Pomodori Cinesi, Coldiretti: «task force per stop dal 2008»

Occorre avviare da subito un piano articolato di controlli per verificare il rispetto delle norme sull’obbligo dell’etichettatura di provenienza per la passata di pomodoro entrato in vigore
senza deroghe dal primo gennaio, al fine di evitare che sia spacciata come Made in Italy quella ottenuta dalla rilavorazione di concentrato di pomodoro cinese.

E’ quanto chiede la Coldiretti che ha attivato una propria task force sul territorio nazionale per segnalare eventuali inadempienza nel rispetto della normativa prevista dal Decreto del 17
febbraio del Ministero delle Politiche Agricole pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale N.57 del 9/3/2006. Una norma fortemente sostenuta dalla mobilitazione della Coldiretti che prevede dal primo
gennaio 2008 il venir meno di tutte le deroghe con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del pomodoro utilizzato nella passata. Nelle etichette della passata di pomodoro in vendita deve
essere ora indicato obbligatoriamente – sottolinea la Coldiretti – anche il luogo di coltivazione del pomodoro e non solo quello di confezionamento. Scaduto il termine per consentire lo
smaltimento delle vecchie confezioni con il nuovo anno – precisa la Coldiretti – non è piu’ possibile spacciare nella passata il falso Made in Italy dopo che nel 2007 sono stati oltre
160 milioni i chili di concentrato sbarcati dalla Cina nei porti italiani in fusti di oltre 200 chili di peso. Ora nelle etichette della passata di pomodoro – precisa la Coldiretti – deve
essere indicata la zona di coltivazione del pomodoro fresco utilizzato indicando o la Regione e lo Stato. Si tratta di un passo in avanti straordinario che – afferma il presidente della
Coldiretti Sergio Marini – occorre immediatamente estendere a tutti i derivati del pomodoro come sughi pronti e concentrati ed anche a tutti gli altri alimenti per favorire i controlli e
permettere l’immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi. Nonostante gli allarmi sulla sicurezza dei prodotti cinesi nel 2007 – sottolinea la Coldiretti – sono quasi
triplicate le importazioni di pomodoro concentrato dalla Cina ( 163 per cento) per un quantitativo che equivale a circa un quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata in Italia. Si
tratta – precisa la Coldiretti – di una situazione preoccupante con l’arrivo dalla Cina di un equivalente di 1,1 miliardi di chili di pomodoro fresco all’interno di quasi 800mila fusti di
triplo concentrato da ognuno dei quali è possibile ottenere oltre cinquemila confezioni di sugo pronto o 1400 confezioni di passata o più di mille tubetti di triplo concentrato
etichettati come Made in Italy.

La Cina – prosegue la Coldiretti – ha iniziato la produzione di pomodoro nel 1990 e oggi rappresenta il terzo bacino di produzione dopo Stati Uniti e Italia, con circa la metà del
concentrato che è esportato proprio nel Belpaese. La produzione cinese di concentrati di pomodoro è localizzata nei territori di Junggar e Tarim, nella regione di Xinjiang, a
nord-ovest del Paese nei pressi del confine con il Kazakistan dove operano due grandi gruppi: Tunhe, che opera dal 1993 e possiede 12 impianti, e Chalkis Tomato. Il pomodoro – sostiene la
Coldiretti – è il condimento maggiormente acquistato dagli italiani che, secondo i dati Ismea Ac Nielsen, spendono per i consumi casalinghi ben 442 milioni di euro per acquistare oltre
545 mila tonnellate di pomodori in scatola o in bottiglia. Ogni famiglia – precisa la Coldiretti – durante l’anno acquista almeno 31 kg di pomodori trasformati e, a essere preferiti, sono stati
nell’ordine i pelati (14 Kg), le passate (11 Kg), le polpe o il pomodoro a pezzi (5 Kg) e per ultimo i concentrati e gli altri derivati (1 Kg). Si tratta – continua la Coldiretti – di una delle
componenti fondamentali della dieta mediterranea alla quale conferisce determinanti proprietà salutari. Una garanzia che – continua la Coldiretti – il prodotto di origine cinese, come
confermano i recenti allarmi sulla sicurezza alimentare, non è in grado di offrire. Oltre ai giochi e alle bambole e dei cosmetici, tra le produzioni del paese asiatico, sono già
stati messi sotto accusa per i rischi alla salute – conclude la Coldiretti – anche dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica, anguille,
pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi.

Leggi Anche
Scrivi un commento