PARLIAMO DI UNIONE EUROPEA: Dibattito sull’Europa a Milano Vapore

PARLIAMO DI UNIONE EUROPEA: Dibattito sull’Europa a Milano Vapore

By Giuseppe

PARLIAMO DI UNIONE EUROPEA: Dibattito sull’Europa a Milano Vapore

 

Da Milano un esempio per l’Europa: solidarietà, inclusività e pragmatismo sono le anime della città

Al convegno di Milano Vapore professionisti, associazioni e politica fanno il punto sullo “stile Milano”

 

Milano,  7 aprile 2024

 

Dibattito sull’Europa a Milano Vapore a “PARLIAMO DI UNIONE EUROPEA”

Da Milano un esempio per l’Europa: solidarietà, inclusività e pragmatismo sono le anime della città

Al convegno di Milano Vapore professionisti, associazioni e politica fanno il punto sullo “stile Milano”

di Saverio Fossati

L’Europa ha molti candidati e poche proposte di idee: questo il tema del convegno “Parlando di Europa”, svoltosi a Milano il 6 aprile e organizzato dall’Associazione Milano Vapore.

Giampaolo Berni Ferretti

 

 

 

Giampaolo Berni Ferretti, presidente dell’Associazione e moderatore dell’incontro, ha introdotto il dibattito: “Nella giostra dei candidati – ha detto – sembriamo i soli a parlare di idee. Ma tra Milano e l’Europa c’è un rapporto antico”.

 

 

 

La parola è subito passata a Gabriele Albertini, sindaco di Milano dal 1997 al 2006: “Milano, capitale dell’impero con Diocleziano, l’epopea di Ludovico il Moro, Leonardo… molti altri milanesi per scelta, come Verdi, hanno trovato lo spazio per esprimersi. Come Sant’Ambrogio, nato in Germania.

Gabriele Albertini

Noi milanesi siamo un po’ diversi da altri nostri concittadini italiani, anche per merito della posizione geografica, al centro di una pianura. Ma quale è il momento in cui il Risorgimento si afferma non solo nelle élite culturali e carbonare?  Le Cinque Giornate di Milano, da lì comincia l’epopea milanese, nazionale ed europea. È da quel momento in avanti che la dimensione sociale e umanitaria diventa il prodotto del fermento che va di pari passo con lo sviluppo industriale ed economico. Tutto questo è molto europeo, anzi mitteleuropeo, come intendeva Maria Teresa d’Austria”. La nostra capacità di accogliere e capire il nuovo fa della nostra città la più italiana d’Italia, ha detto Albertini, e l’accoglienza che c’è  stata a Milano all’emigrazione non c’è stata da nessuna parte: “Oggi Milano è quella che vedete, dei grattacieli e della rigenerazione urbana, con 40 miliardi di investimenti dal mondo, e senza avvisi di garanzia,  a City Life ci sono tre torri progettati e realizzate da architetti provenienti da  tre diverse culture: giapponese, statunitense di origine polacco-ebrea, musulmana naturalizzata britannica. Per tutto questo Milano è la città più europea d’Italia e progredirà solo se conserverà la sua identità”.

 

Antonino La Lumia

 

Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, si sente uno di quei milanesi d’adozione che qui hanno trovato la loro strada: “Sono palermitano e sono l’esempio del fatto che Milano consente ampi spazi a chi arriva con valori, voglia di fare e capacità di stare in questo contesto. Milano è l’unico foro in Italia che continua a crescere nei numeri: ogni anno circa mille nuovi avvocati ma è attrattiva anche nei confronti di avvocati che vengono da altri fori. E alle cerimonia di impegno solenne la percentuale di donne è ornai il 60-70 per cento”.
Non esiste in Italia, ha detto La Lumia, una realtà così composita ma al tempo stesso amalgamata. Ma il dato che la differenzia è la capacità di tutti di un equilibrio tra fattori economici e solidarietà, tra apertura e valorizzazione del merito, tra chi ha di più  e chi ha di meno, con la capacità di essere solidali e di valorizzare il merito dando a ciascuno le stesse condizioni di partenza. Parlando della professione forense, La Lumia ha detto che “Oggi la professione forense è già molto diversa da 15 anni fa: vuol dire essere capaci  di interpretare le istanza della società e di mettere i piedi fuori dai confini nazionali. E questa proiezione verso l’Europa è fondamentale:  il futuro Parlamento deve superare le dinamiche un po’ ingessate che non consentono all’Europa di essere un partner all’altezza delle grandi potenze”.

