NEWSFOOD.com intervista il direttore di Veronafiere: “Quale futuro per l'agroalimentare?”

Si è conclusa lo scorso 18 novembre a Veronafiere l’edizione 2007 di Agrifood, la rassegna che in tre giorni ha radunato buyer da oltre 20 Paesi e 5 mila presenze professionali,
“Veronafiere dispone di un know how collaudato nel settore agroalimentare e, con Agrifood, ha completo l’offerta con una rassegna unica nel panorama europeo”, ha dichiarato il condirettore
generale di Veronafiere, Flavio Piva, commentando l’esito della manifestazione.

Alla rassegna, inaugurata dal ministro delle politiche agricole Paolo De Castro, hanno preso parte 250 imprese di medie dimensioni in rappresentanza di molti prodotti dell’eccellenza
agroalimentare italiana. Su 5.000 metri quadrati di superficie espositiva si sono radunati oltre 100 buyer di 20 Paesi invitati direttamente dalla fiera ed hanno avuto luogo 15 workshop e 20
degustazioni mirate fatte dai cuochi dell’Associazione Giovani Ristoratori Europei (JRE) in collaborazione con Horeca Magazine.
Per questa edizione, dunque, Agrifood ha scelto una nuova formula, che si è rivelata vincente: grazie ad una serie di appuntamenti prefissati, i buyer hanno potuto incontrare
direttamente i produttori ed in questo modo è stato possibile chiudere diversi contratti.
Come ha spiegato Tatiana Abramova, della Vladelita Ltd di Krasnoyarsk (che è la capitale di una regione di 10 milioni di abitanti), la sua “società, che importa complessivamente
per 5 milioni di euro l’anno di cui il 10% riferito a prodotti italiani, ha potuto finalmente conoscere la qualità degli alimenti e trovare fornitori diretti, in particolare di diverse
varietà di pasta, salumi, farina per pizza, conserve di pomodoro per la ristorazione”. “Abbiamo anche scoperto nuovi prodotti – ha aggiunto la Abramova – come la mostarda di Mantova,
vari oli extravergine di oliva, olive in salamoia e altri prodotti senza conservanti aggiunti”.
La nuova formula di Agrifood è stata fortemente apprezzata anche da presidente della Crystal Food Import Corporation di Boston, Jhon Ciano, che l’ha trovata di “forte efficacia”
perché ha potuto incontrare “almeno otto nuovi potenziali fornitori di formaggi, prodotti da forno e a base di carne” ed ha potuto “capire la qualità del prodotto” grazie alla
scelta “di far cucinare ai grandi cuochi i prodotti degli espositori”,
Lo stessa grande soddisfazione per l’sito della rassegna è stata espressa anche dalle aziende espositrici, che hanno potuto mostrare la validità dei propri prodotti e stringere
contratti con potenziali acquirenti qualificati in un ambiente organizzato e non caotico.

Il Presidente di Veronafiere, Luigi Castelletti, ci spiega il successo di Agrifood e le necessità per l’agroalimentare italiano.

Dott. Castelletti, l’accordo tra Veronafiere, Fiera di Vicenza e Optimist: cosa prevede e dove porterà?
L’alleanza tra Verona e Vicenza è stata pensata per rafforzare l’integrazione tra le fiere del Veneto. L’accordo sottoscritto dalle due società e da Optimist di Vicenza, detenuta
fino ad oggi per il 51% da Veronafiere e per il 49% da Luciano Coin, ideatore delle manifestazioni «Luxury & Yacht» e «Nautic Show» (a Verona) e «Fly Fishing e
Spinning Show» (a Vicenza), ha l’obiettivo di creare un polo del lusso nazionale nella città berica, capitale dell’oreficeria, e rafforzare il ruolo dell’agroalimentare a Verona
grazie anche alle rassegne vinicole vicentine.
L’intesa, approvata dai consigli di amministrazione dei due enti, prevede lo svolgimento di «Luxury & Yacht» per le edizioni 2008, 2009 e 2010 a Vicenza, le cessione del marchio
del «Salone nazionale del vino novello» a Veronafiere (dal 2008 a Verona), una nuova configurazione azionaria di Optimist – 42.50% delle quote a Veronafiere, 42.50% a Fiera di
Vicenza e il restante 15% a Luciano Coin, che continuerà ad occuparsi dell’organizzazione dell’evento – e il mantenimento della carica di Amministratore Unico della società allo
stesso Coin.
Lo scopo di Verona e Vicenza, che potrebbero coinvolgere in futuro altri centri espostivi, è di contribuire ad una riorganizzazione del comparto, proponendo manifestazioni di
«sistema» per lo sviluppo del tessuto economico nazionale.

