Metti una formica nel motore
5 Dicembre 2007
Il bioetanolo è già noto e impiegato da tempo come fonte alternativa al petrolio per il combustibile, e la sua produzione oggi potrebbe diventare più vantaggioso grazie
alle termiti, nell’apparato digerente di questi insetti alcuni ricercatori del California Istitute of Technology hanno infatti individuato un migliaio di enzimi in grado di degradare la
cellulosa del legno.
Il bioetanolo dallo zucchero – Oggi il bioetanolo viene prodotto attraverso la fermentazione degli zuccheri di substrati vegetali, come mais, canna da zucchero, frumento e barbabietola,
ma il suo costo è decisamente elevato a causa delle enormi quantità di materie prime necessarie, con relative conseguenze ambientali non esattamente vantaggiose.
Il bioetanolo dalla cellulosa – La cellulosa, uno dei principali componenti delle pareti vegetali e quindi disponibile in natura in forma pressoché illimitata, rappresenta invece
un’interessante fonte alternativa per la produzione del biocombustibile. In questo caso, però, il procedimento è assai più complicato, poiché la fase di
fermentazione zuccherina deve essere preceduta dalla scomposizione della molecola di cellulosa nelle singole molecole di glucosio che la compongono, attraverso un processo che richiede
l’intervento di enzimi specializzati. Ed è proprio grazie alla loro microflora batterica intestinale che le termiti sono in grado di digerire in modo efficiente questo polisaccaride.
Il ruolo delle termiti – Da qui l’interesse verso questi insetti xilofagi (che cioè si cibano di legno) da parte di un team di ricerca statunitense che, oltre agli scienziati del
Caltech, vede coinvolti anche esperti del Department of Energy Joint Genome Institute di Walnut Creek e di Verenium, un’azienda del Massachusetts che produce su larga scala enzimi per
biocombustibili.
La ricerca – I ricercatori hanno isolato il Dna dall’apparato digerente di centinaia di esemplari di Nasutitermes corniger (specie tropicale di termite) catturati nelle foreste del
Costarica e, attraverso un approccio di metagenomica (ossia il sequenziamento e l’analisi del genoma di intere comunità microbiche prelevate nello stesso ambiente), hanno identificato e
analizzato porzioni di materiale genetico di numerosi microrganismi che vivono come simbionti nello stomaco di questi insetti. Con questa tecnica è stato possibile individuare circa
mille geni che codificano per enzimi in grado di scindere i carboidrati complessi delle piante, tra cui la cellulosa.
Su questi promettenti enzimi stanno ora lavorando i ricercatori di Verenium per definirne le proprietà funzionali e individuare le combinazioni più efficaci per la produzione di
bioetanolo dalla cellulosa.
Fonte: Galileo





