Parità, Carfagna: “Un grande piano per la conciliazione tra famiglia e lavoro”

Parità, Carfagna: “Un grande piano per la conciliazione tra famiglia e lavoro”

By Redazione

Per conciliare maternità e carriera e far ripartire la natalità in Italia, Mara Carfagna punta sul modello francese. Il Ministro per le Pari opportunità, a Parigi
per il secondo Summit dell’Uguaglianza, organizzato ieri e oggi dalla presidenza francese dell’Unione europea, ha annunciato che, nelle prossime settimane, sottoporrà all’esame
del governo e del Parlamento un “grande piano per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle donne”, sulla linea delle politiche adottate negli ultimi anni in Francia,
definita “il modello al quale mi ispiro”.

Carfagna ha poi attribuito all’assenza di “strumenti di conciliazione” tra vita familiare e professionale delle donne il basso tasso di natalità e di lavoro femminile in Italia,
e ribadito la sua volontà di introdurre in Italia “quelle misure che, in Francia, hanno permesso alle donne di dire un doppio sì’: sì alla maternità,
sì al lavoro”.

Carfagna ha aggiunto di voler importare alcuni provvedimenti già adottati in Francia e che il ministro del Lavoro, delle relazioni sociali, della famiglia e della
solidarietà Xavier Bertrand “si e’ detto disponibile a venire a Roma e a confrontarsi con noi sulle problematiche della conciliazione e sugli strumenti” per realizzarla.

A questo proposito, il Ministro ha annunciato che “è allo studio del ministero la presentazione di una grande legge quadro sulla conciliazione” tra lavoro e famiglia, che possa
da un lato favorire l’occupazione femminile”, poiché è su questo terreno che esistono oggi “le discriminazioni più inacettabili in Italia sul mercato del lavoro:
disparità salariale e disparità occupazionale. Le donne sono occupate meno degli uomini e, a parità di mansioni, sono ancora pagare meno degli uomini”. Il Ministro
ha sottolineato a questo proposito come l’occupazione delle donne “abbia un effetto benefico sulla produzione di ricchezza del Paese”, ragion per cui costituisce “un investimento sul
futuro economico del paese”. Sono per questo già state avviate “le discussioni con il Ministero del Lavoro, con il Sottosegretario alla Famiglia e con il Ministero
dell’Economia”, ha annunciato Carfagna.

Durante una tavola rotonda insieme alle colleghe lussemburghese Marie-Josee Jacobs, spagnola Bibiana Aido, greca Sophia Kalantzakos e francesi Christine Boutin e Valerie Letard, il
Ministro ha poi esposto le misure adottate dall’Italia per rendere effettiva la parità e l’assenza di discriminazioni garantiti dalla Costituzione. In particolare la creazione
del Codice per le pari opportunità (nel 2006), che contiene “undici leggi e 59 articoli, che riguardano la promozione di azioni per promuovere e garantire l’uguaglianza e le pari
opportunità in diversi settori della politica e del sociale”. Il Ministro ha anche ricordato la creazione (lo stesso anno) dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, e
descritto le misure da lei proposte e già adottate o in corso di discussione.

Ispirate alla volontà di “restituire alle donne sicurezza, dignità e libertà”, di “garantire, tutelare e promuovere i diritti dei minori” e di “liberare le donne
dalle nuove forme di schiavitù”, le misure comprendono, ha elencato il Ministro, la creazione del reato di “stalking”, le molestie insistenti e gli atti persecutori rivolti nella
maggior parte dei casi a donne; l’inasprimento delle pene per i reati a sfondo sessuale; la creazione del Garante per l’infanzia e l’adolescenza e le misure contro la prostituzione.

A proposito dei rom, il Ministro ha affermato che “la questione dei rom in Italia è stata sicuramente veicolata in maniera distorta: noi abbiamo intenzione di integrare i rom. E’
una delle grandi sfide che attende l’Europa e quindi anche l’Italia”. “Per integrare i rom, bisogna prima sapere quanti sono”, ha affermato Carfagna, ribadendo quindi la
necessità del censimento avviato dal governo, ricordando che la Commissione europea lo ha considerato “non discriminatorio”, e che il censimento punta a “tutelare i bambini, che
magari sono spinti all’accattonaggio e alla commissione di reati” e “consentire che questi bambini frequentino le scuole, al pari degli altri bambini italiani”.

Sulla possibilità, garantita in diversi Paesi europei, di contrarre matrimonio tra persone delle stesso sesso, Carfagna ha ribadito di essere contraria: “Credo che la famiglia
sia quella fondata sull’unione tra un uomo e una donna, con l’obiettivo di garantire l’ordine l’ordine delle generazioni e la prosecuzione della specie”. “Sono invece d’accordo”, ha
aggiunto, “per garantire gli stessi diritti alle persone omosessuali che decidono di vivere insieme. Non c’è nessuna intenzione da parte mia e del governo di discriminarli”, ha
detto, aggiungendo che il suo ministero ha allo studio “una norma che possa prevedere aggravanti nel caso in cui si commettano atti di violenza soltanto allo scopo di discriminare una
persona per il suo orientamento sessuale. Il matrimonio è un’altra cosa, ma c’è l’intenzione nel governo di garantire agli omosessuali quei diritti che non sono ancora
garantiti, come quello di subentrare nel contratto di locazione, di andare a trovare il partner in ospedale e in carcere”.

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