Prezzi, Coldiretti: «cala grano (-10%), ora scenda pane e pasta!»

Il prezzo del grano a ottobre si è ridotto almeno del 10 per cento rispetto al mese precedente e non offre quindi alibi a ulteriori rincari del pane e della pasta, che dovrebbero al
contrario diminuire.

E’ quanto stima la Coldiretti in riferimento ai dati sull’andamento dell’inflazione a ottobre che e’ salita secondo l’Istat al 2,1 per cento per effetto tra l’altro degli aumenti del pane
( 10,3 per cento) e della pasta ( 6,4 per cento).

Un aumento, sul quale stanno indagando Antitrust e Procura di Roma, che ha contribuito a determinare il calo record nei consumi di pane con una riduzione in quantità del 7,4 per cento
mentre si riducono sostanzialmente anche quelli di pasta di semola che fanno registrare una riduzione del 4,5 per cento, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen
relativi agli acquisiti domestici degli italiani nei primi otto mesi dell’anno.

Una ripresa dei consumi potrebbe essere favorita dal contenimento dei listini anche se l’esperienza del passato dimostra – precisa la Coldiretti – che alla diminuzione delle materie prime
agricole non fa seguito una diminuzione dei prezzi al dettaglio che invece, come benzina e gasolio, tendono sempre ad aumentare: negli ultimi venti anni il prezzo del pane è aumentato
del 419 per cento a fronte di una sostanziale stabilità del grano.

Peraltro il prezzo moltiplica di circa dieci volte nel passaggio dal grano in campagna al pane dal fornaio a dimostrazione del fatto che – continua la Coldiretti – nella forbice dei prezzi tra
la produzione e il consumo c’è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie. Per superare
in futuro le difficoltà di approvvigionamento sollevate dall’industria occorre – sostiene la Coldiretti – abbandonare comportamenti di acquisto speculativi sul mercato internazionale per
scegliere la strada della programmazione di filiera, alla quale l’agricoltura italiana può rispondere positivamente grazie alla flessibilità introdotta con la riforma della
politica agricola comune. L’andamento divergente tra prezzi alla produzione e quelli al consumo – sottolinea la Coldiretti – riguarda anche altri prodotti come i derivati del maiali cresciuti
in Italia per effetto del crollo del 10 per cento del compenso riconosciuto agli allevatori nelle stalle al quale non ha fatto seguito una analoga riduzione dei listini per i consumatori.

Il prezzo di 1,2 euro al chilo per il maiale – precisa la Coldiretti – moltiplica per cinque se si acquista la braciola, per dieci se si compra il salame e per oltre venti volte se è il
prosciutto a finire nella busta della spesa, con l’effetto che gli acquisti familiari di carne suina e salumi si sono ridotti del 5,1 per cento nel 2007. Una situazione insostenibile per
allevatori e consumatori che è alla base della mobilitazione della Coldiretti che Giovedì 15 novembre dalle ore 10.00 in piazza Santo Stefano a Bologna ha promosso “il giorno del
maiale” a Bologna per contrastare il caro prezzi dalla stalla alla tavola e rendere trasparente l’origine di prosciutti, salami e braciole.

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