Parte la riforma delle pensioni

La Riforma Maroni va in soffitta, il 21 dicembre scorso il Senato ha approvato il disegno di legge che recepisce il protocollo sul welfare, firmato a luglio con i sindacati e le organizzazioni
datoriali, dal 1 gennaio sono così entrati nuovi criteri per andare in pensione.

Non cambiano i limiti per la pensione di anzianità: gli uomini potranno andare sempre in pensione a 65 anni e le donne a 60. A modificarsi sono, invece, i requisiti di accesso al
pensionamento anticipato fissati dalla legge 243/2004.

Sparisce il cosiddetto «scalone», che prevedeva di accedere al pensionamento anticipato minimo a 60 anni, e vengono introdotti gli scalini. Dal 1 gennaio di quest’anno si
potrà andare in pensione a 58 anni (che diventano 59 per i lavoratori autonomi) con 35 anni di contributi. Per gli anni successivi è previsto un aumento graduale del requisito
anagrafico per arrivare al 1 gennaio 2013 con 61 anni (62 per gli autonomi). Inoltre, è stato fissato un sistema di quote per permettere il pensionamento anticipato.

Le quote vengono date dalla somma dell’età anagrafica più gli anni di contributi. Da luglio 2009, quindi, si potrà andare in pensione anticipata avendo raggiunto
«quota 95» («quota 96» per gli autonomi): a 60 anni con 35 anni di contributi oppure a 59 anni con 36 di contributi (gli autonomi a 61 anni con 35 anni di contributi
oppure a 60 anni con 36 di contributi). Dal 1 gennaio 2011 bisognerà raggiungere «quota 97» per arrivare al 2013 a «quota 98». Con 40 anni di contributi, invece,
indipendentemente dall’età e se si è autonomi o dipendenti, si avrà il diritto alla pensione.

Sul fronte dei lavori usuranti, il Governo, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, dovrà emanare dei decreti legislativi per dare modo a chi lo vorrà di poter accedere
al pensionamento anticipato, con modalità diverse rispetto all’altra platea dei lavoratori dipendenti. A questo proposito, da segnalare come il riferimento al dlgs 66/2003 per la
definizione dei lavoratori notturni è stato reintrodotto dopo la sua cancellazione in commissione Lavoro della Camera. I panificatori, pertanto, dovrebbero rientrare perfettamente nella
platea dei lavoratori che potranno accedere al pensionamento anticipato, visto che superano abbondantemente le 80 notti di lavoro l’anno fissate dalla legge per definire il lavoro notturno.

Sono state introdotte, infine, delle sanzioni amministrative, da 500 a 200 mila euro, per i datori di lavoro che non rispettino gli obblighi di comunicazione riguardanti l’articolazione
dell’attività produttiva o l’organizzazione dell’orario di lavoro con le caratteristiche della cosiddetta «linea di catena» e del lavoro notturno. Stesse sanzioni previste
per dichiarazioni falsate al fine di usufruire in maniera indebita dei benefici, oltre alla responsabilità penale prevista dal codice.

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