 

Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, ha sottolineato che in Italia si parla molto poco dell’Europa e, soprattutto, c’è una scarsa conoscenza della questione europea: “Milano è la città vocata a parlare dell’Europa: se guardiamo alla sua storia, la nostra città dal 2000 in poi ha attraversato un passaggio epocale, cambiando volto e anima, da città fordista connotata dal grigiore, è passata a essere ricca di coloriture dal punto di vista sociale, artistico e culturale ma anche competitiva e attrattiva dal punto di vista economico”. Milano si trova a confrontarsi con le realtà cittadine competitrici a livello internazionale e in particolare europeo; dalla questione europea dipende il futuro di questa città. “La spinta deriva dalla sua cultura, di cui ci avevano parlato Giorgio Rumi e Montanelli: la milanesità è un  pragmatismo operoso perfettamente in linea con quello che è il fattore ispiratore della politica europea, il senso del risultato, dell’achievement. La stessa Commissione ha parlato nel 2023, nel documento sulla Giustizia, di Europa dei risultati” e Milano è sulla linea del risultato, dallo sviluppo economico al compito di sostenere il sistema fiscale e finanziario del Paese”.
Ma quanto l’Europa ci assiste e favorisce? Si è chiesto Colombo Clerici. “Ci sono situazioni distorte e distorcenti, come l’assegnazione della sede dell’Ema ad Amsterdam invece che a Milano, una cosa vergognosa dal punto di vista economico, morale, e dell’etica politica. Il Qatargate ha poi fatto emergere la lacuna rappresentata dalla mancanza di una giurisdizione penale unionale (accompagnata dalla extraterritorialità) per reati compiuti da esponenti e funzionari europei nell’esercizio delle funzioni: per cui il contenzioso finisce solo davanti alla magistratura belga.

Su altro versante va detto che  le decisioni vengono prese sulla base degli interessi configgenti: lo stesso Prodi ha ammesso che il graduale  spostamento del potere decisionale dalla Commissione al Consiglio Europeo ha portato a snaturare gli equilibri.

Claudio Biscaretti di Ruffia

 

Claudio Biscaretti di Ruffia, docente all’Università di Milano Bicocca e presidente della Federazione nazionale della Proprietà Fondiaria, ha parlato dell’esperienza dello studio legale internazionale di cui fa parte: “Sono venuti a Milano, non in Italia: gli americani non sanno nulla delle elezioni europee e dell’Europa ma a loro interessa il business e lo vengono a fare a Milano”. Ha poi analizzato il sistema elettorale europeo: “Non esiste una completa legge elettorale unica per tutti i Paesi; il sistema è proporzionale dappertutto ma in taluni Stati il collegio è unico e in Italia sono invece più  di uno. Quindi, dato che il milanese è l’elettorato più numeroso, bisogna avere il voto dei milanesi. Differenziate anche le soglie d’accesso, dall’1, 78% al nostro 4 per cento dei voti validi”.
Biscaretti di Ruffia è poi passato alle previsioni: “Ora eleggeremo 720 eurodeputati. Al Parlamento Ue i partiti non sono così compatti come in Italia. Ho fatto una prova: cosa accadrebbe se si votasse il 5 aprile: IL PP aumenterebbe i propri seggi da 172 a 175, i socialisti democratici ne perderebbero 7 e la maggioranza attuale resterebbe ma indebolita, a fronte di un rafforzamento della destra, i conservatori  passerebbero da 64 a 76 seggi e anche il gruppo in cui si riconosce la Lega ma nella realtà non cambierà molto, anche se per la maggioranza sarà più difficile far approvare le norme”.

Nel secondo giro di interventi Albertini, sollecitato da Berni Ferretti, ha elencati i buoni risultati di Milano realizzati nel suo doppio mandato: ”La centrale computerizzata per il controllo del traffico, con 23 milioni di contributi europei; tre depuratori; un termovalorizzatore; la cablatura della città che la ha portata al primo posto in Italia (il valore dell’immobile dotate della fibra ottica sale del 10 per cento); il passante ferroviario, otto stazioni della metro; la cantierizzazione della linea 4, la rigenerazione urbanistica di oltre 11 milioni di aree dismesse con investimenti esteri senza che nessuno pensasse di dover attraversare aree oscure: e Hines mi disse che era proprio questa la motivazione del suo investimento di 2,5 miliardi”.

 

Tavolo dei relatori

La trasformazione del 2000 – ha spiegato Albertini – partiva dalle aree ex industriale, cioè da macerie che erano il quadruplo di  quelle della seconda guerra mondiale.

