RE BITTO e re bitto

RE BITTO e re bitto

By Redazione

12 Novembre 2009
Ecco un articolo a firma del giornalista Paolo Marchi de “Il Giornale” a difesa del Bitto Storico.

La querelle in atto tra il Consorzio Tutela Formaggio Casera & Bitto e i Casari della Val Gerola produttori del BITTO STORICO, si sta infiammando sempre di più.
Credo che ci sia una via di uscita: i casari della Val Gerola (che producono circa mille forme all’anno di questo eccezionale formaggio) escono dalla dop e dal Consorzio e “firmano” il loro
capolavoro

con altro nome, e certamente,  vista l’assoluta eccellenza di questo formaggio i canali di vendita saranno assicurati.
Noi personalmente non abbiamo nulla contro il Consorzio, anzi.
E si deve riconoscere a questo consorzio lo sforzo ventennale di aver fatto conoscere in Italia e nel mondo i grandi formaggi valtellinesi.
Ci auguriamo solo che questa querelle finisca presto in quanto il consumatore medio non “capisce” nella sua interezza questi continui litigi e resta confuso.
Attilio Scotti
 

    Vogliono uccidere il Bitto
    Mercoledì 11 novembre 2009
    https://www.marchidigola.it/?cat=4
 
Partirà da Morbegno in Valtellina il nuovo tour di Van De Sfroos, un incontro venerdì sera ed un secondo sabato.
A lui si è rivolto Michele Corti con un appello in difesa del Bitto Storico, quello che, forte di sedici alpeggi ribelli, rifiuta di confluire nel consorzio della dop, per manifesta
superiorità.
Il problema è politico e qualitativo.
La politica ha permesso a suo tempo di estendere la zona di produzione di un capolavoro all’intera provincia di Sondrio, come affidare le maestranze della squadra corse di Maranello alla Fiat
(visti i risultati, dev’essere quanto accaduto nell’ultimo mondiale).

Quanto alla qualità è presto detto: latte crudo (di vacca e di capra) proveniente da pascoli estivi in alta quota contro il generico latte di mucca e qualche scorciatoia (niente
più latte di capra, mangimi e fermenti selezionati, la banalizzazione insomma), roba da prodotti di massa, da toast alla stazione dei treni, certo un insulto alla storia del Bitto, un
formaggio capace di invecchiare anche dieci anni e di regalare ancora un incredibile arcobaleno di profumi.
Senza scordarci l’importanza di avere montagne abitate.
E Van De Sfroos?
Il torrente Bitto sfocia a Morbegno, un suo gesto di solidarietà con i casari di Gerola Alta, lì avrebbe un forte impatto.
Si tenga infatti conto che l’associazione di tutela del Bitto Storico è stata multata per decine e decine di migliaia di euro.
Per me è un ottimo motivo per vergognarmi di avere scritto dell’ultima festa del bitto (bitto? In questo caso la minuscola è d’obbligo), per maledire la furbizia, in questo caso
ottusa, di noi italiani e per ignorare, d’ora in poi, un prodotto, quello del consorzio, che ha una forbice qualitativa tra il mediocre e il buonino, quando il Bitto autentico (che si
vorrebbe non si chiamasse più Bitto) mal che vada è buono.
Scritto da Paolo Marchi in Penne all’arrabbiata  (www.marchidigola.it)

 Articolo segnalato e commentato da Attilio Scotti per Newsfood.com

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