Procacci: «Ok al federalismo fiscale ma non quello proposto dal Pdl»

By Redazione

«Il presidente del Consiglio ha fatto esplicito riferimento al programma presentato agli elettori, anche lì, come nel suo intervento alle Camere, si leggono obiettivi più
che scelte concrete per perseguirli, solo la parte che riguarda il federalismo fiscale trova nel programma un indiretto approfondimento, attraverso il chiaro riferimento al disegno di legge che
la Regione Lombardia ha presentato al Parlamento».

Così il senatore del Partito democratico Giovanni Procacci interviene nell’Aula di Palazzo Madama nel corso del dibattito sulla fiducia al governo Berlusconi.

«L’autonomia fiscale è a mio avviso un bene, perché prevista dalla Costituzione, ma anche perché gli amministratori locali sono più attenti e responsabili
quando spendono risorse proprie rispetto a quelle dello Stato. È un bene perché i cittadini riescono più agevolmente a controllare il rapporto tra spese ed entrate e
conoscono più facilmente come vengono spesi i loro soldi».

«Puntare sulla responsabilità della classe dirigente e delle comunità locali è una scelta giusta, ma non si può chiedere agli amministratori del Sud di
raggiungere traguardi impossibili. Nella proposta di legge del Consiglio regionale Lombardo – spiega Procacci – laddove si disciplina il fondo perequativo si legge: ‘la ripartizione delle quote
del fondo riduce di non oltre il 50 per cento le differenze di capacità fiscale per abitante’. Ecco, qui si ha l’impressione che si vogliano abbandonare a se stesse le regioni più
fragili. Perché il 50 per cento? Da dove viene fuori questo vincolo? Non possiamo accettare lo schema: prima i soldi poi le funzioni. Le norme previste in quel disegno di legge impongono
alle regioni di coprire la spesa corrente per almeno il 45 per cento con tributi propri, cosa che vedrebbe aumentare il divario tra le regioni del Sud e quelle del Nord».

«Porte aperte al federalismo fiscale ma la proposta della Lombardia, che la Pdl ha fatto propria, è destinata a suscitare il rifiuto delle regioni meridionali».

«Su questo tema fondamentale per il Paese come su altri ci confronteremo con pacatezza ma in modo intransigente, nelle istituzioni e nel paese, nella speranza che il governo sia disposto
ad un dialogo vero e – conclude Procacci – anche a rivedere alcune sue posizioni».

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