“Quando Albertini ha iniziato il suo mandato – ha ripreso Colombo Clerici – eravamo appena usciti da Tangentopoli, con una città in piena stasi nei suoi nuclei attivi e produttivi, e la capacità di risorgere ha cancellato i segni del tempo, non così a Roma. Nel resto d’Italia non si sono fatte operazioni come la nostra, con 11 milioni di metri quadrati, il 10% del territorio urbanizzato. Già nel dopoguerra abbiamo dovuto ricostruire 3mila edifici, ha ricordato Colombo Clerici. Che Milano sia una città-stato è testimoniato dal fatto che qui si trovano  sempre le persone che occorre intercettare per operazioni economiche, artistiche o politiche. Ma se non vinciamo la battaglia con l’Europa abbiamo le ali tarpate”.
L’indotto delle istituzioni europee, ha precisato Colombo Clerici, è di miliardi all’anno a Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo, ma da noi nulla, nessuna agenzia, solo quella di Parma, e quella dimezzata di Torino: mancano del tutto le funzioni istituzionali. E ha poi raccontato la vicenda dell’Agenzia del farmaco: “Dopo la Brexit a Londra c’erano l’Eba e l’Ema, la prima è andata a Parigi senza discussione, per la seconda la Commissione era orientata per l’assegnazione a Milano ma il voto è andato in parità e Amsterdam ha vinto per sorteggio. Tuttavia i dossier contenevano una precisa indicazione sulla sede: quella di Amsterdam ufficialmente era pronta mentre non era così e questo è un vizio nella decisione, assunta su un fatto erroneo, un eccesso di potere per sviamento. Così la Corte di Giustizia ha sentenziato che si trattava di una decisione politica e come tale sottratta alla giurisdizione, il che evidenzia una grave lacuna giuridica”. Altro che basi giuridiche e democratiche dell’EU, come pretende di sostenere la Commissione.

Albertini ha richiamato il pragmatismo milanese, la propensione al lavoro e la capacità di superare le difficoltà, tanto più se saprà sempre essere se stessa: “Se andate al Famedio vedrete che la maggior parte dei milanesi illustri non è nato a Milano!”. Mentre La Lumia ha ripreso con una frase di Renan: “L’identità di una nazione ha bisogno di una forte dose di memoria ma anche di una forte dose di oblio, essere cioè capaci di proiettarci verso un futuro che vedo luminoso. Mi sento un euro ottimista ma credo che Milano va evitato che vi sia un nucleo forte e progredito e una periferia senza le stesse potenzialità. Ma dobbiamo evitare di correre il rischio che la solidarietà venga meno, mettendo in primo piano i valori di solidarietà e accoglienza, che poi producono vantaggi per tutti. Questo è il modello Milano”.
Biscaretti di Ruffia ha richiamato l’attenzione sulla possibilità che gli studenti fuori sede possano votare qui e ha sottolineato l’internazionalizzazione della città: “In un recente viaggio in Norvegia e Danimarca non ho pagato un centesimo in contanti e ogni indicazione è anche in inglese, tutto questo deve avvenire anche da noi. Chi viene da noi a studiare o fare business deve trovare corsi in inglese possibilità di muoversi con indicazioni in inglese”.
“L’Unione, ha ripreso Colombo Clerici – si basa su diverse anime e questo andrebbe superato. Come non avvenne quando si dovevano identificare i caratteri identitari comuni e condivisi, basati su valori e principi: il che non accadde quando si parlò della Costituzione europea, con centinaia di riunioni per cinque anni,( ricordiamo anche la mancanza del riferimento alle radici giudaico-cristiane). Allora, il trattato che aveva adottato la Costituzione in Italia è stato ratificato immediatamente ma inutilmente, dato che i referendum in Francia e Olanda la hanno bocciata. E ciò che rimane sono solo gli interessi finanziari dell’UE (codificati con l’istituzione dell’EPPO nel 2021 ): quindi l’antagonismo tra Stati membri e tra Stati e Ue, in quanto mancano ancora i caratteri identitari forti”.

C’è dunque una istanza etico politica cui bisogna dare risposta, colmando queste lacune nell’assetto istituzionale dell’Unione se si vuole che questa sia, come pretende la Commissione Europea, uno Stato di diritto.

Saverio Fossati

 

 

FOTO COVER:  Achille Colombo Clerici e  Gabriele Albertini

 

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Redazione Newsfood.com
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