Ogm, a rischio la purezza delle sementi
2 Aprile 2009
“Il tema della coesistenza tra ogm, colture convenzionali e biologiche apre diverse problematicità relative all’integrità degli ambienti naturali e dei sistemi agrari.”
Così Luca Colombo, ricercatore della Fondazione Diritti Genetici, è intervenuto oggi in Senato in occasione dell’indagine conoscitiva sulle implicazioni che gli organismi
geneticamente modificati hanno sul settore agroalimentare italiano e sulla ricerca scientifica, avviata in sede congiunta dalle Commissioni riunite 7° e 8°.
“L’introduzione di piante transgeniche – ha spiegato Colombo – in particolare quelle a impollinazione aperta come il mais, comporta alcuni seri elementi di preoccupazione sia in relazione
alla purezza delle sementi, pilastro dei sistemi agricoli e sorgente prima di identità genetica, sia alla disseminazione del transgene in forza dell’impollinazione incrociata da campi di
mais GM e dell’uso condiviso delle macchine per la raccolta”. D’altra parte la contaminazione di colture non Gm è già una realtà in Europa, dove si coltiva mais
transgenico. “Vi sono molti studi – ha spiegato Colombo – che documentano la presenza di transgene fino a 1000 metri dalla fonte, e le analisi svolte da alcune istituzioni di ricerca europee
(come l’Agenzia europea per l’ambiente e il Centro comune di ricerca) identificano nel mais una delle colture transgeniche più difficili da contenere a causa dell’alto tasso di
impollinazione incrociata e delle lunghe distanze che il polline può coprire in uno stato vitale”. Colombo ha portato come esempio il caso spagnolo. “In Spagna, il Paese dove si
concentrano le maggiori superfici comunitarie a OGM, il mais Bt sta determinando cambiamenti profondi nelle politiche territoriali e nelle scelte colturali degli agricoltori, sia biologici che
convenzionali; per non correre il rischio di perdere la certificazione biologica, molti agricoltori organici hanno abbandonato la coltivazione di mais con gravi implicazioni sul reddito
aziendale: in Aragona, la regione dove si concentra buona parte delle coltivazioni di mais transgenico spagnolo, l’area destinata al mais biologico si è ridotta del 75% dal 2004 al 2007
a seguito di numerosi casi di contaminazione, inficiando così uno dei settori agrari più dinamici e promettenti in termini di valore aggiunto generato e di gestione sostenibile
dello spazio rurale”.




