Nuova interruzione della trattativa sul prezzo del latte

La riunione del 10 giugno non è servita a sbloccare la trattativa sul prezzo del latte per la Regione Lombardia: l’ennesimo incontro non ha infatti permesso di trovare un’intesa per la
campagna in corso.

«Come ripetiamo da settimane – ha affermato Giuseppe Ambrosi, Presidente di Assolatte – l’industria italiana si trova in una situazione davvero difficile, schiacciata com’è tra le
richieste di forti aumenti da parte del mondo agricolo, la riduzione dei prezzi all’ingrosso della maggior parte dei prodotti, la contrazione dei consumi e le note e legittime preoccupazioni
dei consumatori per l’aumento del costo della vita».

Nonostante queste oggettive difficoltà e nonostante le manifestazioni illecite organizzate da Coldiretti nei giorni scorsi, che hanno provocato danni per centinaia di migliaia di euro
alle nostre imprese – manifestazioni che ci hanno amareggiato e hanno rischiato di compromettere i futuri rapporti di filiera – Assolatte ha dimostrato forte senso di responsabilità ed
investito per la ripresa dei mercati, sedendosi al tavolo delle trattative e proponendo nuovi importanti aumenti agli allevatori.
Durante la trattativa, la delegazione industriale ha offerto agli allevatori lombardi un aumento del 18% rispetto allo scorso anno, garantendo per il periodo gennaio/dicembre 2008 un prezzo
medio di 40,5 centesimi per litro di latte, prezzo a cui si aggiungono i premi qualità, che incidono fino a 3 centesimi, e il premio comunitario di altri 3 centesimi. Per un prezzo
finale percepito dagli allevatori di circa 50 centesimi a litro compresa l’IVA, che viene incamerata dagli agricoltori.

I rappresentanti delle Organizzazioni agricole hanno ritenuto insoddisfacente l’offerta industriale e chiesto un aumento ancora più importante.
L’industria è perfettamente a conoscenza delle difficoltà del mondo agricolo. Per questo, fin dall’inizio, aveva proposto di ancorare il prezzo del latte italiano ad un paniere di
prodotti indicatori del mercato. Ma anche in questo caso non è stato possibile trovare un’intesa con il mondo agricolo.
«La nostra offerta finale – ha concluso Ambrosi – è stata di gran lunga superiore a quanto il mercato riconosce ai nostri prodotti e non ci è assolutamente possibile offrire
di più. Pena la chiusura delle nostre aziende! L’offerta deve ritenersi unica ed irripetibile».
In mancanza di intese, le imprese di trasformazione saranno libere di praticare i prezzi che riterranno più adeguati al mercato, quindi inferiori a quelli offerti in trattativa.

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