Prove psico-attitudinali: competenza giurisdizionale della P.A.

Con sentenza del 25 settembre 2007, n. 4691, il Consiglio di Stato, sezione quarta, ha chiarito che nelle prove psico-attitudinali la competenza giurisdizionale appartiene alla P.A.
In altre parole i giudizi sulla eventuale inidoneità psico-attitudinale di un aspirante all’assunzione (nel caso esaminato si trattava di un aspirante all’Arruolamento nel Corpo della
Guardia di Finanza) appartiene solo alla P.A. e non può essere chiesto al giudice di sostituirsi nel giudizio tecnico.
Secondo il Consiglio di Stato, la giurisdizione sulle citate valutazioni a contenuto tecnico-specialistico, che permette il totale e diretto accertamento dei requisiti esaminati, appartiene
alla P.A e tali valutazioni della PA possono essere sostituite solo a seguito di un apposito giudizio tecnico (diverso) formulato da un consulente tecnico.

Fatto e diritto
Un aspirante finanziere, che aveva partecipato alla selezione per l’arruolamento nell’anno 2001 di n. 270 allievi finanzieri in ferma breve, era stato dichiarato inidoneo al servizio dalla
Commissione per gli accertamenti psico attitudinali in quanto «soggetto che allo stato appare scarsamente motivato con scarso controllo emotivo. Non adattabile» e
quindi aveva impugnato in primo grado il provvedimento contro il il Ministero delle Finanze.
Il TAR al quale si era rivolto aveva accolto il ricorso, rilevando che dalle relative risultanze l’aspirante poteva essere assunto.

Le motivazioni del Ministero delle Finanze
Il Ministero delle Finanze ha chiesto che il ricorso di primo vinto dal finanziere fosse respinto, adducendo che l’Istituto di Medicina Legale della Università, nonostante l’indiscussa
professionalità nell’ambito di specifica pertinenza (medica), non ha i necessari strumenti per pervenire ad un giudizio psico-attitudinale (militare) riferito ai particolari compiti e
che la legge demanda specificatamente l’accertamento ai servizi di medicina militare e, nella specie, all’apposita sottocommissione di concorso, composta in Collegio da Ufficiali periti
selettori.
Inoltre, secondo il Ministero delle Finanze, il ricorrente era stato giudicato inidoneo all’accertamento dei requisiti attitudinali e non dei requisiti psico-fisici e i giudizi volti a
determinare l’idoneità psico-attitudinale di un candidato ad un pubblico impiego attengono al merito e non alla legittimità dell’azione amministrativa.

Le prove psico-attitudinali
Le prove psico-attitudinali sono dirette ad accertare il possesso, ai fini del servizio di polizia, di una personalità sufficientemente matura con stabilità del tono dell’umore
(ed altro) tanto che tali prove vagliano le relative condizioni in un preciso e dato momento e si concludono con una dichiarazione di idoneità o non idoneità a prestare servizio
nel Corpo. Tale valutazione, secondo il Comando generale della Guardia di Finanza, non è revisionabile.

La difesa dell’aspirante
L’appellato si è costituito in giudizio adducendo che il bando di concorso, se non in violazione dell’art. 24 della Costituzione, non può essere interpretato come ostativo a
qualsiasi forma di controllo giurisdizionale.

La decisione del Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello del Ministero e respinto il ricorso di primo grado dell’aspirante finanziere chiarendo che nelle prove psico-attitudinali la competenza
giurisdizionale appartiene alla P.A. e non può essere chiesto al giudice di sostituirsi al essa nel giudizio tecnico.
Secondo il Consiglio di Stato, infatti, alla P.A. appartiene la giurisdizione sulle citate valutazioni a contenuto tecnico-specialistico e tali valutazioni della PA possono essere sostituite
solo a seguito di un apposito giudizio tecnico (diverso) formulato da un consulente tecnico.

Consiglio di Stato, sezione quarta, sentenza n. 4691 del 25 settembre 2007
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