Privacy: il Garante dice basta all'«accanimento informativo»

“Rivelare e diffondere dettagli sulla salute di una persona, anche se nota, e insistere su particolari aspetti della sua vicenda privata ed umana ledono la dignità della persona e non
sono giustificati sul piano dell’essenzialità dell’informazione, ciò vale anche per una persona defunta”.

Con queste parole il Garante per la Privacy è intervenuto nel dilagare di chiacchiere, scoop e indiscrezioni che da settimane tempesta i media sulla morte di Pavarotti e sulle sue
vicende familiari. Secondo il Garante, quindi, è ora di smetterla con questo “accanimento informativo” e soprattutto “giornalisti, medici, notai e avvocati” devono tener presente che
esistono norme da rispettare scrupolosamente, anche di carattere deontologico.

Il Garante, dunque, ha richiamato alla rigorosa “osservanza di quanto stabilito dal Codice privacy e dal codice deontologico dei giornalisti, ma anche dalle regole che vincolano al segreto
professionale altri soggetti” e ha ribadito “ancora una volta che la diffusione di dati sanitari è illecita anche quando riguarda persone decedute”.

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