Rilevanza penale se l'azienda omette di effettuare le denunce contributive mensili

Con sentenza del 16 aprile 2008, n. 15674, la sezione terza della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che tutti i datori di lavoro che non hanno presentato e non presentano all’Inps le
denunce contributive mensili ovvero i modelli DM 10 incorrono nel reato di omessa presentazione delle denunce mensili obbligatorie previsto dall’art. 37 della legge 689/81 (“Omissione o
falsità di registrazione o denuncia obbligatoria”) che attribuisce rilevanza penale all’omissione quando da essa deriva l’omesso versamento di contributi e premi previsti dalla legge per
una somma mensile non inferiore al maggior importo tra euro 2.582,28 e il 50% dei contributi complessivamente dovuti.
Il citato articolo 39 stabilisce, infatti, che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che, al fine di non versare in tutto o in parte contributi e premi
previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie, omette una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero esegue una o più denunce obbligatorie in tutto o,
in, parte, non conformi al vero, è punito con la reclusione fino a due anni quando dal fatto deriva l’omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e
assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra cinque milioni mensili e il cinquanta per cento dei contributi complessivamente dovuti.
Fermo restando l’obbligo dell’organo di vigilanza di riferire al pubblico ministero la notizia di reato, qualora l’evasione accertata formi oggetto di ricorso amministrativo o giudiziario il
procedimento penale è sospeso dal momento dell’iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all’articolo 335 del codice di procedura penale, fino al momento della decisione
dell’organo amministrativo o giudiziario di primo grado.
La regolarizzazione dell’inadempienza accertata, anche attraverso dilazione, estingue il reato.
Entro novanta giorni l’ente impositore è tenuto a dare comunicazione all’autorità giudiziaria dell’avvenuta regolarizzazione o dell’esito del ricorso amministrativo o
giudiziario”.
Dalla portata dell’articolo 39 si evince la rilevanza penale per il datore di lavoro che incorra nei descritti reati.
A tale riguardo l’intervento della Cassazione ha chiarito l’avverbio «complessivamente», che per il datore di lavoro doveva riferirsi a più mensilità.
Per la Corte, invece, l’omesso adempimento ha rilevanza penale.

Fatto e diritto
Un datore di lavoro si era reso colpevole di avere omesso, quale legale rappresentante della società, di versare all’Inps le ritenute previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni
corrisposte ai lavoratori e di presentare le denunce mensili obbligatorie (modelli DM10).
Da tale fatto era derivato l’omesso versamento di contributi per importi mensili non inferiori al maggior importo tra ?. 2.582,28 e il 50% dei contributi complessivamente dovuti (?. 205.992). e
di avere omesso di versare all’Inps le ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei dipendenti registrati nel libro paga per il periodo in questione.
La Corte d’appello di Milano confermava la condanna alla pena della reclusione e della multa inflitta nel giudizio di primo grado ed allora il datore di lavoro ricorreva in Cassazione,
esponendo che illegittimamente era stata ritenuta la configurabilità del reato di cui all’articolo 37 della legge n. 689/1981 perché dall’omessa presentazione dei mod. DM10 era
derivato un omesso versamento di contributi superiore, nel mese, non solo alla somma di ?. 2.582,28, ma anche all’importo corrispondente al 50% dei contributi complessivamente dovuti.

La decisione della Corte di Cassazione
Per la Cassazione, tale interpretazione non era condivisibile perché la norma prevede, per la sussistenza del reato, che l’omesso versamento mensile, conseguente all’omessa denuncia
mensile, sia superiore al maggiore importo tra ?. 2.582,28 mensili e il 50% dei contributi complessivamente dovuti.
Inoltre la citata norma non aveva richiamato la locuzione «mensile», ma aveva usato l’avverbio «complessivamente» con riferimento alla
totalità dei contributi e, quindi, a più mensilità.
Così la Corte di Cassazione ha rigettato l’istanza del datore di lavoro ed ha attribuito rilevanza penale all’omissione delle denunce mensili obbligatorie, non riducendo la pena chiesta
dal datore di lavoro stesso.

Suprema Corte di Cassazione, sezione terza, sentenza n. 15674 del 16 aprile
2008

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