infatti, questa Corte, anche alla stregua dell’interpretazione costituzionalmente orientata, fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, ha già affermato
(sentenza 3673 del 2007 ed altre) che l’esistenza di una autonoma organizzazione, costituente il presupposto per l’assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni,
indicati nell’art. 49, comma primo, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, esclusi i casi di soggetti inseriti in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse,
non deve essere intesa in senso soggettivo, ma oggettivo, nel senso di esigere un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni
strumentali e/o di lavoro altrui;

– che tale organizzazione è riscontrabile ogni qualvolta il professionista si avvalga, in modo non occasionale, di lavoro altrui, o impieghi beni strumentali eccedenti, per
quantità o valore, il minimo comunemente ritenuto indispensabile per l’esercizio dell’attività, costituendo indice di tale eccedenza, fra l’altro, l’avvenuta deduzione dei
relativi costi ai fini dell’Irpef o dell’Iva, ed incombendo al contribuente che agisce per il rimborso dell’imposta, indebitamente versata, l’onere di provare l’assenza delle predette
condizioni;

– che, pertanto, un tale accertamento deve essere compiuto con riferimento a tutti e tre gli anni d’imposta (dal 1998 al 2000), in ordine ai quali è stato chiesto il rimborso dell’Irap;

– che il giudice di merito, con valutazione in fatto incensurabile in questa sede, perché immune da vizi motivazionali, logici e giuridici, ha escluso la sussistenza del presupposto
impositivo;

– che il ragionamento da esso compiuto è adeguato al principio di diritto sopra enunciato;

– che, nella specie, peraltro, non viene censurata la motivazione della sentenza in ordine alla insussistenza in concreto dell’organizzazione autonoma del lavoratore autonomo;

– che il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato esonera il Collegio dal provvedere sulle spese di questa fase.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso del Ministero delle Finanze e rigetta quello proposto dall’Agenzia delle Entrate.

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