Nucleare: i veri costi e le magagne dell'energia dell'atomo

Il nucleare non è una soluzione percorribile per risolvere i problemi di approvvigionamento energetico legati al caro-petrolio e alla necessità di ridurre l’uso delle fonti
fossili per combattere i cambiamenti climatici, le ‘sirene nucleariste’ che in Europa, e in particolare nel nostro Paese, tornano a spingere l’atomo nascondono la verità dei costi di
questa fonte di energia.

“Perché i costi sono la vera questione: produrre energia nucleare è antieconomico – spiega Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente -. Un aspetto su cui si continua
a fare falsa propaganda, spacciando l’atomo come una tra le fonti meno care. Guarda caso negli Stati Uniti, dove i produttori sono tutti privati, non si inaugura un impianto dalla fine degli
anni 70. Il costo di un kWh di elettricità da nucleare deve comprendere anche la chiusura del ciclo del combustibile, lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento delle centrali per
essere considerato reale e competere sul mercato. Chi non lo dice, sa di mentire”.

Per un modello energetico diverso, lunedì 12 novembre Legambiente manifesterà davanti al WEC (World Energy Council) alle ore 9.30 davanti alla Nuova Fiera di Roma (Ingresso Nord)
via Portuense 1555.
Ed è una centrale finlandese, in costruzione sull’isola di Olkiluoto, a mettere in luce gli eterni problemi dell’energia nucleare e la sua non competitività economica nei
confronti delle altre fonti, come gas e carbone. Lo racconta bene Alan Katz in un articolo apparso sull’International Herald Tribune.
In Finlandia è in cantiere uno dei reattori nucleari più potenti del mondo, la cui vicenda riassume bene la contraddizione di cui parliamo. E’ il primo impianto commissionato in
Europa occidentale dall’incidente di Cernobyl del 1986 e ha già sforato di oltre il 25% il budget iniziale di 3 miliardi di euro. Una lunga serie di problemi “tecnici” ne sta
condizionando pesantemente la realizzazione: saldature difettose per le fodere in acciaio del reattore, tubature di raffreddamento inutilizzabili e cemento irregolare nelle fondamenta hanno
fatto slittare i tempi di consegna di almeno 2 anni. Parliamo di una centrale extra-large, per cui è stato fatto uno scavo grande come 55 campi da calcio, in mano alla TVO del gruppo
francese Areva (a capitale pubblico per il 93%). Il primo grande intoppo arriva nell’ottobre del 2005, con l’installazione della piastra di fondazione del reattore: dovevano servire 5 giorni
per versare 12mila metri cubi di cemento, ma la colata era stata pensata per il mese di maggio e quindi la pioggia autunnale compromette il materiale, mentre Areva lavora per completare i
dettagli dei progetti di base e farli approvare. Alla fine la quantità di acqua nel cemento risulta superiore ai livelli permessi dalle norme finlandesi sul nucleare. Un altro problema
è quello legato alla inesperienza di appaltatori che lavorano per un settore che è stato inattivo in gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti per vent’anni.

Insomma, la vera sfida per le imprese private, che oggi nel mondo hanno in mano la commessa del nucleare, è quella di riuscire a mantenere i costi di costruzione sotto controllo: solo in
questo modo è possibile pensare di competere con il gas naturale e il carbone. Ma la necessità di aderire agli standard di sicurezza sempre più severi e la gestione finale
di un reattore, con il problema dello smaltimento delle scorie radioattive e il decommissioning dell’impianto, contribuiscono ad alzare il prezzo.

Costruire una nuova centrale atomica negli USA oggi potrebbe essere il 30% o il 50% più costoso di una centrale a carbone della stessa dimensione, e il margine si allarga per il gas
naturale, che è l’opzione meno costosa. I sostenitori dell’energia nucleare dichiarano che il costo di costruzione più elevato è bilanciato dai minori costi per i
combustibili. Ma anche dopo aver tenuto conto dei vari costi, dalla costruzione e il carburante alla manutenzione, l’elettricità proveniente da una nuova centrale nucleare negli USA nel
2015 sarebbe più costosa del 15% durante la vita del reattore rispetto al gas naturale e del 13% in più rispetto al carbone, secondo le stime del 2007 della U.S. Energy
Information Administration. E allora, forse, “l’industria nucleare ha fornito stime molto ottimistiche dei costi di costruzione, ma non c’è alcuna esperienza che possa confermarli anche
solo approssimativamente”, come ha sostenuto Paul Joskow, Direttore del Centro per la Ricerca sull’Energia e la Politica Ambientale del Massachusetts Institute of Technology.

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