“Reverse Made in Italy”, il progetto di Luigi De Falco (H2biz) per esportare i processi delle imprese italiane (intervista)

“Reverse Made in Italy”, il progetto di Luigi De Falco (H2biz) per esportare i processi delle imprese italiane (intervista)

By Giuseppe

Intervista a Luigi De Falco, Presidente del Gruppo H2biz, sul nuovo progetto “Reverse Made in Italy” dedicato all’export. 

Milano, 23 gennaio 2026

Luigi De Falco, lei sa quanto sia importante per le aziende italiane trovare nuovi sbocchi per i propri prodotti. Ci vuole parlare del suo nuovo progetto “Reverse Made in Italy”?
”Reverse Made in Italy” è un progetto che punta a rovesciare il classico schema del Made in Italy, esportando  i processi delle eccellenze italiane e non semplicemente i prodotti. 

Il progetto è nato dalla consapevolezza che lo straordinario bagaglio di competenze delle imprese italiane non sempre viene valorizzato come dovrebbe e prevede la creazione di filiere in grado di esportare processi ad alto valore aggiunto e di garantire alle produzioni estere gli stessi standard qualitativi di quelle italiane.

Questo comporta quindi una garanzia per l’impresa italiana ma anche per il partner estero?
Esportare i processi, oltre a limitare il rischio di contraffazione, consente di acquisire una posizione strategica sui mercati esteri: controllando il processo si controlla il prodotto e, quindi, il mercato.
 Le filiere vengono strutturate in Reti di impresa settoriali, in modo che ogni filiera possa esportare più processi (complementari e non concorrenti). Il modello a Rete consente, inoltre, di usufruire di una serie di vantaggi fiscali e operativi (defiscalizzazione degli investimenti, economie di scala, maggior potere contrattuale). Gli investimenti possono essere anche molto contenuti e diluiti nel tempo.

Il progetto “Reverse Made in Italy” a chi è rivolto?
E’ rivolto alle aziende italiane che sono interessate a conquistare mercati stranieri con i loro prodotti Made in Italy ma si propone anche di valorizzare brevetti e processi inutilizzati dalle manifatture italiane per carenza di fondi e che all’estero potrebbero avere maggiori opportunità di realizzazione.

A quali settori del Made in Italy è rivolto il progetto?
A tutti, non solo a quelli notoriamente classificati come made in italy (design, gastronomia, moda).  Il progetto è aperto a tutte le aziende che hanno processi da esportare. Puntiamo molto su meccanica, meccatronica, nautica, automotive, aerospazio e su quei settori che fanno dell’innovazione la loro stella polare.

 

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