Pushkar, regno della cucina vegetariana

Pushkar, regno della cucina vegetariana

L’India ha da sempre affascinato gli occidentali. Con le sue numerose divinità, le contraddizioni sociali, le usanze insolite, questo Paese ha sempre occupato un posto particolare
nell’immaginario europeo, a volte più terra di fiaba che luogo reale. Ebbene, ancora oggi, in un Paese che si avvia a diventare superpotenza economica e mondiale, esistono ancora luoghi
dove si può ritrovare quell’ammaliante stranezza. Uno di questi, è Pushkar la città vegetariana.

Pushkar si trova nel Rajahstan a otto ore di macchina da Delhi. Appena dentro l’abitato, si percepisce l’atmosfera «da India», quel fascino esotico che molti viaggiatori cercano
ancora. La città, innanzitutto, è estremamente silenziosa: le macchine sono proibite, il mezzo di locomozione più diffuso è la bicicletta, con pochi scooter,
risciò e pochissimi touk touk, gli Ape a tre ruote. Per le strade i contadini delle campagne offrono direttamente i loro prodotti e gli abitanti convivono con i numerosi animali, cammelli,
scimmie, macachi, mucche, vitelli, cani, capre, considerati sacri e trattati con rispetto; alla sera, alcuni raccolgono la spazzatura ed il cibo avanzato, numeroso per la mancanza di un sistema
fognario moderno, e glielo offrono in dono. Le costruzioni moderne sembrano sbiadire di fronte agli antichi templi e alle case, coloratissime se si affacciano sul quartiere del mercato e bianche
di fronte al lago. E, più di tutto, la città si distingue per le sue regole alimentari: a Pushkar, per ragioni religiose è vietato mangiare carne.

L’unica via d’accesso al luogo è una porta nelle mura cittadine. Lì è presente un posto di blocco, con due funzioni essenziali: raccogliere il dazio simbolico di 5 rupie
(circa 8 centesimi di euro) e controllare che non venga introdotto niente di impuro, come droghe, uova e, soprattutto, carne.

Non si pensi che tale proibizione alimentare renda moribonda la cucina o xenofoba la popolazione, tutt’altro. Nei locali e negli alberghi si trova una varietà di cibi: dal Pakora,
frittelle cotte nell’olio, al riso preparato con ogni tipo di verdura, al naan, pane con il burro, ai piatti cinesi, fino alle pietanze tipiche della culinaria israeliana. Non manca un
«omaggio» all’Italia, con pizze di buona qualità e una rielaborazione degli spaghetti bolognesi. Nei ristoranti, per tradizione situati vicino al lago, nei piani più
alti dei palazzi, vengono serviti liquori, indigeni o importati, che reggono il confronto con quelli europei e sono apprezzati dai numerosi turisti.

La proibizione della carne deriva dallo status religioso di Pushkar. Secondo l’induismo, la città ed il lago locale sono sacri a Brahma: lo specchio d’acqua sarebbe nato da una sua lacrima
e qui si trova l’unico tempio a lui dedicato nel mondo. Per i fedeli, un luogo di preghiera e purificazione di tale spessore non deve essere contaminato da cose «inquinate», come
appunto la carne. A pochi chilometri sorge Ajmer, città santa dell’Islam, celebre per la presenza del Dargah, il santuario musulmano costruito intorno al mausoleo di Khwaja Moinuddin
Chisti, fondatore in India dell’ordine dei Sufi. Le due religioni convivono abbastanza pacificamente ma, fa notare un bramino sostenitore della tolleranza reciproca tra fedi «se troviamo
qualcuno che mangia carne, dopo aver ammazzato una mucca, lo ammazzeremmo senza pensarci su due volte».

Si, a Pushkar la carne è un male intollerabile, il divieto più vincolante. Lo ricordano le scritte sui muri, lo affermano i camerieri dei locali, disposti ad infrangere la legge
procurando dell’hashish ma inflessibili quando si parla di cibo perché «Qui a Pushkar nessuno mangia carne. Non si vende, non si compra, non si cucina, non si mangia». Paese
che vai, usanze (alimentari) che trovi.

Matteo Clerici

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