NIENTE AUTOVELOX IN MONTAGNA. LORENZINI PROTESTA

«Nelle politiche di prevenzione degli incidenti stradali esiste una pregiudiziale contro la montagna, o siamo di fronte a un atteggiamento punitivo nei confronti dei cittadini che
non hanno votato sindaci allineati con il colore politico di questa maggioranza?». Questa la contestazione di Marino Lorenzini, presidente del Gruppo della Libertà in
Provincia, all’Assessore alla viabilità di Palazzo Malvezzi, Graziano Prantoni.

Lorenzini aveva presentato il 14 maggio scorso un’interrogazione, con la quale chiedeva – visti i buoni risultati ottenuti sulle principali arterie provinciali della pianura (fino al 30% in
meno di infrazioni al codice e una drastica diminuzione degli incidenti) – di autorizzare i comuni ad installare (a loro spese) anche sulle strade montane degli armadietti per autovelox, con il
principale scopo di funzionare da deterrente per le numerose moto che, specialmente nei fine settimana, quando sui versanti appenninici ne transitano quasi 700 al giorno, sfrecciano ad alta
velocità, effettuando delle vere e proprie gare a cronometro, con tanto di mappe distribuite ai biker più esperti, che segnalano le curve più spettacolari
prese ad alta velocità (che ovviamente sono anche le più pericolose).

Le segnalazione dei cittadini, allarmati per questa situazione di continuo pericolo, sono continue, e riportate con una certa frequenza sulla stampa locale, a fianco, purtroppo, delle cronache
di incidenti anche mortali. L’Assessore però – afferma il Presidente del GdL –  dice di «essere in attesa dei nuovi dati di
incidentalità», e avanza dubbi sulla possibilità di trovare tratti idonei ad ospitare gli autovelox, nonostante i sindaci della montagna abbiano
già indicato in quali tratti – rettilinei e in prossimità di centri abitati – installarli. «Quello dell’Assessore – sbotta Lorenzini – è un
atteggiamento falsamente tranquillizzante e ‘impossibilista’. Le sue risposte rivelano un disinteresse profondo per i bisogni della montagna, che non è più
accettabile».

La storia del braccio di ferro fra i Comuni interessati a questo traffico (Monghidoro e Monterenzio in particolare) e la Provincia, ha già diversi precedenti. Tutto comincia nel
giugno del 2006, quando il Comune di Monghidoro (di cui Lorenzini è sindaco) rivolge la prima richiesta ufficiale alla Provincia per ottenere le autorizzazioni necessarie ad
installare le apparecchiature di controllo della velocità. L’Assessore Prantoni risponde che l’autorizzazione dipende dalla Prefettura. Il corpo di polizia del centro appenninico,
allora, rivolge domanda al Prefetto, ottenendo la risposta che, essendo le strade interessate di proprietà della Provincia, toccava a questa di inoltrarla.

Intanto i Comuni cercavano di districarsi dalla miriade di vincoli burocratici che, come in un percorso di guerra, ostacolavano la loro richiesta, dettata dalla semplice rilevazione di un
allarme noto a tutti: stampa e cittadinanza. Le norme, infatti, richiedono: cartografie e documentazioni fotografiche del luogo (neanche si trattasse di costruire una villa con piscina);
analisi statistiche del traffico (che devono comprendere anche «almeno una giornata lavorativa», e chissà poi perché, se lo scopo
è limitare le infrazioni domenicali); analisi statistiche dei sinistri, retrocedenti di almeno cinque anni. Viene poi imposto di indicare «per ciascun
sinistro» quali siano state le cause e le conseguenze patite. Per concludere, non deve mancare una relazione della polizia municipale dove si spieghi perché si hanno
difficoltà a utilizzare «gli ordinari modelli operativi di controllo».

«Alla fine di tutti i rimpalli – conclude Lorenzini – i Comuni della montagna sono ancora punto e a capo, e impotenti come prima. Ma visto che, dove si è voluto, le
difficoltà sono state superate, questo ennesimo rinvio della Provincia a ‘ulteriori studi’ sembra solo l’ennesima prova di un atteggiamento discriminatorio e
arrogante».

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