Natale: il “caro-albero” non scoraggia gli italiani. Vince la tradizione
6 Dicembre 2007
Cari, ma anche tanto amati e ricercati, nonostante gli aumenti che variano dal 10 al 15 per cento, gli italiani non rinunciano affatto alla tradizione dell’albero di Natale, quello “vero”, che
ricorda meglio il clima delle feste, e non quello “artificiale” (le cui vendite negli ultimi anni sono andate calando).
In questa settimana, che coincide con la festa dell’Immacolata dell’8 dicembre (giorno in cui per consuetudine moltissime famiglie si dedicano agli addobbi natalizi nelle proprie case), se ne
compreranno più di 7 milioni di esemplari, pari ad una spesa complessiva che si avvicina ai 150 milioni di euro. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la
quale rileva che gli alberi di produzione nazionale in vendita sono oltre il 50 per cento del totale, mentre gli altri provengono dai Paesi del Nord Europa, in particolare dalla Danimarca.
E proprio in Danimarca, maggiore produttrice ed esportatrice europea di questi particolari alberi, si è avuto un aumento generalizzato dei prezzi a causa di una minore produzione.
Elemento -avverte la Cia- comune anche ad altri Paesi, come Germania, Francia e Austria. Quindi, vista l’elevata percentuale di piante che viene importata, e i ritocchi al rialzo operati nel
nostro Paese, gli italiani saranno costretti a sborsare qualche euro in più rispetto allo scorso anno.
Saranno, comunque, 12 milioni le famiglie che rispetteranno, per il prossimo Natale, la tradizione dell’albero. Agli oltre 7 milioni di “veri”, si aggiungeranno -ricorda la Cia- quasi 5 milioni
di “artificiali”. I prezzi per quelli “naturali” di dimensioni normali variano dai 20 ai 50 euro. Ovviamente, il costo cresce se si è in presenza di un albero che supera i due metri di
altezza. Per gli altri, quelli “finti”, si va da un minimo di 10 ad un massimo di 200-250 euro. Quotazioni superiori si hanno per gli alberi di grandi dimensioni e prodotto con materiali
particolari, i cui prezzi possono superare anche i 500 euro.
La Cia rileva che gli abeti prodotti in Italia e destinati all’addobbo natalizio vengono, per la maggior parte, dai vivai (circa l’85 per cento), mentre il restante 15 per cento (cimali o punte
di abete) dalla normale pratica forestale. Questi vengono coltivati in terreni particolari, difficili e collinari proprio per tutelare l’assetto idrogeologico, evitando così frane e
smottanti. Il ricambio è, infatti, continuo.
Ornare un albero nella ricorrenza del Natale ha origini lontane. E’ una tradizione che -conclude la Cia- troviamo in Germania già nel VII secolo. In Italia questa pratica, che
nell’Ottocento era molto sviluppata sia negli Stati Uniti che nei Paesi dell’Europa del Nord, si cominciò a diffondere solo all’inizio del Novecento. ma ebbe la sua massima espansione
soltanto a partire dagli anni Cinquanta.





