Presentazione del volume «Quadro demografico dell'Emilia-Romagna al 1/1/2007»

Bologna – Una nuova «primavera demografica»: è quella in atto ormai da una decina d’anni in Emilia-Romagna, dal 1997 al 2007, l’incremento della popolazione ha
registrato un 7,2%, passando da 3,9 milioni circa a 4,2, grazie soprattutto al saldo migratorio positivo.

Negli ultimi 10-15 anni il tasso di fecondità totale è in continua crescita (dallo 0,99 nel 1997 all’1,37 del 2006), mentre la fascia d’età 0-14 anni costituisce oggi il
12,6% degli emiliano-romagnoli. Sono alcuni dei dati raccolti nel nuovo Quaderno di statistica, a cura del servizio Controllo strategico e statistica della Regione, dal titolo «Quadro
demografico dell’Emilia-Romagna al 1/1/2007» (Clueb editore).

«L’Emilia-Romagna – ha commentato Flavio Delbono, vicepresidente della Regione e assessore alle Finanze, durante la conferenza stampa di presentazione del volume – continua ad essere
attraente non solo per quanto riguarda i flussi migratori dall’estero, ma anche per i flussi interregionali. Useremo questi dati e l’analisi di queste tendenze per affinare le nostre
programmazioni, soprattutto per le politiche di welfare». In Emilia-Romagna c’è una ripresa della natalità e comunque della presenza infantile, che si accompagna
all’allungamento della vita (quasi 300mila gli over 80); «ciò significa – ha aggiunto Delbono – che i nostri sistemi di welfare devono tener conto di quest’evoluzione e concentrare
in prospettiva più risorse rivolte sia alla prima infanzia sia alle persone più anziane, e quindi alle due tipologie di popolazione che necessitano maggiormente di assistenza e di
cura. Il Fondo regionale per la non autosufficienza, che forse può essere considerato il progetto più grande di questa legislatura, è sicuramente una risposta».

La pubblicazione nasce dalla necessità di delineare un quadro analitico dettagliato della popolazione regionale. I dati relativi ai residenti al 1 gennaio 2007 hanno evidenziato la
continuazione di una fase di profonde trasformazioni e sottolineato l’esigenza di un’analisi che tenti di cogliere i meccanismi – natalità, mortalità, migrazione – che agiscono
sulla consistenza e sulle caratteristiche della popolazione. Il lavoro svolto vuole fornire, attraverso un uso integrato delle diverse fonti disponibili (sia demografiche che sanitarie) chiavi
di lettura di questi fenomeni, facendo anche un confronto con quanto avviene in altre regioni, italiane ed europee.

Sintesi della pubblicazione – Se fino ai primi anni ’90 la previsione era di un’implosione della popolazione emiliano-romagnola, successivamente – negli ultimi 10-15 anni – importanti
demografi italiani hanno citato il caso dell’Emilia-Romagna come quello di una «nuova primavera demografica»: un’inversione di tendenza che nessuno aveva saputo prevedere. Il saldo
naturale continua ad essere negativo (-6.073 nel 2006), anche se lo scarto tra nati e morti va via via riducendosi grazie all’aumento annuale del numero delle nascite. All’interno della
ripartizione geografica del nord-est, l’Emilia-Romagna è la regione con il minor saldo naturale negativo.

Dal 1/1/1997 al 1/1/2007 la popolazione è aumentata di circa 285.000 unità ( 7,2%); è una crescita in linea con quella che ha riguardato il nord-est del Paese nello stesso
periodo, ma ben superiore all’incremento (di circa il 4%) che ha interessato la popolazione italiana nel complesso. Si tratta però di un aumento differenziato sul territorio: la
provincia che ha registrato la crescita più consistente è quella di Reggio Emilia ( 15,4%), seguita da Rimini ( 10,5%) e Modena ( 9,2%). La provincia di Bologna ha rilevato un
5,1%. In generale, l’aumento riguarda maggiormente i Comuni tra i 5.000 e 20.000 abitanti, soprattutto se collocati in pianura o nella zona costiera, e i Comuni non capoluogo rispetto a quelli
capoluogo. Il ritmo di crescita è differente anche nelle diverse fasce di età, e interessa soprattutto i giovani e giovanissimi; la popolazione degli under 18 aumenta di circa il
20% tra il 1997 e il 2007 (106.718 unità) ma quella tra gli 0 e 2 anni cresce del 36% (30.649 unità in 10 anni). Attualmente la classe di età 0-14 rappresenta il 12,6%
della popolazione regionale; dieci anni fa era il 10,9%. Tutto ciò si spiega in parte con la maggiore presenza di immigrati stranieri; tuttavia anche la popolazione autoctona comincia a
evidenziare tassi di fecondità crescenti.

