Premio Nobel “Nemico della Pace 2025”: candidati, riflessioni e speranze
24 Dicembre 2025
By Giuseppe
Un encomio al contrario per i lupi travestiti da agnelli che usano la pace come arma impropria per alimentare la loro sete di potere
La guerra moderna non è più nelle arene o sui campi di battaglia; le vittime oggi sono perlopiù civili inermi
Newsfood.com, 24 dicembre 2025
Premio Nobel per la Nemico della Pace
di Giuseppe Danielli
I signori della guerra e quelli che la pace la usano per distruggerla
La guerra moderna non si annuncia più con dichiarazioni solenni.
Si nasconde nel linguaggio.
I veri nemici della pace non sono solo le armi, ma le parole che le rendono accettabili. Chi governa il conflitto sa che dire “guerra” è impopolare; molto meglio parlare di “ordine”, “sicurezza”, “interesse nazionale”.
Per questo Newsfood- NutriMENTE ha istituito il Premio Nobel per la Nemico della Pace: un premio simbolico, ma fin troppo realistico, una “medaglia al contrario ” per chi svuota la pace di significato e la usa come copertura morale della violenza.
Il manuale del guerrafondaio moderno
Le frasi sono quasi sempre le stesse.
“Non avevamo scelta”, “Era necessario”, “È per garantire la pace.”
Parole che preparano i bombardamenti prima ancora dei missili.
I principali candidati al Nobel Nemico della Pace 2025 (con prove a carico)
Vladimir Putin
Il 24 febbraio 2022 giustifica l’invasione dell’Ucraina parlando di “operazione militare speciale” e di “denazificazione”.
Non pronuncia quasi mai la parola guerra.
Eppure, secondo le Nazioni Unite, migliaia di civili uccisi, città rase al suolo, deportazioni forzate di bambini.
Qui la pace è ridotta a sottomissione.
Benjamin Netanyahu
Parla di “autodifesa” mentre Gaza diventa uno dei territori più colpiti e densamente bombardati al mondo.
La sicurezza viene invocata per giustificare una spirale che colpisce soprattutto civili.
La pace, ancora una volta, è promessa futura dopo la distruzione presente.
Donald Trump
Nel 2016 dichiara: “I know more about ISIS than the generals do.”
Minaccia, insulta, banalizza il conflitto.
Non costruisce pace: normalizza la brutalità, trasforma la diplomazia in spettacolo e il linguaggio violento in strumento politico legittimo.
Xi Jinping
Parla di “armonia” e “stabilità”, mentre reprime Hong Kong, cancella diritti nello Xinjiang e militarizza il Mar Cinese Meridionale.
La pace è intesa come assenza di dissenso, non come giustizia. Forse non ci rendiamo conto che lui sta vincendo la sua guerra in Italia, e in tutto il mondo, in modo subdolo, comperandolo silenziosamente… Bar, ristoranti, barberie… una miriade di attività gestite da “schiavi” senza identità, milioni di persone “mai nate”… e senza funerale… Lavorano, lavorano lavorano. E nemmeno possono delinquere!
Bashar al-Assad
Dichiara di difendere la Siria dal terrorismo, mentre utilizza armi chimiche e distrugge il proprio Paese.
Qui la pace coincide con la sopravvivenza del regime.
Questi leader non odiano la pace per errore. La odiano per necessità politica. E’ la loro “dieta” quotidiana che alimenta i loro appetiti di potere.
Perché la Pace –come la Democrazia- è pericolosa per chi detiene il potere
La pace vera:
- riduce la paura, e quindi il controllo delle masse
- smaschera le menzogne
- chiede redistribuzione, non obbedienza
- impone responsabilità, non propaganda
Per questo viene sabotata prima ancora che combattuta. Il paradosso è che tutti parlano di pace ma chi la pratica davvero perde consenso, mentre chi la promette, mentre bombarda, lo rafforza.
I meritevoli silenti, in contrapposizione dei “cattivi” sono coloro che la Pace la praticano, senza usarla come parola
Accanto ai signori della guerra, fortunatamente, esiste un’umanità che la Pace non la proclama, ma la pratica. Non sale sui palchi, non rilascia dichiarazioni, non promette futuri armati. Semplicemente riduce il dolore, ogni giorno.
Sono i medici e gli operatori umanitari di Medici Senza Frontiere, che curano feriti senza chiedere da che parte stiano, lavorando sotto le bombe, nelle epidemie, nei deserti, spesso in silenzio e spesso dimenticati.
Sono le donne e gli uomini di UNICEF, che portano acqua, vaccini, istruzione dove la guerra ha cancellato tutto il resto, ricordandoci che senza bambini protetti non esiste futuro, quindi nemmeno pace.E anche comunità come i City Angels.
Sono insegnanti che tengono aperte scuole improvvisate, agricoltori che coltivano la terra invece di abbandonarla, volontari che ricuciono comunità lacerate dall’odio. Sono anche coloro che difendono il cibo, la terra, gli animali, le piante, perché sanno che non c’è pace dove tutto è sfruttato e distrutto.
Non chiedono premi. Non parlano di pace nei comunicati.
La rendono possibile riducendo ogni giorno le ragioni della guerra.
E forse è proprio questo che li rende invisibili. E indispensabili.
Commento del Direttore
La pace non è un evento né un annuncio: è un lavoro quotidiano, spesso invisibile. Non nasce dalle dichiarazioni dei potenti, ma dalla somma di gesti, concreti quotidiani di ognuno di noi, che riducono disuguaglianze, ricuciono comunità, rispettano persone e territori.
Anche oggi, mentre la parola “pace” viene usata e abusata, esistono uomini e donne che la praticano davvero, senza slogan.
A loro dobbiamo guardare, a loro dobbiamo riconoscere il nostro “Nobel di Pace” anche per alimentare la nostra incrollabile speranza di un mondo migliore.
Giuseppe Danielli, Buon Natale
Articolo della redazione di Newsfood.com, con il supporto di iA per la ricerca e informative
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