Precisazioni del Governo in ordine al caso Abu Omar

La Presidenza del Consiglio dei Ministri respinge con fermezza le valutazioni critiche rese note attraverso le agenzie riguardanti un presunto comportamento «sleale» da parte del
Governo in ordine al caso Abu Omar.

Per cercare di chiarire in modo definitivo una vicenda nella quale il ruolo della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’attuale Governo è stato lineare e sempre rispettoso della
legge e delle istituzioni, va ribadito che il conflitto di attribuzioni fu deliberato sulla base di un parere motivato dell’Avvocatura dello Stato che esaminò dati oggettivi e
circostanziati che richiedevano responsabilmente una pronuncia della Corte Costituzionale sui rispettivi ambiti istituzionali del potere esecutivo e del potere giudiziario.

A ulteriore conferma della scelta di fornire la più ampia collaborazione al regolare svolgimento delle indagini e degli atti giudiziari, negli atti difensivi presentati dall’Avvocatura
dello Stato innanzi la Corte Costituzionale, viene ribadita espressamente la volontà di non interferire in alcun modo con il corso del processo penale. Tra l’altro la posizione ufficiale
del Governo venne a suo tempo espressa attraverso un comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio del 5 giugno 2007.

E’ opportuno ricordare anche che il segreto di Stato apposto dal precedente Governo nel 2004 e confermato dall’attuale esecutivo su espressa richiesta del precedente all’atto del passaggio
delle consegne, esclude quanto relativo al rapimento di Abu Omar, peraltro sempre accertabile dai magistrati con ogni consentita acquisizione probatoria pur nel rispetto del segreto di Stato.

La Procura della Repubblica di Milano, nella memoria da ultimo depositata in Corte Costituzionale in prossimità dell’udienza del 29 gennaio 2008, ha manifestato una disponibilità
alla sostituzione dei documenti «non omissati» con quelli «omissati» negli atti del giudizio penale, con ciò implicitamente ammettendo una quantomeno parziale
fondatezza del ricorso proposto dal Governo per conflitto di attribuzioni. A seguito di ciò e dei contatti intercorsi fra le rispettive difese, si è ritenuto opportuno verificare
la possibilità di una soluzione concordata del conflitto, per esplorare la quale le difese delle parti chiesero alla Corte un rinvio dell’udienza di discussione. Rinvio che la Corte
determinò di effettuare a nuovo ruolo.

La successiva crisi del Governo, rimasto in carica solo per gli affari correnti, ha impedito ogni ulteriore corso dei contatti. E’ pertanto del tutto arbitrario affermare, come sembra sia stato
fatto, che l’avvio della «trattativa» sia stato opera del Governo e, ancor di più, che al Governo sia imputabile qualunque slealtà di comportamento.

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