Misurando il grado di invecchiamento della popolazione attraverso l’«indice di vecchiaia» (e cioè il numero di over 65enni per 100 giovani fino a 14 anni) si nota un
«ringiovanimento»: l’indice passa infatti da circa 197 nel 1997 a circa 180 nel 2007. Questo non vuol dire però che la quota di popolazione over 65 sia in diminuzione
(aumenta di 116.268 unità tra il 1997 e il 2007, pari al 13,7%) ma che il ritmo di aumento della popolazione giovane è superiore a quello con cui cresce la popolazione
anziana.
In Emilia-Romagna il numero assoluto di morti oscilla tra i 40-45mila all’anno da oltre trent’anni. La maggior parte dei decessi (56%) avviene dopo gli 80 anni. A fronte di una sostanziale
stabilità del numero dei morti, quello dei nati, dopo il baby boom degli anni ’60, si è ridotto costantemente fino ai primi anni ’90, periodo in cui si verifica una vera
inversione di tendenza: il numero dei nati comincia a risalire timidamente, con una crescita maggiore nei territori a elevata presenza di stranieri. La ripresa demografica dell’Emilia-Romagna
è quindi legata all’aumento del numero di nati, a sua volta legato alla presenza di immigrati sul territorio, che in alcune province ha comportato il ritorno, dopo circa 30 anni, a un
saldo naturale – la differenza tra nascite e decessi – positivo: è il caso di Reggio-Emilia, Modena e Rimini.

Il vero motore della crescita è il saldo migratorio, positivo e consistente sia dalle altre regioni italiane, sia dall’estero. La quota di migratorietà interna (e cioè da
altre regioni italiane) si mantiene elevata: in Emilia-Romagna nel 2006 il saldo migratorio interno è del 4,5 per mille a fronte di un 2,7 per mille registrato nel nord-est. Tuttavia va
sottolineato che una quota di mobilità interna è dovuta ai cittadini stranieri che, seguendo l’asse di spostamento sud-nord, cambiano luogo di residenza con più frequenza
rispetto agli italiani. Infatti, se a livello nazionale gli stranieri rappresentano il 5% della popolazione, contribuiscono al movimento interno per il 15%. Il saldo migratorio con l’estero si
attesta su livelli simili a quelli della ripartizione nord-est, molto superiori alla media italiana. Al primo gennaio 2007, i cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna risultavano essere
318.076 (7,5% della popolazione residente, a fronte del 5% nazionale).
L’analisi integrata dei dati sanitari, in particolare quelli delle Schede di dimissione ospedaliera (SDO) e dei Certificati di assistenza al parto (CedaP), evidenzia l’esistenza di tassi di
fecondità differenziati per cittadinanza. Il tasso di fecondità totale (cioè il numero medio di figli per donna) nel 2006 è di 1,37 per quanto riguarda la
popolazione complessiva (era lo 0,99 nel 1997); quello della popolazione di cittadinanza italiana risulta essere di 1,19, mentre per le donne di cittadinanza non italiana è di 2,56. Il
valore complessivo più elevato si registra nella provincia di Reggio Emilia (1,53) e si spiega con la più alta incidenza di popolazione straniera residente. L’età media al
parto è di circa 31 anni, ma è un valore che media tra i 28,2 anni delle donne straniere e i 32,3 anni delle emiliano-romagnole.

Nel 2006 il numero dei nati residenti ha raggiunto quota 39.274 (la fonte è rappresentata dalle Schede di dimissione ospedaliera, SDO) con un aumento del 30% rispetto ai 30.139 nati nel
1997. Sempre nel 2006, il 17,4% (6.861 bambini) dei nati in Emilia-Romagna è straniero, ha cioè entrambi i genitori di cittadinanza non italiana. Se si considera solo la
cittadinanza di uno dei due genitori (che non implica la cittadinanza straniera del figlio) risulta che il 23% dei nati da residenti in regione ha almeno un genitore straniero. Nel 2006 si
contano 76.112 minori residenti stranieri e di questi ben 45.674, pari al 60% dei minorenni stranieri residenti, è nato in Italia: la seconda generazione cresce a ritmi più
elevati rispetto alla popolazione straniera nel complesso.
La crescente presenza di stranieri ha contribuito molto al ringiovanimento della struttura per età della popolazione emiliano-romagnola, da una parte per la più alta
fecondità – e quindi contribuendo al rialzo del numero di nati annuale – e dall’altra perché gli immigrati sono per la maggior parte giovani: il 73% circa degli stranieri
residenti ha meno di 40 anni, il 98% meno di 65 anni. Negli ultimi dieci anni le residenze di stranieri sono cresciute molto di più nei Comuni non capoluogo e soprattutto in quei
territori come la provincia di Ferrara o di Ravenna dove finora la presenza era più limitata. La provincia di Ferrara, a fronte di un’incidenza di stranieri del 4,4%, ha visto un
incremento di quasi il 16% di residenti stranieri nel corso del 2006. In generale c’è una prevalenza di uomini tra i cittadini stranieri residenti, anche se la percentuale delle donne
è cresciuta molto attestandosi per il 2007 al 48,6%, evidenziando così un processo di «femminilizzazione» dell’immigrazione dovuto non più ai soli
ricongiungimenti familiari, ma anche all’immigrazione primaria.
Il trend di aumento della popolazione straniera è seguito dalla costante crescita delle acquisizioni di cittadinanza (da 1.152 nel 2002 a 4.374 nel 2006); la maggior parte avviene con il
matrimonio, e poiché i matrimoni misti riguardano prevalentemente donne straniere con uomini italiani tra i nuovi cittadini italiani sono più numerose le donne. In Emilia-Romagna
è misto il 14,1% di matrimoni (dati 2006) e di questi l’80% è di coppie in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera.
Nonostante l’Emilia-Romagna si collochi tra le regioni europee con più elevato grado di invecchiamento, esercita comunque una forte attrazione in termini di flussi immigratori al pari di
alcune regioni in pieno sviluppo economico e caratterizzate da una struttura di età più giovane /CV.

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