Pasqua: a tavola oltre 120 milioni di dolci tipici e tradizionali fatti in casa

Pasqua: a tavola oltre 120 milioni di dolci tipici e tradizionali fatti in casa

By Redazione

Secondo la Cia, per preparare questi prodotti tra le mura domestiche si utilizzeranno più di 200 milioni di uova fresche, 50 milioni di chili di farina, 20 milioni di chili di zucchero, un
milione di chili di miele, 3 milioni di chili di frutta fresca e secca (mandorle, nocciole, pistacchi e noci). Tutte produzioni che vengono dalla nostra agricoltura che rappresenta un’assoluta
garanzia.
 
Sulle tavole di Pasqua vince il dolce tradizionale “fai da te”. Saranno, infatti, oltre 120 milioni i prodotti che verranno elaborati e sfornati tra le mura domestiche. Una scelta che in questi
ultimi tempi si è andata sempre più affermando, viste le difficoltà economiche che impongono ai nostri connazionali di risparmiare e di diversificare i menù. A
prepararli saranno quattro famiglie su cinque. E sicuramente un dolce fatto con le proprie mani è molto più conveniente di quelli industriali acquistati nei supermercati. Ma
soprattutto si è garantiti dalla qualità degli ingredienti utilizzati (in particolare uova, farina, miele e zucchero) provenienti dalla nostra agricoltura. E attraverso essi si
rafforza il legame con le usanze gastronomiche delle varie regioni del nostro Paese. E’ quanto fa notare la Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha condotto un’indagine sui consumi
alimentari in questi giorni di festa, dove emerge, da parte degli italiani, molto chiara l’esigenza di contenere i costi e, quindi, di utilizzare sempre di più le cosiddette “ricette della
nonna”.

Per preparare questi dolci tipici dei nostri territori si utilizzeranno – avverte la Cia – più di 200 milioni di uova fresche, 50 milioni di chili di farina, 20 milioni di chili di
zucchero e un milione di chili di miele. A questi si aggiungeranno più di 3 milioni di chili fra frutta fresca (mele, pere, fragole, arance e limoni) e secca (nocciole, mandorle, pistacchi
e noci) e 3 milioni di barattoli di confetture e marmellate.

E ci sono dolci per tutti i gusti e per tutte le regioni. Si va dalla classica Pizza dolce di Pasqua del Lazio alla Schiacciata toscana, dalla Pastiera di grano napoletana alla Ciambella
marchigiana, dalla Torta pasqualina della Liguria alla Pinza triestina, dal Currucolo e dalle Scarcelle pugliesi alla Pignolata calabrese, dalla Casadina della Sardegna, alla Cassatelle
siciliane, alla Fugassa veneta. Non mancheranno, poi, pizze dolci farcite, biscotti alle mandorle e alle nocciole, ciambelle all’anice, cassate di crema e di ricotta, crostate di frutta e di
cioccolata.
Sono prodotti – rileva la Cia – che hanno origini lontanissime, un profondo legame con il tessuto sociale locale e fanno parte della cultura contadina e della tradizione rurale dei nostri
variegati territori.

Con il fare un dolce in casa – sostiene la Cia – si ottengono due risultati molto importanti: primo, si risparmia, poi si è sicuri della freschezza e della qualità e si ha un
prodotto privo di conservanti. Rispetto ad un dolce industriale o anche artigianale, si spende circa un 40 per cento in meno. E ciò non è un fatto di poco conto soprattutto in una
fase in cui le famiglie fanno i conti con una situazione economica non certo facile.
E così in questa Pasqua il dolce fatto in casa si prende la sua bella rivincita su quello industriale. Assistiamo sempre di più – sostiene la Cia – alla riscoperta di sapori
antichi, di tradizioni che hanno radici profonde nelle nostre regioni, nelle campagne, nei borghi rurali, nei tantissimi piccoli comuni italiani. Dopo gli anni di consumismo sfrenato, le famiglie
italiane, complice anche la crisi economica, ritrovano, pertanto, queste usanze. Basta, d’altra parte, vedere i vari blog su Internet per capire quanta attenzione si stia sviluppando attorno al
“fai da te” in cucina, in pasticceria: sono tutti ricchi di ricette antiche, di consigli per preparare al meglio il prodotto, in questo caso il dolce, da portare a tavola.

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