Come nasce Agrifood e quale è l’obiettivo della manifestazione?
Veronafiere è leader italiano delle rassegne agroalimentari (Vinitaly, Sol, Fieragricola, Siab, Eurocarne, Acquacoltura): è sembrato perciò naturale offrire agli operatori
della filiera una manifestazione che coprisse la formazione e i servizi alle imprese, necessari per dare alle aziende agroalimentari nazionali le conoscenze e gli strumenti per affrontare
l’internazionalizzazione dei mercati. Formazione e servizi che non sempre sono alla portata economica delle PMI.
Agrifood vuole essere anche la piazza dove discutere ed elaborare le strategie del settore sui mercati esteri, per questo abbiamo commissionato a Nomisma un’indagine sulle prospettive di
sviluppo del Made in Italy agroalimentare, che focalizza i punti di forza e soprattutto di debolezza del modo di esportare e fare promozione sui mercati internazionali.

Ogni due anni Agrifood mette nel piatto diverse novità: cosa prevede per questa edizione?
Innanzi tutto Agrifood da questa edizione, dopo quella del 2005, cambia pelle, diventando una fiera fortemente orientata al B2B, quindi dedicata agli operatori specializzati provenienti da
tutto il mondo.
Anche l’organizzazione è innovativa, con tre saloni in uno per rispondere in maniera organizzata alle varie esigenze degli espositori: Agrifood Expo è la vetrina
espositivo-commerciale della manifestazione; Agrifood Team è il momento formativo dedicato alle imprese grazie ai suoi workshop, mentre Agrifood Show è lo spazio interattivo, dove
i prodotti degli espositori diventano gli ingredienti delle ricette tradizionali o creative degli chef dell’Associazione italiana Giovani Ristoratori Europei (JRE) proposte ai buyers e
operatori presenti alla rassegna.

Quale futuro per l’agroalimentare italiano?
Il futuro delle imprese agroalimentari italiane è nell’export. Fuori dai confini nazionali la congiuntura è favorevole e le opportunità da cogliere per espandere le nostre
esportazioni, grazie alla qualità e all’appeal del made in Italy sono enormi.
L’alternativa alle scelte strategiche di ampio respiro che rilancino la competitività potrebbe essere la chiusura di moltissime aziende piccole e medio-piccole che ancora non sono a
misura di globalizzazione.

Quali sono gli strumenti per migliorare la posizione dell’agroalimentare italiano a livello internazionale?
La promozione ha ancora molto da dire per valorizzare il sistema Italia. Certo servono anche strategie mirate, perché non tutti i prodotti sono uguali e nemmeno i consumatori dei vari
mercati.
Serve poi innovazione di prodotto, che non necessariamente significa discostarsi dalla tradizione agroalimentare che ci ha reso famosi nel mondo, quanto piuttosto offrire servizi. Anche le cure
contro la frammentarietà delle nostre imprese possono essere efficaci, penso ad esempio alla possibilità di concentrare l’offerta di prodotti, ma anche la domanda di servizi delle
aziende.
Tutti temi, questi, trattati nei workshop organizzati all’interno di Agrifood Team.

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